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Infrastrutture rinnovabili: fonte inesauribile di energia per portafogli multi-asset


Commento a cura di Mike Brooks, head of Diversified Multi-Asset di Aberdeen Standard Investments. Contenuto sponsorizzato.

Non facciamo più affidamento come un tempo esclusivamente sulle fonti energetiche tradizionali, ma stiamo passando gradualmente a fonti alternative e rinnovabili di energia. Molti governi stanno investendo in energia pulita nel tentativo di contenere gli effetti dei cambiamenti climatici. I Paesi membri dell’Unione Europea, per esempio, hanno dovuto introdurre degli obiettivi specifici per adempiere alla Direttiva sull’energia rinnovabile. Entro il 2020, un quinto dell’energia dell’UE dovrà derivare da tali fonti. 

Tra le forme di energia rinnovabile ci sono le centrali eoliche e solari, gli impianti per la generazione di energia idroelettrica, geotermica e da biomassa, e le tecnologie che sfruttano le onde e le maree. La necessità di reperire i fondi per costruire e mantenere questi impianti ha letteralmente trasformato il settore delle infrastrutture rinnovabili in un’asset class in cui investire. 

A caccia di fondi

I finanziamenti pubblici spesso non forniscono capitali sufficienti a costruire e a mantenere le infrastrutture rinnovabili. Servono dunque finanziamenti privati per sopperire a questa necessità. Il capitale per le nuove centrali eoliche di solito proviene dalle grandi società di servizi di pubblica utilità, mentre le società di sviluppo immobiliare più piccole finanziano le centrali solari. In nessun caso, però, tali organizzazioni detengono la proprietà del prodotto finito nel lungo termine. Per questo entrano in gioco altri investitori, come i fondi infrastrutturali chiusi per le energie rinnovabili. In quanto strumenti che forniscono capitali in via permanente, questi fondi sono particolarmente adatti a investire in impianti con una vita molto lunga.

Diversi fondi di questo tipo sono stati aperti tra il 2013 e il 2014 con l’obiettivo di acquistare centrali solari ed eoliche già in funzione. Il primo fondo a essere lanciato fu Greencoat UK Wind, finanziato dal governo britannico con l’obiettivo di far partire il settore. Tali fondi hanno accumulato finora un patrimonio di circa 5 miliardi di sterline1 e possiedono la maggior parte delle risorse per l’energia rinnovabile nel Regno Unito.

Il rendimento dell’energia

I fondi di infrastrutture rinnovabili si propongono di ottenere un rendimento annuo intorno al 7-9%, compreso un dividend yield tra il 5 e il 6%. Questi rendimenti dipendono dalla combinazione tra i sussidi statali e la vendita di energia alle società di servizi di pubblica utilità. Grazie al flusso di cassa garantito, tali fondi spesso ricorrono al debito per incrementare il rendimento per gli investitori. È frequente trovare un Loan-to-Value ratio (LTV), ovvero un rapporto tra l’ammontare del prestito e il valore del bene acquisito, tra il 30 e il 45%. 

Per esempio, chi investe in impianti solari beneficia di un flusso di ricavi per 25 anni. Circa il 50-60% di tali ricavi dipende dai sussidi governativi. Si tratta di ricavi piuttosto affidabili, che ogni anno aumentano con l’inflazione. Il restante 40-50% deriva dalla vendita di energia alle società elettriche e ai consumatori e sarà dunque sensibile alle variazioni dei prezzi dell’energia. Laddove possibile, tuttavia, i fondi cercano di contenere la volatilità dei prezzi a breve termine ricorrendo a Power Purchase Agreements (PPAs), ovvero contratti di acquisto di energia. Tali contratti danno un discreto grado di certezza in merito al prezzo che un fondo può aspettarsi dalla vendita di energia. 

Anche la quantità di elettricità generata incide sul rendimento e dipende dalla variabilità delle risorse (grado di irradiazione solare, velocità del vento, ecc.), dai costi e dalla performance dell’impianto.

Un contributo alla diversificazione

Le infrastrutture rinnovabili in genere hanno una lunga vita economica e un flusso di ricavi relativamente affidabile. Per quanto non siano del tutto immuni alle oscillazioni dei prezzi dell’energia, i rendimenti non risentono significativamente delle condizioni economiche. Per questo motivo, quando i mercati azionari calano sull’onda dei timori per la crescita economica, gli effetti sui prezzi di questi asset sono minimi. Ciò rappresenta, quindi, un interessante vantaggio in termini di diversificazione.

Recenti sviluppi

Inizialmente questi fondi investivano soprattutto in centrali eoliche e solari con sede nel Regno Unito. Negli ultimi anni hanno diversificato investendo in Irlanda, Francia, Svezia e Australia e a breve sarà possibile anche investire negli Stati Uniti. 

Abbiamo assistito, inoltre, a una diversificazione tecnologica con l’investimento nelle batterie. Questi dispositivi di immagazzinamento potrebbero risolvere un vecchio problema delle centrali solari ed eoliche, consentendo di accumulare energia per poi rilasciarla nella rete elettrica nei momenti di maggiore domanda. Un’altra area di interesse è la produzione di carburante attraverso la digestione anaerobica di materiale organico

A nostro avviso, le infrastrutture rinnovabili possono offrire, ai portafogli multi-asset, un flusso di rendimento interessante a fronte di una buona diversificazione. Resta comunque importante continuare a monitorare i rischi che possono emergere dai diversi sistemi di sussidi applicati all’estero e dalle nuove tecnologie.

1Capitalizzazione di mercato al 16 gennaio 2019. Fonte: Bloomberg.

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