Il rientro dall’estate dei mercati


L’estate 2017 passerà agli annali per essere stata una delle più tranquille dal punto di vista finanziario. Nonostante alcune tensioni di carattere geopolitico, gli investitori hanno preferito continuare a guardare al contesto di crescita di riferimento. Ci troviamo a vivere, infatti, in una fase di crescita sincronizzata dove a sorprendere positivamente sono soprattutto i dati relativi all’Europa, la cui accelerazione è spinta dai consumi interni, e ai Paesi emergenti, avvantaggiati dalla debolezza del dollaro, dai prezzi contenuti dell’oil e da bassi tassi di interesse a livello globale.

“La crescita sincronizzata è uno dei fattori che induce ad avere atteggiamenti costruttivi anche perché l’inflazione sta manifestando una dinamica più contenuta del previsto”, spiega Andrea Rotti, direttore del team delle gestioni patrimoniali Ersel. “Anche negli USA, dove il mercato è in piena occupazione, non si riesce a raggiungere pienamente il livello target della Banca centrale mentre in Europa i livelli di disoccupazione sono tali per cui l’inflazione ha una dinamica molto contenuta”, aggiunge l’esperto. A far dubitare sulla possibilità di riaccelerazione futura dell’inflazione c’è, poi, il rafforzamento marcato dell’euro.

Un insieme di fattori che porta inevitabilmente a tenere gli occhi puntati sul comportamento delle Banche centrali, artefici di un contesto ancora espansivo. La Fed ridurrà sicuramente la dimensione del proprio bilancio ma sulla progressione dei tassi ha subito una battuta d’arresto (il mercato, ormai, prezza a fatica un ulteriore rialzo da qui alla fine dell’anno). Per quanto riguarda la BCE, Mario Draghi ha confermato che darà al mercato indicazioni sulla riduzione dello stimolo quantitativo ma per quanto riguarda la politica di rialzo dei tassi bisognerà aspettare la prima metà del 2019.

Strategia di asset allocation

“Tutto questo porta a raccontare una politica di gestione dei portafogli che rimane sostanzialmente pro ciclica”, spiega Rotti. “Nei nostri portafogli abbiamo assecondato il contesto economico di riferimento e abbiamo quote azionarie piene”. Per la casa di gestione, infatti, l’asset class da preferire rimane l’equity. “Abbiamo anche riorientato gli investimenti maggiormente sull’Europa e sui mercati emergenti a discapito degli USA che offrono valutazioni più elevate”.

L’esperto sottolinea che sulle valutazioni pesa la dinamica della crescita degli utili che quest’anno, a differenza di altri dove gli analisti sono stati costretti a ricredersi in itinere, è finalmente credibile. “In Europa potremmo finalmente avere una crescita aggregata di circa il 10%, sostenuta da dinamiche di consumo interno, e che risulterebbe la più tonica da un po’ di tempo a questa parte”.

Sul fronte obbligazionario la politica di gestione di Ersel resta scettica sulla durata finanziaria. “Abbiamo portafogli poco esposti alla durata, in particolare in Europa, dove riteniamo che il governativo europeo sia un’asset class con valutazioni non adeguate. Manteniamo posizioni sul credito - soprattutto sull’high yield europeo - e sui mercati emergenti (soprattutto quelli in valuta locale perché i tassi reali sono particolarmente interessanti)”, afferma Rotti. In sostituzione di parte dell’esposizione obbligazionaria, da Ersel hanno aggiunto una componente d’investimento alternativa di strategie total return, caratterizzate storicamente da una minore direzionalità rispetto alle attività finanziarie classiche.

E l’Italia?

Sulla situazione italiana in particolare si sofferma, invece, Marco Nascimbene, gestore del fondo Fondersel PMI. Secondo l’esperto, gli aspetti positivi da considerare allo stato attuale sono da ricercare nei dati di crescita economica, che dopo tanti anni stanno stupendo al rialzo, e dalla ripresa dei flussi di investimento soprattutto sulle società a media e piccola capitalizzazione.

Tra gli aspetti che potrebbero generare più preoccupazione e, conseguentemente, prudenza nei prossimi mesi, vi sono ancora i rischi esogeni derivanti dalle tensioni politiche (si veda la situazione della Corea del Nord), mentre a livello domestico, seppur meno imminenti, le preoccupazioni sul fronte politico in vista delle prossime elezioni italiane (che si terranno nella primavera del 2018).

L’esperto si sofferma, poi, sui settori che la società ritiene interessanti per il nostro mercato. Tra questi vi è sicuramente quello industriale “perché beneficia dell’andamento positivo dell’economia europea ed italiana”, quello dei consumi e quello bancario. Proprio riguardo a quest’ultimo, Nascimbene spiega che “nel corso di quest’anno si sta ponendo soluzione ai dossier più problematici e a livello di fondamentali del settore, stiamo assistendo a un calo dei nuovi crediti in sofferenza”. L’esperto sottolinea che i bilanci delle maggiori banche quotate sono più in ordine e, anche se la redditività latita per i bassi tassi di interesse, ci sono le basi per un recupero duraturo.

A livello di valutazioni, Ersel mantiene una visione prudente sulle utility. Sul settore petrolifero i titoli continuano ad essere penalizzati dai bassi prezzi del petrolio e le principali possibilità interessanti si scorgono nel settore dei servizi petroliferi.

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