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Il prezzo da pagare per l’uso scorretto dei fondi


Gli investitori spesso non utilizzano al meglio i fondi comuni, o almeno non ne traggono tutti i benefici possibili. Questo è un fenomeno diffuso. Non importa il Paese o la categoria di prodotto su cui si effettua l’analisi. I rendimenti indicati nella scheda del fondo non corrispondono sempre a quelli effettivamente ottenuti dai clienti. 

Ci sono fondi che hanno generato risultati positivi e, tuttavia, la maggioranza dei loro sottoscrittori è in negativo. Il motivo per cui questo accade? Gli investitori spesso azzerrano il valore del fondo facendo market timing, e questo in generale causa un ritorno inferiore a quello totale, in quanto gli investitori tendono ad acquistare un fondo quando è in rialzo e a venderlo quando già ha perso valore. Morningstar ha analizzato questo comportamento nella sua relazione “Mind the Gap 2017”, dove si  misurano i risultati ottenuti dagli investitori e quelli assoluti dei fondi. Lo studio prende in esame i prodotti domiciliati in Lussemburgo, USA, Regno Unito, Australia, Canada, Hong Kong, Singapore, Corea e Taiwan. 

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L’analisi è stata svolta sulle principali asset class a lungo termine e a livello di singole categorie con orizzonte temporale di cinque anni, utilizzando la metodologia del Morningstar Investor return. Si confronta il ritorno assoluto, ottenuto comprando un prodotto il primo gennaio e fino alla fine del periodo (ad esempio 31 dicembre), con il rendimento che si ha entrando e uscendo più volte nello stesso intervallo temporale, entrambi ponderati per il patrimonio. Ciò riflette come gli investitori sono stati opportunistici con il loro capitale.

Un taglio sostanziale

Se prendiamo la media ponderata per asset dei fondi domiciliati in Lussemburgo, si osserva che il taglio del rendimento negli ultimi dieci anni è stato di 74 punti base. Negli Stati Uniti il divario è di 37. La buona notizia è che in entrambi i casi la differenza si sta riducendo. Tuttavia, le cifre nascondono una dispersione importante. In alcune categorie, infatti, la differenza è molto più alta.

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Nell’equity e nella gestione alternativa, il divario tra il rendimento totale generato dai gestori e quello ottenuto dagli investitori è maggiore, rispettivamente di 153 e 112 punti base. Nei fondi a reddito fisso, invece, la differenza è molto inferiore (appena 27 punti base). La spiegazione di questo fenomeno sta nel fatto che l’investitore tende a mantenere più tempo nel portafoglio i fondi che hanno meno volatilità rispetto a quelli che comportano un rischio maggiore. 

Investimento sistematico 

Un’altra delle conclusioni dello studio è che gli investitori ottengono risultati migliori utilizzando programmi di investimento sistematici e anche selezionando fondi a basso costo. “Contributi regolari a piani di risparmio sistematici e riequilibrio automatico sono fondamentali per generare rendimenti positivi per gli investitori in Paesi come Australia, Corea del Sud e Stati Uniti”, afferma Russell Kinnel, direttore di analisi  di Morningstar. 

“Inoltre, dato che i piani di risparmio offrono sempre più un’opzione di investimento automatico, gli investitori stanno ottenendo maggior accesso a fondi a basso costo. Le nostre analisi mostrano che quando vengono classificati per costo, i fondi meno cari generano, normalmente  rendimenti migliori per gli investitori, un trend emergente in Lussemburgo e negli Stati Uniti”, sottolinea l’esperto.

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Quando si parla di prodotti a basso costo, Morningstar si riferisce principalmente a fondi indicizzati. Il gap tra i rendimenti offerti da questi prodotti e quelli ottenuti dai sottoscrittori è molto più stretto. La società di analisi attribuisce questo risultato al fatto che questi prodotti hanno registrato negli ultimi cinque anni una minore volatilità e anche all’utilizzo strategico che gli investitori ne fanno nei loro portafogli.

Meglio non fare niente

La cosa strana è che gli investitori acquistano buoni fondi. I flussi mostrano che, anno dopo anno, le entrate  si registrano nei prodotti con quattro o cinque stelle Morningstar e i rimborsi dai fondi con un rating inferiore, il che mostra un crescente bisogno dei clienti di cercare strategie di qualità. Il problema è che gli investitori comprano e vendono nel momento sbagliato. Generalmente, acquistano quando aumenta il loro valore e vendono quando diminuisce. Cercare di fare market timing è un errore. Se ci si fida del gestore e del fondo che è stato acquistato, è meglio non toccare troppo il portafoglio per generare una redditività superiore a lungo termine. È dimostrato che essere fedeli a questo criterio consente di generare migliori rendimenti. 

Il portafoglio Morningstar ‘Do Nothing Portfolio’ indica cosa sarebbe successo se gli investitori non avessero toccato i loro portafogli negli ultimi cinque anni, il che consente di isolare le modifiche effettuate nel periodo analizzato confrontando la redditività tipica degli investitori con il portafoglio Do Nothing. 

Questa misura ha mostrato un comportamento eterogeneo a livello mondiale, ma ha fatto sorprendentemente bene negli Stati Uniti, dove il portafoglio ponderato per gli  asset che lo componevano all’inizio del periodo di analisi ha generato rendimenti che superano sia  quelli ottenuti dagli investitori sia la media semplice dei rendimenti registrati da ogni classe di attività. 

Ad esempio, il rendimento medio degli investitori in fondi azionari negli ultimi cinque anni (a fine 2016) è stato del 4,36%, inferiore a quello totale (+5,15% in media nello stesso periodo). Nel segmento del reddito fisso, le performance sono state rispettivamente del 2,99% e del 3,72%, differenza che è ancora più significativa se si considerano i bassi ritorni di questa asset class. Se si mettono insieme tutti i fondi, il risultato medio per un sottoscrittore è stato del 3,96% contro il 4,33% totale.

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