Obbligazionario high yield


A fine settembre, il mercato dell’high yield globale aveva accumulato per quest'anno un rendimento positivo dell'1,13%, in base all'indice di BofA Merril Lynch. Tale comportamento non si è mantenuto nel corso di ottobre, mese in cui il mercato ha perso parte dei profitti accumulati. Nonostante ciò, si tratta del tipo di asset che sta dando maggiori soddisfazioni agli investitori obbligazionari. Ciò è dovuto principalmente al buon andamento del mercato high yield americano, che costituisce una parte molto importante dell'indice globale (in termini di valuta quasi l'81% del mercato). Tuttavia, la sua evoluzione nel corso dell’anno è stata irregolare: durante il primo trimestre, il debito high yield ha sofferto perdite per due mesi di fila, in concomitanza con il  più alto crollo dello S&P 500 da gennaio 2016, man mano che gli investitori assimilavano l'ascesa dei tassi della Fed, dati di crescita globali più lievi, grandi perdite nelle imprese tecnologiche e la minaccia di una scalata nella guerra commerciale con la Cina. L'indice BofA Merril Lynch High Yield Global ha perso un -0,71% in questo periodo e gli spread sono cresciuti dai 349 punti base fino ai 361. In primis è stato il mercato americano ad essere danneggiato, con una caduta del -0,92% rispetto al mercato europeo, che ha perso un -0,41%, entrambi in base agli indici BofA Merril Lynch. Il mercato globale high yield offriva alla fine del primo trimestre dell'anno un 5,68% rispetto al 3,35% in Europa e al 6,3% negli Stati Uniti.

Nel secondo trimestre dell'anno, le obbligazioni globali high yield hanno registrato un andamento negativo e piatto (-0,27%). Tuttavia, dobbiamo distinguere l'andamento del mercato americano da quello europeo. Il mercato globale high yield ha sofferto un ampliamento dei differenziali fino a 399 pb, con uno yield o rendimento offerto da questo mercato che è tornato a salire fino al +6,2%. In questo periodo, al contrario del trimestre anteriore, è stato il mercato europeo a soffrire le maggiori perdite, con cadute superiori al -1%, vittima non solamente dalla retorica della guerra commerciale ma anche dal rischio geopolitico presente in Europa (con l'Italia in testa), che ha portato ad un aumento della volatilità. Da parte sua, il debito ad alto rendimento americano ha ottenuto una redditività positiva del +1%. Se teniamo in considerazione che l'indice ha un peso vicino al 20% nel debito dei mercati emergenti e che quest'ultimo ha sofferto forti perdite nel trimestre, si può spiegare l'andamento sia dell'indice globale sia di determinati fondi in base al loro sovrappeso o sottopeso in questo segmento di mercato. È il caso dei fondi AXA WF Global High Yield Bonds o Aviva Investors Global High Yield, il cui sottopeso nel debito dei mercati emergenti è stato determinante per superare o restare indietro ai rendimenti di altri fondi che invece considerano l'investimento in questi mercati.

Infine, il terzo trimestre dell'anno è stato contrassegnato dal recupero dei mercati high yield a livello globale e, in particolare, del mercato americano. Gli spread si sono contratti fino a raggiungere i minimi del decennio nel mese di settembre, tra ascese nelle yield delle tesorerie americane, un arresto delle tensioni nelle valute dei mercati emergenti, sviluppi positivi nelle relazioni commerciali (a esclusione della Cina), una scalata nel prezzo del petrolio e una minore attività di mercato rispetto alla media. L'indice globale ha ottenuto un rendimento del 2,19% nel periodo, tutto ciò accompagnato da un restringimento negli spread, chiudendo così il trimestre con uno yield molto attraente, intorno al 6%. Il rendimento è stato addirittura migliore se consideriamo l'indice Bloomberg Barclays, che ha ottenuto un 3,35% grazie all'andamento positivo del mercato americano, che ha recuperato un 2,4% nel trimestre. Al tempo stesso, il mercato europeo ha ottenuto profitti positivi dell'1,64%, offrendo agli investitori una resa del 3,73% a fine settembre. In base alla composizione geografica dei fondi che compongono l'universo (il suo maggiore o minore peso nei mercati americano, europeo o emergenti), la sua classificazione settoriale o il suo posizionamento per qualità creditizie, possiamo riscontrare comportamenti molto diversi all'interno dell'universo. Per esempio, i fondi più esposti alle emissioni di peggiore qualità creditizia (CCC) hanno ricevuto una sovracompensazione, trattandosi del segmento con l'andamento migliore durante il corso dell'anno (4,68% rispetto ai B, 1,31%, o BB, -0,88%).

Sebbene la maggioranza dei gestori è cosciente che il ciclo del credito stia arrivando alla fine, nessuno si avventura a predire quando questo inizierà a ribaltarsi, giacché alcuni fattori indicano che questa volta potrebbe essere più esteso di com'è avvenuto in passato. Tutti concordano nel risaltare che, per il momento, i fondamentali non sono una fonte di preoccupazione, le tasse di default si mantengono a livelli storicamente bassi (all'incirca il 2%) e lo yield offerto da questo mercato (6,41% al 21 ottobre) è uno dei più attraenti all'interno del fixed income. Per questo motivo continuano a credere che una buona selezione di emissioni possa essere la chiave per continuare ad ottenere profitti attraenti, malgrado le incertezze geopolitiche o determinati fattori tecnici di mercato che potrebbero irrompere da qui ai prossimi mesi.

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