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Le sorprese che detteranno legge sui mercati nel 2018


Analisi a cura di Marco Piersimoni, senior investment manager di Pictet AM.

Il 2017 è stato su più fronti un anno all’insegna di dati economici positivi oltre le aspettative: una crescita sincrona e al di sopra del potenziale, una sostenuta diminuzione della disoccupazione e utili aziendali in forte crescita. Fatte queste premesse, guardando al 2018, pare difficile sperare in un contesto macro altrettanto positivo, laddove inoltre sembrano delinearsi all’orizzonte le prime avvisaglie di un deterioramento economico. Nel 2018 prevediamo almeno due deviazioni degne di nota rispetto alla narrativa predominante sviluppatasi di recente sui mercati finanziari.

La prima concerne il quadro macroeconomico ed è rappresentata dal probabile ritorno dell’inflazione. Al momento è diffusa la convinzione che il regime cosiddetto Goldilocks, in cui a una crescita solida si unisce un’inflazione molto modesta, possa persistere. Uno scenario, quest’ultimo, ideale affinché tutte le asset class crescano di valore in un contesto di bassa volatilità. Le previsioni del mercato sull’inflazione per gli Usa, per l’area Euro e il Giappone, appaiono concilianti e tracciano un percorso assai graduale verso la normalizzazione. Noi riteniamo, invece, che l’inflazione ritornerà globalmente su livelli normali già nel corso del 2018.

La seconda sorpresa riguarderà la liquidità. Nel 2017, anche in virtù della mancanza di inflazione, le Banche centrali hanno riversato sui mercati una liquidità eccezionale e inattesa: 2,5 trilioni di dollari, rispetto ai 1,3 trilioni del 2016 e al trilione del 2015. Un’anomalia che difficilmente si replicherà nel 2018, per il quale ci aspettiamo un afflusso di soli 500 miliardi di dollari, in chiara inversione di tendenza.

Se combiniamo le due previsioni sopra descritte, la prima conseguenza rilevante sarebbe l’importante impatto negativo sui corsi obbligazionari, che potrebbe manifestarsi anche nell’immediato. Il secondo effetto potrebbe essere il ritorno di un certo livello di volatilità nel comparto azionario, che renderebbe l’asset class nel complesso meno attraente. Questi due elementi portano congiuntamente a un’ulteriore riflessione di sintesi: nel 2018 solo una efficace gestione attiva, con un’ottimale allocazione e dinamicità di portafoglio, potrà fare la differenza e contribuire in maniera rilevante a conseguire una sovra-performance rispetto al mercato. La ricerca del rendimento sarà quindi il principale driver dell’approccio di gestione nel 2018.

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