Inflazione, la vera incognita a cui dare risposta nel lungo termine


Jupiter AM ha dato il via ad un serie di eventi pensati per portare a tutti gli investitori nel mondo le view dell’asset manager in un contesto ancora segnato dalla relativa impossibilità di movimento oltre i confini nazionali, singolarmente considerati.

Primo protagonista, il grande assente della scena macroeconomica globale: l’inflazione. “Tra le sfide portate dalla pandemia da Covid-19”, ha affermato nel corso del saluto iniziale il CEO della casa di gestione Andrew Formica, “molte hanno riguardato aspetti inediti come garantire la continuità del business in una situazione di lockdown globale, che per noi ha significato anche proseguire nell’integrazione delle attività a seguito dell’acquisizione di Merian Global Investors”. “Siamo molto soddisfatti di come siamo stati in grado di portare avanti il rapporto con i nostri clienti in un periodo particolarmente sfidante, così come dei risultati ottenuti”, ha aggiunto, specificando inoltre come gli investitori siano stati aggiornati in maniera costante sulle view dei fund manager su quanto stava accadendo in un momento di forte volatilità dei mercati finanziari. “Alcune delle fondamentali domande, non sono cambiate”, ha completato con riferimento proprio al tema dell’andamento dell’inflazione, definendolo “uno dei più diffici questiti a cui rispondere in questo momento e tra le questioni più rilevanti oggi per tutti clienti”.

Le forze in atto

A conferma dell’importanza del centro della discussione e delle sua portata di lunghissimo periodo, l’intervento di Richard Buxton, head of Strategy UK Alpha di Jupiter AM, ha sottolineato fin da subito uno dei trend più influenti sul movimento dell’inflazione. “Il progresso tecnologico ha stravolto il concetto stesso di costo, in ogni campo”, ha affermato, facendo riferimento d’altro canto ad una dinamica definibile come tradizionale a cui è legato il movimento dell’inflazione. “Risulta per me ancora molto difficile”, ha specificato, “immaginare un movimento di questo parametro slegato dai suoi classici agenti, tra cui primariamente il prezzo delle fonti energetiche”.

“Possiamo affermare”, ha in seguito spiegato Ariel Bezalel, head of Strategy Fixed Income dell’asset manager e gestore del fondo Jupiter Dynamic Bond, prodotto con doppio rating preferito dagli Analisti (A) e Blockbuster (B) FundsPeople per il 2020, “che oggi la deflazione, o assenza di inflazione, sta conquistando il mondo”, aggiungendo demografia e globalizzazione ai trend secolari che influscono su tale dinamica.

“Il 60% dell’area euro è già in piena deflazione”, ha portato come esempio, facendo notare allo stesso tempo come sia necessario mantenere un’alta attenzione ai movimenti più di breve e medio periodo, in modo particolare legati agli specifici effetti della pandemia da coronavirus su singoli settori economici. “In linea generale restiamo convinti del nostro approccio costruttivo ai Treasury statunitensi e ai governatici australiani, mentre in campo corporate dobbiamo tenere in considerazione l’attività delle banche centrali come elemento di contesto generale e i cambiamenti portati da Covid-19 come elemento specifico”.

Tra i settori citati come affetti da pesanti forze deflazionistiche troviamo, per intuitive ragioni, il real estate legato ad attività commerciali, il turismo e il settore aereo. “Ci sono aree”, ha dichiarato Bezalel, “che mostrano invece una ripresa dei prezzi come negli Stati Uniti l’immobiliare residenziale e il settore automobilistico per effetto del cambio di stile di vita portato dalla necessità di diminuire il numero di persone con cui si entra in contatto quotidianamente”.

Tra gli aspetti da monitorare in quanto potenziale fonte di rischio per la ripresa globale, citato tanto dall’head of Strategy Fixed Income quanto da Mark Richards, strategist di Jupiter AM, l’indirizzo preso dagli incentivi fiscali messi in campo dai governi. In un contesto in cui le armi a disposizione della politica monetaria sono in esaurimento, un pericolo, hanno sottolineato gli esperti, è procedere al salvataggio indiscriminato di aziende piuttosto che mettere in atto investimenti orientati alla crescita come quelli infrastrutturali.

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