Il punto della situazione sul mercato dei cambi


Commento a cura di Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte SIM.

Euro Dollaro

Il recente deprezzamento del dollaro è frutto di diversi fattori che hanno influenzato il suo andamento. In primis il maggior ottimismo di Draghi sul tema inflazione tale da rinvigorire attesa di primo rialzo Fed a fine 2019, il restringimento dello spread italiano e infine le posizioni nette lunghe di euro fortemente ridimensionate da parte della componente speculativa. La dinamica dell’euro potrebbe anche essere anticipatoria di nuovi flussi in entrata in area euro sia sul fronte bond sia sul fronte equity. Tali indicazioni insieme alla conferma dell’approccio graduale della Fed, lasciano ipotizzare la possibilità che l’euro possa rimanere nel range 1,14/1,1850 ad ottobre. La parte bassa del range potrebbe essere toccata tra fine ottobre e novembre, nel caso di scontro con la Ue durante il processo di approvazione della legge di bilancio italiana, mentre la parte alta potrebbe nuovamente essere testata quando emergeranno segnali di rallentamento dell’economia USA (più realisticamente ad inizio 2019). L’euro potrebbe però ritornare in area 1,10/1,12 a pochi mesi dalle elezioni europee di maggio 2019, soprattutto se nel frattempo le posizioni speculative nette lunghe di euro si saranno riposizionate su livelli storicamente molto elevati.

Dollaro Yuan

Il forte deprezzamento dello yuan emerso da aprile in avanti ha rappresentato una delle misure ritorsive da parte della Cina in risposta ai dazi preannunciati e poi implementati dagli Usa. L’area 6,85/6,90 rappresenta un equilibrio che tiene conto anche dell’ipotesi che l’aliquota dei dazi Usa sui 200Mld$ di beni importati dalla Cina possa passare dal 10 al 25%, come già annunciato dall’amministrazione Trump a partire dal prossimo gennaio. Di conseguenza al momento un ulteriore deprezzamento dello yuan oltre quota 6,90 appare improbabile.

La forte svalutazione delle valute emergenti è stata frutto di un mix di fattori contestuali ma specifici dei singoli paesi, emersi anche quando il dollaro ha arrestato la fase di apprezzamento invertendo anzi la rotta nel corso del mese di settembre. Si veda ad esempio il caso della crisi argentina, le tensioni pre elettorali in Brasile, le frizioni tra Turchia ed Usa oltre che tra Sud Africa ed Usa. Alcuni di tali fattori sono in via di risoluzione (ad esempio per l’Argentina è pressoché certo l’incremento della linea di credito da parte del FMI) e/o si sta avvicinando il momento di un evento in precedenza temuto, come nel caso delle elezioni brasiliane del 7 e 28 ottobre. Nel frattempo, lo spread dei bond emergenti in Usd ha già iniziato a ridimensionarsi, come segnalato dall’indice Embi+ spread, tornato sotto i 400pb dopo le punte massime in prossimità di area 450pb. In estrema sintesi, nelle prossime settimane è possibile ipotizzare un rientro dell’eccesso di tensioni sulle valute emergenti, nell’ipotesi in cui non si verifichi un marcato trend di apprezzamento del dollaro e dopo la conferma dell’approccio graduale da parte della Fed.

Brexit e sterlina

L’esito finale sul tema Brexit appare ancora alquanto incerto. Da un’iniziale ipotesi di un accordo blando con maggiori dettagli da elaborare nei prossimi due anni, si è passato all’ipotesi opposta di no deal. Nel frattempo le posizioni speculative nette corte di sterlina vs Usd continuano a stazionare su livelli molto vicini ai massimi storici, lasciando pertanto aperta la porta a movimenti rapidi di apprezzamento della sterlina.

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