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Il valore della sostenibilità: performance o controllo del rischio?


“Il punto principale è la convinzione che nel lungo termine l’impatto sui fondamentali di business di una mancata attenzione nei confronti dei principi ambientali sociali e di governance possa essere fortemente negativa per ogni tipologia di impresa. Partendo da questo punto di vista integriamo l’approccio ESG a tutti i prodotti e a tutte le classi di attivo, differenziando a seconda delle specificità di ogni comparto. Questo aspetto di transizione è anche un luogo di generazione di valore. È attraverso l’engagement con le società e con il progressivo miglioramento che possiamo fornire ai nostri clienti un accesso primario a opportunità di investimento in fase di costituzione.

Ciò significa contribuire attivamente alla concretizzazione del potenziale di upside che siamo in grado di identificare grazie alla nostra struttura di ricerca e ai nostri analisti”.  Secondo Luca Romano, Sustainable Investing associate di Fidelity International, non è necessario operare una scelta univoca in merito ad uno dei dilemmi dell’industria relativamente all’apporto dell’integrazione dei criteri di sostenibilità con l’analisi finanziaria. Il dibattito si è spesso, infatti, concentrato nel comprendere se il rispetto di criteri ambientali, sociali e di governance fosse un fattore più legato alle prospettive di performance oppure al controllo del rischio.

“Sono d’accordo sul fatto che l’analisi quantitativa non sia in grado di cogliere appieno il potenziale degli investimenti sostenibili”, commenta Gaia Resnati, fund selector del team Multimanager Investments & Unit Linked di Eurizon sul tema della modalità di interpretazione più idonea per definire il comparto. “Se guardiamo al profilo rischio rendimento dei fondi così detti sostenibili possiamo identificare un fattore di stile quality e molto spesso anche growth che li accomuna”, analizza. “Certamente l’analisi delle società anche in termini ambientali, sociali e di governance riduce il rischio di eventi di coda e comporta una prospettiva di investimento maggiormente improntata al lungo periodo. È auspicabile che un progressivo avvicinamento di ogni tipologia di investitore, retail e istituzionale, a questi temi porti ad un allineamento del cliente finale con tale orizzonte temporale”, specifica.

Fattori extra-finanziari

“Abbiamo sia clienti che hanno la sensibilità e la competenza per richiedere uno specifico prodotto o approccio così come clienti che manifestano una generica volontà di investire con una specifica attenzione alla sostenibilità senza però entrare in ulteriori dettagli”, rivela sul punto Roberta Rudelli,  responsabile del team di fund selection di Cordusio SIM, fissando l’obiettivo di conoscenza specifica dei bisogni del cliente nel campo della relazione diretta. Tale modalità di interazione introduce elementi ulteriori rispetto a quelli di controllo del rischio e performance, andando a toccare bisogni della clientela che sono collegati, ma trascendono l’ambito specificamente economico. I bisogni della clientela sono anche al centro della piattaforma di consulenza sviluppata da Banca Generali. “

Da inizio anno abbiamo presentato un aggiornamento della nostra piattaforma di investimenti finanziari BG Personal Portfolio, inserendo un sistema di filtri che consentano ai banker di creare portafogli in linea con uno o più dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’agenda ONU 2030", spiega Andrea Florio, head of Market Intelligence di Banca Generali, che aggiunge: "abbiamo lavorato in sinergia con il nostro partner MainStreet per assegnare uno score di sostenibilità ad ogni singolo fondo del nostro universo collocabile e quantificandone un reale impatto in materia di sostenibilità. Riteniamo infatti che una piena comprensione e consapevolezza da parte dell’investitore in merito all’impatto positivo generato da un’allocazione in strumenti sostenibili rappresenti non solo un aspetto tangibile ma anche una chiave importante per fornire materialità ad obiettivi e principi che altrimenti rischierebbero di non essere del tutto percepiti”.

Dove portano le norme

“L’impressione”, fa notare Paolo Biamino, responsabile Strategie, Third Parties & Business di Euromobiliare AM, riportando la discussione nel perimetro del rapporto tra fund selection e gestione, “è che il regolatore stia cercando di spingere la valutazione di sostenibilità verso il risk management”. “Il pericolo è che si arrivi ad una oggettivizzazione del tema, relegandolo ad un’asettica applicazione di punteggi in discordanza con, da un lato la valutazione delle esigenze del cliente, e dall’altro la libertà dei team di gestione nell’utilizzo della propria capacità di identificare le migliori opportunità presenti sul mercato”, aggiunge. “Razionalizzazione e oggettività rischiano di togliere molti degli aspetti migliori e della potenzialità di questo ambito, come ad esempio quello che fa capo all’engagement”, completa.

“Questa tendenza sta, però, progressivamente aumentando, in primis a causa della crescente richiesta da parte dei clienti di strumenti sostenibili”, si dice convinta Natalie Westerbarkey, head of EU Public Policy di Fidelity International. “La proattività oggi riscontrabile dal lato della domanda rende l’investimento sostenibile un’opportunità e non solo un adempimento alla volontà del regolatore”, aggiunge. “Come industria”, analizza nel dettaglio Westerbarkey, “siamo impegnati in un processo di apprendimento continuo relativo tanto alla metodologia di valutazione delle aziende in merito ai criteri ESG quanto alla modalità di allocazione migliore per ottimizzare l’impatto dell’investimento in termini di obiettivi di sostenibilità”. Un movimento evolutivo che unisce dunque sempre di più gli aspetti puramente finanziari ai criteri di sostenibilità e alle esigenze del cliente, determinando in potenza un’opportunità di crescita che coinvolge ogni anello della catena del valore.

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