Tags: Europa |

Inflazione, QE e regulation: qualche considerazione


“L’impressione che si ha tornando da Francoforte non è negativa, né per l’economia dell’Eurozona né tantomeno per i mercati”. Con queste parole Alessandro Tentori, CIO AXA Investment Managers Italia, introduce una riflessione sulla politica monetaria della Banca Centrale Europea volta ad approfondire tre tematiche che saranno rilevanti nei prossimi 12 mesi: inflazione, QE e regulation. 

Per quanto riguarda la prima, Tentori afferma che i modelli delle Banche centrali spiegano molto bene i fattori strutturali che determinano la variazione annua dei prezzi: “Purtroppo, negli ultimi dieci anni le economie della zona euro sono state costantemente bombardate da shock imprevedibili che hanno avuto un effetto significativo sull’inflazione" e ai quali vanno aggiunti due fattori altrettanto rilevanti e cioè i flussi migratori e un lento ma inesorabile invecchiamento della popolazione (in particolare in Germania e Italia).

A proposito del Quantitative Easing, l’esperto ricorda che la sua fine è sempre più vicina. “Va comunque precisato che anche dopo un possibile halt agli acquisti di obbligazioni a settembre, la BCE continuerà a reinvestire i bonds in scadenza (circa 175 mld nei prossimi 12 mesi)”, commenta Tentori. “Inoltre, la la Banca centrale ha già cominciato a ridurre gli ammontari in acquisto, senza peraltro dare degli scossoni alla performance delle diverse asset classes europee, almeno per ora”.

È dunque lo stock di bonds, cioè una larga parte delle attività sul bilancio della BCE, e non tanto il flusso netto di acquisti a fare la differenza e questo stock ingente di bonds è destinato a rimanere parcheggiato nella Banca centrale ancora a lungo, "certamente ben oltre la neutralizzazione dei flussi", spiega il CIO di AXA IM.

A sentire Mario Draghi le tre condizioni per lo stop degli acquisti netti sono necessariamente legate all’inflazione: convergenza verso il target, fiducia nella convergenza nel medio periodo e stabilità di tale processo. “A mio avviso”, aggiunge Tentori, “la fiducia nella convergenza verso il 2% di inflazione è aumentata grazie al netto miglioramento delle prospettive macroeconomiche nella zona euro. Rimane, però, una bolla di incertezza legata alla convergenza, che si dimostra più lenta del previsto, e alla stabilità di tale processo”.

Quest’ultima tematica secondo l’esperto va interpretata nel contesto di un’economia globale che è destinata a crescere sopra il potenziale nei prossimi 24 mesi ma che allo stesso tempo fa trasparire alcune avvisaglie di una maturità del ciclo economico. “Maturità del ciclo che in gergo si traduce come rischio di un rallentamento, ça va sans dire”, conclude il responsabile.

Notizie correlate