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Il valore sociale del private banking


Secondo Salvatore Rossi, DG di Banca d’Italia e presidente di Ivass, bisogna fare anzitutto una riflessione: il soggetto privato deve avere un interesse sociale? "Il valore sociale per definizione deve arrivare dal governo. È il governo che si occupa del pubblico”. Per quanto riguarda il privato, questo interesse non viene meno, ma sicuramente passa in secondo piano. Ma a questo punto come si possono far coincidere le due cose? Un liberale direbbe che perseguendo l’interesse privato si massimizza anche l’interesse pubblico. “Secondo me, l’anello di congiunzione sta nei fatti: negli ultimi 20 anni l’Italia ha accumulato un difetto di offerta. I consumi (la domanda) al contrario, sono cresciuti lasciando invece indietro gli aspetti di efficienza produttiva. Abbiamo un problema di passaggio generazionale e di concentrazione della governance in mano alle famiglie”. Questo assetto societario porta gli imprenditori ad affidarsi alle banche piuttosto che al mercato del private capital.

Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria, pensa che dovremmo recuperare un 'senso di comunità'. “Ci sono diverse criticità in Italia, ma i dati ci mostrano che rimaniamo la seconda potenza manifatturiera in Europa. Il risparmio non è altro che il frutto del lavoro dal dopoguerra ad oggi. Il Paese deve attrarre la ricchezza del mondo per poi investirla nell’economia reale. Per fare questo dobbiamo avere un’industria all’avanguardia (4.0) e dobbiamo lavorare assieme sugli elementi di governance. L’Italia è un Paese povero di materie prime, ma il suo grande tessuto industriale è ciò che ha creato questa ricchezza”.

Andrea Sironi, presidente di Borsa Italiana, crede che questo modello di impresa familiare si stia riducendo. “Ci sono sempre più imprese che si avvicinano al mercato dei capitali e sempre più risparmiatori che ci investono. Un esempio di questo sono i titoli Star che quest'anno hanno sovraperformato il mercato principale. Le famiglie italiane si stanno aprendo ai mercati dei capitali, facendo uso di soluzioni d’investimento private, equity e debt”.

Carmine Di Noia, commissario Consob, fa riflette sulla tiplogia d’investitore che si affida al private banking. “Il risparmiatore affluent investe con un orizzonte temporale più lungo e su attività più rischiose. Di conseguenza è il destinatario adatto per gli investimenti in economia reale. D’altro canto, però, anche il mercato italiano deve essere competitivo. Inoltre, gli investimenti FIA hanno dei limiti d’investimento molto alti (500.000) senza però avere limiti sul livello minimo di educazione finanziaria dell’investitore. Questo dovrebbe far riflettere, in quanto non è importante la grandezza del patrimonio, ma la consapevolezza dei rischi derivanti dall’investimento. Ritengo che dare la possibilità di accesso al mercato private anche a un pubblico retail, ben educato, possa essere un elemento di aiuto per il supporto all’economia reale. E ciò l'hanno dimostrato i PIR”.

Fabio Innocenzi, presidente di AIPB, conclude evidenziando che spesso nel linguaggio comune si confonde il signifcato di prudenza. “Con il termine non si intende il livello di liquidità in portafoglio, ma la diversificazione. Forme di investimento alternative permettono all’investitore di decorrelare il portafoglio e ridurre il rischio complessivo”.

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