ISR, da trend del momento a principio irrinunciabile


Negli ultimi vent’anni gli investimenti socialmente responsabili hanno avuto una crescita esponenziale. I modelli e i criteri di selezione ESG si sono evoluti di pari passo grazie alle nuove tecnologie e alle informazioni più facilmente reperibili nel mercato. “Resta il fatto che è ancora necessaria una regolamentazione a livello europeo, una forma di reportistica uniforme. Spesso i labelling locali si contraddicono tra loro e risulta difficile reperire le stesse informazioni sul mercato”, spiega Isabel Reuss, senior portfolio manager investimenti europei SRI e membro del comitato del team Conviction Strategy di Allianz GI. 

Il processo di selezione degli emittenti è diventato molto più articolato rispetto a un tempo. Per esempio quello di Raiffeisen AM si basa su diversi approcci di investimento sostenibili, come criteri di esclusione, di selezione per convenzioni internazionali, la ricerca i migliori titoli del settore best-in-class. “Inoltre, facciamo attività di engagement con più di 200 imprese ogni anno ed esercitiamo il diritto di voto”, spiega Wolfgang Pinner, CIO sustainable & responsible investments di Raiffeisen AM.

Dialogo continuo

L’azione di engagement partecipativa non si limita al singolo momento assembleare, inteso come esercizio dei diritti di voto connessi alla partecipazione al capitale azionario, ma si sviluppa in un continuo dialogo con gli emittenti nel corso dell’anno. “Si tratta, dunque, di un processo di lungo periodo, che si pone l’obiettivo di condurre le imprese a comportamenti più virtuosi, sostenibili e trasparenti”, spiega Francesca Colombo, responsabile analisi e ricerca di Etica SGR. 

In passato c’erano prevalentemente solo investimenti etici, per poi passare ad investimenti tematici, strategie di esclusione e strategie best-in-class. In ultimo, assistiamo alla nascita di strategie d’integrazione dell’analisi di sostenibilità nel cuore del processo d’investimento. “Essendo un business basato sulla fiducia, credo che il futuro degli investimenti sostenibili sarà direttamente proporzionale a quanto l’industria sarà trasparente nel modo in cui costruisce i prodotti di investimento. Vedo due temi che potranno fare la differenza: il primo è la capacità di utilizzare le informazioni sulla sostenibilità per migliorare il profilo rischio rendimento dei portafogli e il secondo il grado con cui i risparmiatori verranno coinvolti”, spiega Corrado Gaudenzi, responsabile long term sustainable strategies di Eurizon Capital SGR.

Nuovi prodotti ESG

In aggiunta sta crescendo sempre di più l’interesse dei risparmiatori su nuovi prodotti di ISR. Sia la crescita del mercato dei green bond, come ricorda Isabel Reuss, sia la cosiddetta terza dimensione: i social impact. “Una cosa di cui ci siamo resi conto è che spesso un gestore seleziona un’azienda non per criteri ESG, ma perché vuole investire su innovazione e sviluppo. Un’azienda che rimane indietro verrà tagliata fuori dal mercato”, spiega Nicola Trivelli, amministratore delegato di Sella Gestioni SGR. “Un altro concetto che sta entrando con la MiFID II sarà domandare, durante la profilazione del cliente, se è sensibile ai temi della sostenibilità. Questo è un passo importante”. 

È ormai largamente dimostrato che gli investimenti socialmente responsabili non pregiudicano in alcun modo le performance nel medio lungo periodo. “In virtù di questo, noi abbiamo deciso fin dall’inizio, di adottare un benchmark di mercato e non un benchmark etico”, spiega Colombo.

I criteri ESG sono quindi passati da investimenti di tendenza a principi d’investimento irrinunciabili per il futuro dell’industria del risparmio gestito. La ricerca di modelli di crescita sostenibile nel medio lungo periodo non può più prescindere da questi.

“Il target ricercato sono le aziende con fondamentali solidi e un modello di business che abbiano un impatto netto positivo sull’ambiente e sulla qualità di vita delle persone”, conclude Gaudenzi.

Professionisti

Notizie correlate