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Greenwood (Invesco): "La debole crescita dei prezzi è dovuta a ragioni di carattere monetario"


A livello globale si assiste a una crescita dell’inflazione molto lenta che non riesce ad arrivare ai target prefissati dalle Banche centrali. Secondo John Greenwood, capo economista di Invesco, “il debole aumento dell’inflazione è da ricondurre alla lenta crescita della moneta e del credito e non è da ricercare nelle riforme fiscali promosse dai governi”. Un incremento della produzione senza una crescita della moneta non crea inflazione.

L'esperto, che ha presentato a Milano l’outlook per il 2018, porta l’esempio delle politiche fiscali di Donald Reagan del 1980, quando a seguito dei tagli fiscali e dell'aumento delle spese militari il tasso inflattivo invece di aumentare diminuì perché la Fed, parallelamente ai provvedimenti promossi da Reagan, aveva fatto una politica restrittiva sul credito e sulla moneta. “Questo, quindi, ci porta a pensare che il credito è una variabile dominante rispetto alle politiche fiscali” sostiene Greenwood. Le determinanti dell’inflazione non sono da ricercare nemmeno nello sviluppo tecnologico. La riduzione del prezzo di determinati beni e servizi portato dal progresso tecnologico, non implica che il valore della moneta cambi, ma si avrà a disposizione del denaro da spendere in modo differente.

Secondo l’economista, “Ci sono buone ragioni per ritenere che l'attuale espansione dell'economia americana sia destinata a protrarsi e potrebbe diventare la fase positiva più lunga della storia finanziaria degli Stati Uniti”. Inoltre in una situazione in cui l’inflazione è sotto ai target ci sarà la possibilità della crescita del ciclo economico. “Se inflazione continua a crescere così lentamente, il nostro 'business cycle' crescerà ancora per qualche anno, anche se in America i tassi stanno salendo,” rassicura Greenwood.

"Rimane ancora la minaccia che la Federal Reserve e le altre Banche centrali possano commettere degli errori sulla strada della normalizzazione, adottando delle linee di politica monetaria troppo rigorosa. In caso di stretta eccessiva, vi è il rischio reale di un rallentamento nel 2018-2019 e di una continuazione di tassi d’inflazione al di sotto dell’obiettivo in molte economie primarie", conclude.

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