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Il portafoglio modello di UBS Wealth Management


I clienti HNWI di UBS Wealth Management mirano non solo a preservare il loro patrimonio, e di solito la loro sensibilità alle perdite è maggiore rispetto a quella per i guadagni, ma guardano anche alla propria famiglia e, essendo perlopiù imprenditori, alla propria impresa. Diviene dunque una priorità offrire un servizio a 360 gradi, che tenga conto di ogni valutazione sul patrimonio, dalle operazioni societarie, all’efficientamento fiscale, oltre ad una buona allocazione delle risorse in base al profilo di rischio. A spiegarcelo è Paolo Federici, Market head di UBS Wealth Management.

Questa view ha cambiato il modo di approcciarsi alla clientela da parte del wealth manager svizzero, non si costruisce più il portafoglio sulla base dei singoli prodotti ma si ragiona per progetti. “Ubs offre una gamma di soluzioni completa. In base al profilo di rischio del cliente, organizziamo i portafogli in maniera coerente con un certo orizzonte temporale e con gli obiettivi del cliente, seguendo determinati concetti di liquidity, longevity e legacy. Il portafoglio deve servire a degli scopi, in funzione di ciò ragioniamo poi su come investire. Solo in un secondo momento entreranno in gioco i prodotti, che potranno essere polizze assicurative, deleghe di gestione o advisory. Per chi ricerca i criteri ESG abbiamo inoltre messo a disposizione soluzioni customizzabili, che precedentemente erano dedicate esclusivamente a patrimoni superiori ai 10 milioni”, spiega il manager.

L’asset allocation

La risposta alle esigenze di ciascun cliente avviene tramite un perfetto bilanciamento tra diversificazione e selettività. E`questa la chiave giusta per costruire un buon portafoglio in un contesto di forte volatilità secondo UBS Wealth Management. “Il 2018 è stato caratterizzato da forte volatilità non legata a fattori economici, quanto più geopolitici, questi persisteranno anche 2019. Questa non è una cattiva notizia di per sè, perchè offre opportunità di investimento per chi sa leggere i mercati e non c’è ragione di passare al risk off”, commenta Federici.

Il portafoglio di UBS non prevede alcuna riduzione dell’esposizione ai mercati azionari a seguito dello storno del 2018. “Continuiamo ad investire nell’azionario globale ed emergente, con una certa attenzione all’attività di stock picking. Puntiamo molto anche sulle obbligazioni degli emerging markets in valuta forte e tendiamo ad aggiungere fattori anticiclici come lo yen. Con le forti incertezze nel breve periodo preferiamo inoltre inserire temi di lungo termine, che possano avere una maggiore resilienza anche nel caso di un’ulteriore correzione o di un aumento delle correlazioni. Ci interessano soprattutto i trend legati ai cambiamenti secolari (tecnologico, ambientale e demografico), selezionando i titoli migliori nel catturare le macro-tendenze”, aggiunge il manager.

I portafogli sono costituiti da titoli, fondi ed etf. “Ricorriamo ai prodotti passivi soprattutto quando riteniamo che la diversificazione faccia premio e quando l’elemento della liquidità diventa rilevante. Inseriamo i fondi e selezionati titoli quando ci sono giustificazioni particolari sulla base della nostra ricerca proprietaria centralizzata su Zurigo. Questo per noi rappresenta un punto di forza, non tutti posso far leva su una fonte interna così importante”, conclude.

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