Investire in economia reale, cosa frena gli investitori istituzionali


“Poter fornire capitali alle imprese rappresenta un interesse di carattere collettivo”, afferma Innocenzo Cipolletta, presidente di AIFI in occasione di del convegno Capitali previdenti: l’alternativa del private capital. Nell’ultimo anno, i private capital, secondo i dati diffusi da KMPG, ha generato rendimenti molto interessanti che si aggirano attorno al 20%. “Ci troviamo in un contesto economico di tassi bassi e questa è l’unica asset class che offre performance di questo tipo. Naturalmente, bisogna sempre tenere presente che è un'asset class illiquida e contribuiesce all’investimento satellite di portafoglio”, spiega. “D’altro canto, in Italia gli investimenti nei mercati privati da parte di banche e assicurazioni sono ancora molto limitati e bisognerebbe trovare un modo per veicolare la liquidità verso queste asset class”. 

Nunzio Luciano, presidente di Cassa Forense ricorda che anche l’ente rappresenta il mondo delle imprese e dei professionisti: “Siamo a fianco della piccola media imprenditoria: investire nel nostro Paese significa fare gli interessi dei nostri aderenti”. L’impegno di Cassa Forense infatti, si sta concentrando sugli investimenti nei capital privati: “crediamo molto in queste asset class e investiamo una buona parte del portafoglio in private equity e continueremo a farlo. Abbiamo investito anche in altri strumenti che promuovono un impatto sull’economia reale come i PIR e i minibond, in modo da aumentare i livelli di diversificazione”.

Alberto Oliveti, presidente di Adepp ricorda in questo contesto economico è fondamentale il concetto di gestione della volatilità. “A seguito dell’emergenza Coronavirus si sono consolidati trend d’investimento che già si stavano affermando: come quelli nel settore della sanità e delle tematiche legate ai criteri ESG. Pensiamo che per rilanciare il nostro Paese sia importante investire in infrastrutture sia fisiche che sociali. La prossima partita si giocherà sul mondo digital”, spiega. “Infine, chiediamo al governo un trattamento fiscale pari a quello europeo evitando quindi la doppia imposizione per poter giocare la  partita con le stesse regole”.

Giovanni Maggi, presidente di Assofondipensione ribadisce l’importanza di due temi riferiti alla categoria dei fondi negoziali: 

  • Numero di iscritti: al momento ci sono solo 3 milioni di aderenti ai fondi complementare in Italia e il bacino di utenza è molto più ampio. “Mi aspetto che un Paese moderno, favorisca e promuova il risparmio attraverso la previdenza complementare in modo da poter veicolare ulteriori investimenti al supporto dell’economia del Paese;
  • Investimenti in mercati privati: l’asset class sebbene sia illiquida è in linea con l’orizzonte temporale degli investitori istituzionali. “È importante che questi investimenti integrino i criteri ESG nel processo di selezione e mantengano obiettivi di social impact”.
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