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Investire nei PIR? Occhio al mis-selling


Commento a cura di Matteo Cassiani, CFA, CIPM - past president CFA Society Italy.

Il successo dei PIR va ricondotto sicuramente al trattamento fiscale agevolato che ha avvicinato i piccoli risparmiatori all’economia reale italiana e all’investimento azionario, adottando un approccio di medio-lungo termine. Le agevolazioni fiscali, infatti, si applicano per un importo massimo investito annuo di 30 mila euro. L’investitore è quindi incentivato a investire in più fasi, avvicinandosi al mercato a più riprese e, quindi, naturalmente mediando i prezzi di acquisto nel tempo. Parallelamente, l’importo massimo dovrebbe limitare il comportamento di investire in maniera poco diversificata il proprio portafoglio: solo una parte, tendenzialmente fino alla soglia massima che consente le agevolazioni, verrebbe investita su questa tipologia di attivi finanziari.

Sicuramente, in una prima fase, il mercato ha risentito di un effetto scarsità: poche aziende quotate, con ridotto flottante, sono state destinatarie di forti volumi di scambi. Ad ogni modo, come emerso anche da un recente evento organizzato da CFA Society Italy con fund manager, analisti e management di piccole-medie imprese quotate, si sta sviluppando un circolo virtuoso che vede una maggior liquidità sul mercato, un focus dei gestori sulla creazione di valore delle aziende nel lungo termine (proprio per la natura dell’investimento e la caratteristica di beneficio fiscale che lo rende poco adatto un atteggiamento ‘mordi e fuggi’ da parte dei sottoscrittori di fondi), maggior ricerca da parte di società di intermediazione mobiliare o di società di gestione (e, quindi, incremento della visibilità delle strategie aziendali di piccole e medie società), miglioramento delle corporate governance aziendali e, infine, possibilità per le aziende di trovare altri canali di finanziamento della loro crescita. Tutto ciò comporta la possibilità di maggior interesse anche da parte degli investitori stranieri, permettendo un continuo miglioramento dei volumi di scambi.

CFA Society Italy raccoglie in Italia circa 400 professionisti che hanno conseguito la certificazione internazionale CFA, un diploma tipicamente necessario per operare all’interno dei principali asset manager globali. Da sempre, tema centrale su cui l’Associazione pone l'accento è quello dell’etica nella finanza, intesa come deontologia professionale che pone l’attenzione sui bisogni e ai vincoli del risparmiatore-investitore al primo posto, con un focus sulla preservazione del suo patrimonio e la sua crescita nel lungo termine, con una particolare attenzione ai costi applicati. Questo va accompagnato dall’attenzione al buon funzionamento del mercato dei capitali, perché il risparmio sia veicolato verso investimenti produttivi per la crescita dell'economia reale.

Alla luce di questa premessa, riteniamo che un punto di forte attenzione sia quello di evitare il cosiddetto ‘mis-selling’: è importante, cioè, che venga spiegato al cliente finale la caratteristica peculiare dell'investimento in PIR, l'attenzione alla maggior volatilità dello stesso (si parla di investire in un universo di piccole e medie imprese, sebbene in maniera diversificata e attraverso strumenti gestiti da professionisti), l'orizzonte temporale di medio termine (almeno 5 anni), così come l'opportunità di investire non in un'unica soluzione.  

Su questo tema, comunque, i dati Assogestioni sembrano dipingere un quadro positivo almeno a livello aggregato: l'investimento medio effettuato risulta infatti pari a 13 mila euro (inferiore, quindi, ai 30 mila euro massimi previsti) e, sebbene attraverso strumenti di successo nel panorama del risparmio gestito italiano, la raccolta dei PIR è stata pari a circa il 10% della raccolta totale dell'anno. Tutti questi dati, quindi, sembrano compatibili con una corretta diversificazione di portafoglio. Se questa è stata effettivamente la modalità di collocamento dei PIR a livello di singolo risparmiatore, l’obiettivo che si era posto con l’introduzione di questo strumento sembra raggiunto e, grazie anche al circolo virtuoso menzionato in precedenza, dovrebbe continuare a consentire la convergenza tra investitori, operatori del risparmio gestito e aziende italiane in forte crescita.

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