Il trend dell’industria bancaria italiana


Dai loro massimi assoluti, l’esposizione alle sofferenze (NPE) sembra essere in continua discesa. Tale flessione sembra tuttavia continuare, con stime che raggiungono livelli inferiori ai 150 miliardi di euro nel 2019. Diversi sono stati i progetti che hanno portato le banche italiane a migliorare decisamente il fronte degli NPL (non-performing loan), come la vendita di crediti da 17 miliardi di euro di UniCredit, l’accordo da 24 miliardi sugli NPL garantiti dallo Stato (GACS) di MPS, l’ulteriore vendita di 18 miliardi di NPL da parte delle due banche venete, l’operazione da 10,8 miliardi tra Intesa Sanpaolo Intrum, e così via. 

A tal proposito, Funds People ha intervistato Johann Scholtz, equity analyst di Morningstar, per fare il punto della situazione sul settore bancario italiano. Ma dove si sta dirigendo l’industria? “Mentre le banche italiane hanno fatto bene a ridurre il vasto portafoglio dei relativi NPL, le sofferenze italiane sono ancora significativamente più alte rispetto a quelle di qualsiasi altro Paese dell'UE. Ciò, unito all'attuale incertezza sul bilancio italiano e ai conseguenti maggiori rendimenti sui titoli italiani, rende le banche del Belpaese molto fragili. Le banche e le autorità di regolamentazione italiane hanno tuttavia compiuto progressi significativi nell'affrontare alcuni dei vincoli strutturali risultati in passato problematici. Si distingue tra questi il consolidamento del settoree qualcheriforma del processo di liquidazione”, spiega Scholtz.

L’analista commenta l’impatto del nuovo governo italiano sul settore: “L'aumento proposto del deficit di bilancio ha portato ad un aumento del tasso di interesse al quale i fondi pensione e altri enti finanziari sono pronti a prestare denaro al governo italiano. Ciò è negativo per le banche in quanto porta ad un aumento del costo del proprio finanziamento. Le banche sono anche grandi possessori di titoli di Stato italiani. Il valore di un'obbligazione diminuisce quando i tassi di interesse aumentano. Ciò porterà a perdite per le banche italiane”.

Come in tutte le altre ricerche di Morningstar, Scholtz spiega come la valutazione della società di analisi dipenda dai flussi di cassa che questa si aspetta da una banca nonché dal tasso di sconto utilizzato per valutare tali cash flow. “I fattori chiave di qualsiasi società sono la crescita, la profittabilità e il rischio. Tutto ciò ricade nella nostra valutazione”.

L’importanza del debito sovrano italiano e degli NPL

Da Morningstar ritengono che l'impatto immediato di maggiori rendimenti sui titoli di Stato italiani - un minor valore per la detenzione di titoli di Stato delle banche italiane - sia quindi gestibile. A detta di Scholtz, rendimenti più elevati comportano però anche maggiori costi di finanziamento per le banche, che potrebbero comprimere i margini, e ciò significa anche che il credito disponibile a imprese e individui dovrebbe vedere rallentare/contrarre la propria crescita e potenzialmente portare a maggiori sofferenze. "I non-performing loan sono una considerazione fondamentale nella nostra analisi. Una banca con un rapporto NPL corrente più basso dovrebbe essere meno esposta al rischio di fallimento/dover raccogliere capitali rispetto ad una banca con un livello superiore di NPL", conclude l’esperto.

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