In Italia manca la figura del selettore di fondi di private markets


L’industria del risparmio è cambiata ed è evoluta molto negli ultimi anni. “Questo non significa però che tutti gli operatori, in particolare quelli esteri, riusciranno a investire in modo efficiente nell’economia reale in Italia”, osserva Marco Rosati, amministratore delegato di Zenit SGR

“Siamo un Paese diverso dagli altri per dimensioni e cultura delle nostre aziende e bisogna conoscere molto bene la psicologia e le prassi dei nostri imprenditori. Inoltre gli importi unitari degli investimenti sono necessariamente ridotti stante le dimensioni medio-piccole delle nostre aziende e molti operatori non trovano efficiente dedicare tempo e fatica per investimenti di importo non rilevante”. Marco Rosati si aspetta quindi un crescente successo dei gestori di nicchia, altamente specializzati. "La nostra industria, le nostre aziende e la nostra economia ne hanno un gran bisogno”.

Federico Marzi, head of Business Development di Fideuram Investimenti SGR, ricorda che gli investimenti nei mercati privati sono una valida alternativa perché consentono di partecipare alla creazione di valore dell’azienda. “Poter contare su uno storico delle performance passate e un consolidato track record è un valore aggiunto, soprattutto in un contesto complesso come quello attuale, caratterizzato da rendimenti attesi ancora più bassi rispetto a qualche anno fa”, spiega. “La parola d’ordine rimane, sempre, la diversificazione dei sottostanti così da poter contare su prodotti che investano in diverse aree geografiche, settoriali e di mercato”.

In Italia manca la figura del selettore di fondi di private market

Non bisogna dimenticare le caratteristiche intrinseche di ogni singolo prodotto di investimento e come tali strumenti vengono gestiti: per esempio molto diverso è parlare di infrastrutture, oppure di private debt. “Per poter proporre questi strumenti bisogna saper gestire i sottostanti, anche indirettamente affidandosi all’expertise di terzi. La difficoltà sta anche nell'asimmetria informativa rispetto a strumenti quotati dato che i private markets sono caratterizzati da uno scambio di informazioni su basi volontarie e bilaterali. È una competenza specifica che in Italia ancora pochi possiedono, anche con riferimento alla selezione dei singoli gestori"spiega Stefano Manservisi, head of Alternative Fixed Income in Generali Investments Partners. Bisogna ricordare però, che c’è stata una crescita significativa del numero di operatori inizialmente attivi nell’ambito del private equity e successivamente in quello del private debt: “lo sviluppo virtuoso di tale mercato richiede quindi competenze specifiche a livello gestionale, di canali distributivi e degli investitori. Bisogna quindi che si formi una cultura di mercato e qui la formazione potrebbe giocare un ruolo fondamentale, anche a livello universitario”. 

Luigi Glarey, head of Corporate Governance di Azimut Libera Impresa SGR, pensa sia già un caso di successo. “In questi mesi i due prodotti che investono in economia reale che abbiamo creato stanno riscuotendo molto interesse e la raccolta è sostenuta”, fa notare. “Siamo riusciti a creare le architetture giuridiche e tecnologiche per poterlo fare. Il tema è saper investire e gestire questi prodotti: al di là della raccolta quindi è fondamentale portare a casa delle performance consistenti, questa è la vera responsabilità della SGR. I risultati si vedranno fra qualche anno ed è importante avere il giusto orizzonte temporale”.

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