Il sentiment di ricerca del rendimento continua a dominare i mercati


Contributo a cura di Alessandro Allegri, AD di Ambrosetti Asset Management SIM.

Risulta sempre più impegnativo per gli operatori finanziari soppesare il flusso di notizie contrastanti che ruota attorno alla pandemia di Covid-19, soprattutto in relazione agli andamenti circostanti dei mercati finanziari. In un contesto in cui il flusso di informazioni pandemiche, o meglio notizie, risulta discordante, il sentiment di ricerca del rendimento continua a dominare i mercati finanziari. La propensione al rischio continua ad essere sostenuta da dati economici migliori delle attese, dal contesto politico globale agevole e dalle aspettative che saranno evitati nuovi e ampi blocchi. 

Questi elementi hanno certamente giocato a favore dei mercati finanziari che anche ad agosto hanno consegnato risultati positivi su tutti i fronti. Corre molto l’azionario statunitense (+7.01%) con Giappone e Germania allineati mentre crescono meno Inghilterra e Svizzera (circa +1% nel mese). Salgono gli Emergenti (+2.09%) trainati soprattutto dalla parte asiatica (3.09%). Rimane elevata la selettività anche sul lato settoriale: Consumi ciclici e Tecnologia guidano il rialzo allargando ulteriormente lo spread di performance annua maturata verso i temi più in difficoltà (+70% Technology vs Energy e +50% Technology vs Financial). Tra gli investimenti obbligazionari è proseguito il recupero delle componenti più volatili mentre si registra qualche tensione in più sul lato statunitense con flessioni sia per governativi che corporate. Cresce ancora il petrolio (+3.69%) mentre l’Oro resta stabile al di sotto dei massimi storici registrati. Sul fronte valutario si confermano le indicazioni di debolezza del Dollaro (Dollar Index -1.29%) con la valuta Euro in generale apprezzamento. 

Nel complesso i mercati restano dunque positivamente colpiti dalla forza della ripresa su scala globale che va oltre le stime della maggior parte degli economisti, ma risulta ormai palese come l’attività economica, in continua normalizzazione, si sviluppi molto più rapidamente in alcuni settori e paesi rispetto ad altri, creando fortissime divergenze di breve che potrebbero rappresentare anche l’inizio di tendenze strutturate in grado di caratterizzare i mercati in una logica anche ciclica. Con il rallentamento della crescita dell’infezione negli Stati Uniti e sebbene in aumento, non fuori controllo in Europa ed in Asia, è ragionevole aspettarsi che la maggior parte delle nuove restrizioni alla mobilità sarà di tipo localizzato, piuttosto che nazionale. Questo dovrebbe limitare le interruzioni della domanda e consentire quindi una prosecuzione senza troppi intoppi della ripresa delle attività iniziata qualche mese fa. 

La pressione da Covid-19 sul sistema sanitario sembra diventata gestibile nella maggior parte dei paesi sviluppati ed in Asia ed impattano in maniera incoraggiante anche le recenti notizie sullo sviluppo di vaccini. Il livellamento della crescita delle infezioni negli Stati Uniti sostiene la tendenza verso la graduale riapertura dell’economia statunitense e sta consolidando la ripresa della domanda interna. 

In questo contesto, i dati USA più recenti dipingono un quadro piuttosto costruttivo in termini di produzione industriale, vendite al dettaglio e dati sul mercato del lavoro. Tutti segnali positivi anche per le prospettive di domanda aggregata. Anche i dati economici provenienti dall’Europa e, soprattutto, dalla Cina forniscono un importante driver positivo. 

La costante ripresa della domanda cinese dovrebbe aiutare a sostenere la più ampia crescita dei mercati emergenti sui quali si registrano ancora livelli di fiducia bassi tra i consumatori con una ripresa della domanda a forma di V, come avvenuto in Usa, Europa e Cina, che non si sta ancora pienamente concretizzando. 

Le potenziali incertezze ad oggi, dunque, non sembrano arrivare dai dati economici in sé, quanto dagli stessi meccanismi che hanno dato lo start a questa forte ripresa e dagli effetti conseguenti una volta che si saranno ristabiliste le condizioni di equilibrio iniziali, ovvero le politiche monetarie e le capacità di sostegno futuro delle Banche Centrali stesse. Gli interrogativi riguardano le abilità di adattarsi alle nuove tendenze ed ai nuovi paradigmi emergenti. Il Covid ed i suoi effetti dirompenti e non programmati, hanno certamente distratto l’attenzione degli operatori dai temi economici giudicati prioritari fino a qualche tempo prima. Molti stanno scommettendo che, quando la pandemia sarà finita gli snodi da scogliere saranno gli stessi di prima. Nella realtà dei fatti, sempre che il tema Virus possa trovare una risoluzione totale, i cambiamenti rischiano di essere molteplici, profondi e sistemici. Un mondo del lavoro ridisegnato, l’effetto deglobalizzazione e nuovi equilibri nel commercio internazionale porteranno a rivedere alcuni principi-chiave che hanno sostenuto la crescita negli ultimi decenni ed in particolare il connubio tra investimenti finanziati dal debito e cicli di bassa inflazione. In tal senso la Federal Reserve ha già mutato atteggiamento, almeno verbalmente, allargando le maglie restrittive ed introducendo il concetto di inflazione media che fa da preludio a nuovi obiettivi per la stabilità dei prezzi ed una previsione di politica monetaria più espansiva. 

Nell’immediato la parte facile della ripresa è fatta ed il recupero selettivo ed a forma di V di questi mesi verrà messo alla prova nei prossimi. Per gli investitori, l’ambiente rimane incerto, ma un abbondante sostegno della politica monetaria e fiscale dovrebbe continuare a mitigare i rischi di ribasso confermando la validità dell’ordine imprescindibile vigente sui mercati che è quello di mantenere il rischio in un contesto di tassi di interesse bassi il più a lungo possibile come unica alternativa per l’ottenimento di rendimento. Manteniamo per l’inizio di settembre una posizione di rischio moderata. Sul comparto azionario, confermiamo la nostra preferenza per i temi in crescita strutturale come tecnologia e consumi ciclici ribadendo una visione favorevole sulle telecomunicazioni. A livello regionale si confermano gli Stati Uniti con un ruolo neutrale per i mercati Europei. Sul lato bond prevale la diversificazione con rendimento ricercato sui segmenti di mercato a spread in cui la politica monetaria ha, oggi, il maggior impatto. Resta ridotta l’esposizione valutaria. 

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