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Italia, Covid-19: le stime su crescita e debito pubblico


Trascorso un mese dai primi casi di Covid-19 nel Nord Italia e a tre settimane dall'inizio del lock-down, cominciano le prime valutazioni sugli impatti dell’emergenza sull’economia italiana. Le stime ufficiali arriveranno ad aprile, quando l’Istat pubblicherà i dati del primo trimestre 2020. Le misure adottate sino ad ora hanno avuto ripercussioni sul terziario, in particolare sui settori del turismo, servizi, trasporti e professioni.

Un recente studio di Confcommercio lancia l'allarme. Le chiusure potrebbero portare ad un crollo dei consumi di 52 miliardi, con una ripartenza solo ad ottobre. Caduta drastica anche sul versante del sentimento economico a marzo, rilevato dall'indicatore ESI diffuso dalla Commissione UE: il calo più ampio è stato registrato proprio in Italia (-17,6), seguito da Germania (-9,8), Francia (-4,9) Olanda (-4) e Spagna (-3,4), nonostante il sondaggio in molti Paesi sia stato fatto prima del lock-down. Per arginare le perdite, il Governo Conte ha messo mano ai conti pubblici, con misure a sostegno di imprese, lavoratori autonomi e famiglie. A livello europeo si lavora su forme di finanziamento per rispondere alla crisi, con l’ipotesi di un’emissione comune di corona bond da cui è arrivato il sì del vicepresidente della BCE, Luis de Guindos.  

“L’economia italiana avrà una contrazione molto forte”, afferma Monica Defend, global head of research di Amundi. Sulla base di una simulazione realizzata dall’asset manager, le maggiori perdite di fatturato sono concentrate sui settori maggiormente penalizzati (turismo, intrattenimento, trasporti, logistica, vendita al dettaglio), con l’attività economica generale che attualmente si muove all’incirca al 55-60% rispetto alla sua normale portata. “Se assumiamo che le misure maggiormente restrittive durino due mesi, poi seguite da un graduale ritorno alla normalità nei due mesi successivi, l’economia italiana subirebbe secondo le nostre stime una contrazione tra il 5% e il 6% sull’anno”, valuta Monica Defend.

Le previsioni di Schroders il PIL italiano segnalano a -7,7% per il 2020. “L’economia italiana è stata la più duramente colpita ed è anche quella con la stabilità finanziaria più precaria”, spiega Keith Wade, chief economist & strategist dell’asset manager. "Gli ampi cali dell’attività globale portano alla luce debolezze strutturali", analizza lo strategist, "come accaduto a seguito dell’ultima crisi finanziaria globale". Secondo i calcoli di Schroders, la caduta del PIL in Italia sarebbe di oltre un punto percentuale superiore a quella della Germania (-6,5%) con una differenza di due punti rispetto alla media dell’Eurozona.

Wade prevede una ripresa dell’Italia del 8,7% nel 2021 e una generale ripresa europea per l’anno a venire del 7,1%. Interessante notare che la previsione di crescita per l'anno in corso per l’Eurozona prima che scoppiasse la crisi era dello 0,9%. Nel 2021 la stima è del 1,4%, dato che lascia presagire una ripresa a “U” su livelli superiori alle previsioni pre-corona, escludendo dunque uno scenario ad “L”.

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“La forma della ripresa (a V a U a L) è in funzione anche di quanto velocemente l’economia italiana potrà tornare alla normalità e recuperare l’output perduto”, aggiunge Defend. “Ci aspettiamo che parte dell’output perso non sia recuperabile nel breve termine, che quindi non sia una ripresa a V. Quanto profonda e soprattutto lunga sia la pancia della U che invece ci aspettiamo, dipenderà anche dall’efficacia misure fiscali messe a disposizione delle imprese, specie PMI, e delle famiglie italiane, che possano permettere loro di sopravvivere”.

Debito pubblico, che cosa ci aspetta

La precarietà dei conti pubblici italiani è messa in luce anche da uno studio di Agnieszka GehringerFlossbach von Storch Research Institute, sull’evoluzione del rapporto debito/PIL per i Paesi del G7 post coronavirus. In media, i rapporti di indebitamento pubblico sono previsti in aumenti di 22 punti percentuali (contro i 15 punti percentuali tra il 2008 e il 2009). All'interno dell'area dell'euro, il rapporto debito/PIL passerebbe dal 133% al 163% in Italia, dal 96% al 120% in Spagna, dal 99% al 119% in Francia e dal 59% al 98% in Germania.

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Fonte: Elaborazione Flossbach von Storch Research Institute, Macrobond, IMF Fiscal Monitor

Non tutti i Paesi membri dell’Ue godono dello stesso “spazio fiscale” per fronteggiare lo shock economico. Pertanto, secondo Alessandro Tentori, CIO di AXA IM Italia, la risposta di politica fiscale di un paese come l’Italia “potrebbe dover essere calibrata su parametri diversi rispetto a quella di un paese come la Germania”, afferma. In questo senso, uno strumento simmetrico come l’Eurobond potrebbe non essere adatto nel contesto di una forte asimmetria all’interno della zona euro. “Il tema non è Eurobond si o no. Se lo fosse, la risposta sarebbe sempre e solo affermativa. Purtroppo, però c’è una componente non marginale di cui tenere conto: Il tempo scarseggia. Una soluzione veloce, una combinazione di politica monetaria (PEPP) e aiuti mirati per esempio con l’utilizzo del MES, è da preferirsi in questo contesto, anche se il costo politico potrebbe essere alto per i singoli governi", dichiara. 

Ma ci sono anche dubbi sull'entetità della ripresa dopo l'epidemia, per una limitata capacità di rimbalzo delle economie occidentali. Secondo Philippe Waechter, chief economist di Ostrum AM (Natixis IM), "i guadagni di produttività osservati prima di questa crisi erano ovunque bassi e la crescita potenziale molto più bassa rispetto a prima della crisi del 2008. La crescita futura sarà inferiore a quella osservata di recente, poiché lo shock ha determinato un calo degli investimenti delle imprese e quindi una più rapida obsolescenza del capitale produttivo", conclude.

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