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Investimenti sostenibili: come agiscono operatori finanziari e investitori


A cura di Anna Gamba, CFA, Board Member, CFA Society Italy.

Gli investimenti sostenibili e responsabili, ossia che incorporano i fattori ambientali, sociali e di buon governo (“Environmental”, “Social” and “Governance”, o “ESG”), sono oggi in rapida espansione. Negli ultimi anni sta infatti sempre più aumentando sia l’offerta di prodotti sostenibili, che la domanda e l’interesse per tali prodotti, sia da parte di investitori istituzionali, sia da parte di risparmiatori privati. Per questi ultimi, investire secondo questi criteri spesso significa fare delle scelte coerenti non solo con i propri obiettivi di rendimento e di rischio, ma anche con i propri valori e le proprie convinzioni morali.

Se l’aumento di attenzione verso questo tipo di investimenti è sicuramente un fatto positivo, bisogna però fare attenzione, nella scelta di fondi o prodotti denominati “ESG” a che lo siano veramente, e non siano solo utilizzati come strumento di marketing, ossia cercando di far sembrare “ESG” ciò che, ad un’analisi un po' più approfondita, in realtà non lo è.

A tale proposito, si sottolinea che uno dei punti su cui si sta attualmente focalizzando la Commissione Europea, è proprio quello della Tassonomia, ossia creare un “linguaggio comune e condiviso” e un sistema di definizioni e classificazioni di prodotti e servizi in modo che sia più chiaro che cosa si possa definire come “sostenibile” e cosa no.

All’interno del ESG, la E di environment sta acquisendo sempre maggiore importanza. I rischi legati al cambiamento climatico sono stati infatti evidenziati in molte occasioni. Fenomeni climatici estremi sempre più frequenti, ghiacciai che si stanno ritirando, danni agli esseri viventi derivanti dall’inquinamento sempre più palesi (ad es. uno degli ultimi, in ordine cronologico, il ritrovamento di una femmina di capodoglio vicino a Porto Cervo, spiaggiata e nel cui stomaco si sono ritrovati diversi chili di plastica); difficile sostenere che l’uomo non abbia una responsabilità in tutto ciò.

In seguito all’accordo di Parigi del 2015, l’Unione Europea si è impegnata a raggiungere tre obiettivi entro il 2030:

·     ridurre, rispetto ai livelli del 1990, di almeno il 40% le emissioni di gas ad effetto serra;

·     portare al 32% la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili;

·     migliorare l’efficienza energetica di almeno il 32,5%.

Da decenni ormai una gran parte del mondo della finanza ha ben chiari i rischi legati al «climate change» e al progressivo inquinamento del pianeta. Il settore della finanza sta dando una risposta, appunto, tramite prodotti finanziari sostenibili.

Come CFA Society Italy, a fine del 2018 abbiamo pubblicato una “Guida agli investimenti ESG”, in cui, con la collaborazione di una decina di professionisti del settore, abbiamo cercato di dare una panoramica di che cosa siano questo tipo di investimenti, come si sono evoluti nel tempo e come stanno crescendo attualmente, di quali siano le metriche di performance utilizzate, di come sia possibile integrare questi fattori nel value investing, di quanto sia utili pubblicare informazioni non finanziarie e quanto sia importante la governance anche per le piccole imprese italiane, che cosa sia il report di impatto, cosa si intende per gestione del rischi ESG e per engagement

L’associazione CFA institute (associazione no profit che riunisce oltre a 150.000 professionisti degli investimenti a livello globale e che promuove i migliori standard a livello di eticità e professionalità negli investimenti e l’educazione finanziaria continua) ha pubblicato moltissimi report, sondaggi ed articoli sul tema. 

Fra questi, due report fatti in collaborazione con il PRI (Principle for Responsible Investment, iniziativa supportata dalle Nazioni Unite) sul tema della ESG Integration: un report del 2018, dal titolo “Guidance and case studies for ESG Integration: Equities and Fixed Income” (in cui, con la collaborazione di molti gestori di portafogli e di fondi ed analisti finanziari si sono raccolte e condivise le “best practice” utilizzate nell’integrare i fattori ESG nel processo di investimento, in modo che i professionisti del settore possano meglio comprendere questi temi e prendere utili spunti per migliorare il loro metodo di lavoro) e uno del 2019 “ESG Integration in EMEA: Markets , Practices and data”, che fotografa l’attuale “stato dell’arte” in queste regioni.

Da questi due report si evince che:

·     non c’è un unico modo per integrare i fattori ESG, bensì molteplici;

·     la governannce è quello fra i tre fattori ESG che è già integrato dalla maggioranza degli investitori;

·      i fattori environmental e social stanno guadagnando attenzione, ma partono da livelli di integrazione molto più bassi;

·     per ora l’integrazione dei criteri ESG è fatta più in maniera qualitativa che quantitativa;

·      i driver principali della ESG integration derivano dalla domanda finale e dal risk management;

·     le maggiori barriere all’integrazione ESG sono una limitata comprensione delle problematiche ESG e la scarsità di dati significativi e facilmente comparabili.

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