Il vero campo di confronto? La guerra valutaria


Dopo uno dei migliori inizi d’anno a memoria d’investitore azionario, il tema della volatilità, da tempo praticamente assente sui mercati, è tornata in primo piano. Gli esperti ne parlano in continuazione anche perché la volatilità rende più impegnativa la gestione degli investimenti. Ne è convinto anche Alessandro Allegri, amministratore delegato di Ambrosetti AM SIM, anche se, come spiega, al momento non c’è stata alcuna vera alterazione nella struttura prospettica dei mercati. “In questa fase i risultati di performance riassumono puntualmente i valori in campo; Giappone e area euro hanno presentato le maggiori fragilità registrando nelle scorse settimane discese ben al di sotto dei minimi di gennaio, mentre Stati Uniti ed mercati emergenti hanno evidenziato una capacità di reazione alle vendite decisamente superiore, segno di un buon vigore e di una maggiore voglia di riprendere in breve tempo il terreno perduto”, dice.

“Anche le recenti dinamiche indicano quindi come gli operatori, in questa fase, stiano premiando maggiormente il sostegno da parte dei dati fondamentali come ancora preponderanti rispetto alle valutazioni di prospettiva e a una scommessa sulle attese. Un ulteriore elemento importante in questa fase è certamente legato al fatto che la fuoriuscita di capitali dall’azionario non sia stata corrisposta in nessun modo da alcun incremento, in termini di flussi e performance, a favore di altre variabili finanziarie in particolare di quelle che tipicamente vengono ritenute un solido rifugio”, chiarisce l’esperto.

Nessun effetto 'fly to quality'

Per Allegri quindi nessuno effetto ‘fly to quality’ sta rimescolando le carte in tavola. “Alla negatività delle azioni si affiancano infatti risultati deludenti per l’oro (- 1.99% nel mese) e una pressione in vendita sull’obbligazionario a livello globale, trainata dal significativo rialzo tassi in America (T-Note -0.76% a febbraio). Guardando alle performance, anzi, i numeri spiazzano completamente la visione più tradizionalista mostrando che, in un mese difficile, a comportarsi meglio sono state la borsa brasiliana (+0.52%), quella russa (+0.30%) e i titoli del comparto tecnologico (- 0.34%), strumenti tipicamente considerati non certo difensivi”, precisa il manager.

I mercati insomma stanno ancora prendendo coscienza delle evidenze economiche  e mentre la liquidità aumenta, attendono di capire quale sarà la nuova destinazione degli investimenti nei prossimi mesi. In America “il mercato sconta il naturale e definitivo mutamento della politica monetaria e il ritorno della crescita inflazionistica come elemento cardine su cui far girare il futuro obbligazionario e non solo. In questo contesto quindi la dinamica dei tassi americani vista in questi primi mesi rappresenta con alta probabilità solo il primo passo di un movimento rialzista che ci accompagnerà per molti mesi sebbene nell’immediato le attese siano di un graduale assestamento in quanto risulta improbabile che i tassi riescano a proseguire, fin da subito, con questo ritmo di salita”. Diversa invece la condizione dell’area Euro e del Giappone, “dove i progressi del ciclo economico sono chiaramente in ritardo e dove le tensioni rialziste resteranno mitigate dall’atteggiamento della Banca centrale”, dice Allegri.

Il nervosismo invece, secondo l’AD, permarrà più elevato sul fronte valutario. “L’eccessiva debolezza del dollaro ha sollevato diversi malumori aumentando la tensione fra le banche centrali e facendo tornare caldo il tema della guerra commerciale e valutaria, ora vero campo di confronto fra le economie sviluppate. Le prossime settimane non risolveranno certo la tematica che ha valenze strategiche, tuttavia dovrebbero permettere un graduale riequilibrio e un indebolimento graduale dell’euro”.

Asset class da preferire

Per il manager di Ambrosetti SIM l’impostazione di fondo resta quindi favorevole ai mercati azionari sebbene alle prese con volatilità in aumento, elemento poco gradito in generale ma utile per riallocazioni su eventuali nuove flessioni. E il profilo d’investimento quindi viene mantenuto sull’azionario. “In termini di allocazione si conferma il parziale sottopeso dell’azionario americano a favore di mercati emergenti, di Giappone e area euro mentre a livello settoriale permane il posizionamento su utilities e basic material”, spiega l’esperto. “Sugli strumenti obbligazionari resta prudente l’investimento con alleggerimenti sulle tematiche a spread e sugli emergenti a favore dei governativi in particolare statunitensi. In incremento l’esposizione valutaria extra euro”.

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