Indici PMI europei in discesa: cause e conseguenze dei nuovi minimi


Il settore manifatturiero europeo non viveva un momento così complicato dall’ottobre del 2012. Questo quanto emerge dall’elaborazione dell’indice dei direttori d’acquisto (PMI - Purchasing Managers Index) effettuata da IHS Markit che ha fatto segnare nel mese di settembre una flessione dai 47 punti di agosto a 45,7. Con la soglia che divide espansione e recessione fissata a 50 punti, il dato, sebbene in linea se non addirittura superiore alle attese, preoccupa gli analisti tanto per la sua costanza nel tempo, da otto mesi infatti non si registra un valore superiore ai 50 punti, quanto per la portata delle cause che ne sono all’origine.

La riduzione degli ordini relativi alle esportazioni”, afferma Philippe Waechter, chief economist di Ostrum Asset Management, “è il fenomeno più rilevante dell’attuale fase del ciclo economico”. La portata globale del deterioramento della catena del comercio globale innescato dalla contesa commerciale tra USA e Cina resta un punto interrogativo fondamentale per le sorti dell’economia mondiale, con effetti della guerra fredda in atto che pesano sia sui Peasi Sviluppati sia sugli emergenti.

Ostrum AM

 “Le previsioni sul volume degli scambi a livello globale hanno toccato i minimi dal 2009”, sottolinea Waechter, “a testimonianza che il comercio internazionale è stabilmente passato da spinta a freno per la crescita”.

Ostrum AM, Occupazione

“La contrazione del settore manifatturiero è ormai un dato inconfutabile”, prosegue il chief economist di Ostrum Asset Management. “L’unica domanda che possiamo porci”, aggiunge, “è se il settore di servizi sarà in grado di compensare il mancato apporto alla crescita, cosa che storicamente non si è mai verificata”.

J.P. Morgan AM

Per quanto riguarda le conseguenze immediate del rilascio dei dati sugli indici dei direttori d’acquisto, Katherine Alexakis, membro del team Global Investment Research di Goldman Sachs, sottolinea il peso inmediato sul sentiment di mercato, mentre il Global Fixed Income, Currency and Commodities Group di J.P. Morgan Asset Management si concentra sulle prospettive delle Banche centrali. “Dopo lo sconfortante risultato dell’indice PMI dei responsabili degli acquisti di settembre", analizzano da J.P. Morgan Asset Management, “è probabile che la Banca Centrale Europea sia ancor più esplicitamente accomodante”. “Le tensioni commerciali, che sembrano destinate a perdurare nel lungo periodo”, proseguono, “continuano a penalizzare non solo il settore manifatturiero ma l’intera economia”. “Il buonsenso consiglia di non adottare un posizionamento contrario alla politica delle Banche Centrali e sino a che l’orientamento monetario si mantiene espansivo, a nostro parere conviene puntare su un’esposizione di duration strutturalmente lunga”, concludono i membri del Global Fixed Income, Currency and Commodities Group dell’asset manager.

Professionisti
Società

Notizie correlate

Scontro USA-Cina, cosa cambia da un punto di vista strategico?

Nella prima parte della tavola rotonda di Funds People dedicata ai mercati emergenti, vengono analizzati gli impatti della guerra commerciale. Quale approccio adottare da un punto di vista di investimento, nell’analisi di John Malloy (RWC Partners), Carlo Mogni (Investitori SGR), Antonio Peruggini (Fideuram Investimenti SGR), Eoin Donegan (Mediolanum International Funds) e Filippo Valvona (Amundi SGR).