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Impatto della riforma fiscale USA sul settore biotech


Commento a cura di Giampaolo Nodari, AD di J. Lamarck.

L'industria farmaceutica nel suo complesso trarrà beneficio dal voto sulla riforma fiscale approvata lo scorso 2 dicembre dal Senato USA. La riduzione generale delle imposte sulle società ed una detrazione fiscale speciale per il denaro rimpatriato dall'estero (la cosidetta 'tax holiday' fissata al 14,5%) dovrebbero vedere le società registrare migliori rendimenti per gli azionisti e generare molta liquidità. Proprio l’aliquota fiscale speciale per il rimpatrio del denaro detenuto all’estero è uno degli aspetti più interessanti per il settore biotech. Il settore farmaceutico e biotecnologico ha un enorme massa di liquidità all'estero, con centinaia di miliardi di dollari conservati fuori dai confini USA. Ovviamente non è da escludere che l'industria farmaceutica impieghi parte di questa liquidità per offrire dividendi più corposi e procedere a programmi di riacquisto di azioni ma è anche probabile che impiegherà una parte significativa di questo denaro per acquisire aziende più piccole ed innovative.

Molte Big Pharma hanno infatti grande bisogno di un'iniezione di nuovi prodotti e le acquisizioni potrebbero rivelarsi un modo molto veloce per dotarsi di prodotti in fase di sviluppo o già commercializzati interessanti e remunerativi. Il passaggio dell'aliquota d'imposta sulle società dal 35% al 21% sarà inoltre un vantaggio per tutte le attività inerenti i flussi di cassa ma potrebbe al contempo avere alcuni impatti negativi sulla ricerca, dato che le imprese in fase di sviluppo impiegano ingenti capitali per far nascere nuovi prodotti. Un'aliquota societaria più bassa significherebbe infatti un minor riporto delle perdite fiscali che le società in fase di sviluppo potranno scontare in futuro anche se, allo stesso tempo, anche le imposte sui loro guadagni futuri saranno ridotte.

Un’altra caratteristica della riforma fiscale è il dimezzamento del credito d'imposta ora disponibile per le società che sviluppano farmaci per il trattamento di malattie rare e farmaci orfani. In precedenza, le società farmaceutiche e biotecnologiche potevano avvalersi di un credito d'imposta del 50% del costo dei test e delle sperimentazioni cliniche mentre la nuova legge è destinata a ridurre questa detrazione al 25%. Se l’attività di M&A ha subito un rallentamento nel corso degli ultimi due anni, nel 2016 per l’incertezza legata alle elezioni presidenziali USA, nel 2017 per l’attesa relativa alla riforma fiscale annunciata dal presidente Trump, le fusioni e acquisizioni potrebbero riprendere a correre nel 2018, minimizzando in tal modo l’impatto delle minori detrazioni consentite. L’interesse delle società più affermate per aziende che sviluppano in particolare farmaci orfani e terapie per malattie rare, infatti, è rimasto sempre vivo. Queste aziende, al contrario, potrebbero trarne addirittura vantaggio in quanto, con la riduzione delle detrazioni sulle sperimentazioni, le Big Pharma potrebbero rivolgersi ancora di più alle acquisizioni per aggiungere trattamenti di malattie rare alla loro gamma prodotti, piuttosto che svilupparle internamente.

In conclusione, per le aziende che stanno entrando in una nuova fase di commercializzazione e per quelle operanti negli ambiti delle malattie rare e cancro, l’impatto della riforma sarà ampiamente positivo. Per quelle in fase di sviluppo, invece, la perdita di alcuni vantaggi fiscali e crediti di imposta meno generosi potrebbero limitare i benefici qualora queste aziende vengano considerate potenziali obiettivi di takeover. Gli acquirenti infatti, sempre attenti agli scudi fiscali che un'acquisizione potrebbe comportare, potrebbero offrire valori più bassi.

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