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Il portafoglio azionario concentrato e diversificato di Martin Currie


“È tempo di essere investitori saggi ed è il tempo di essere investitori di lungo termine ed unconstrained”, così esordisce Matteo Lenardon, deputy country head Italia di Legg Mason durante la conferenza tenutasi il 4 Aprile al Salone del Risparmio 2019 di Milano. In questa frase si racchiude l’essenza dell’approccio attivo di Legg Mason-Martin Currie, fondato su uno stile di gestione innovativo e in grado di fare la differenza. Luca Fasan, portfolio manager Global Long Term Unconstrained di Martin Currie (Gruppo Legg Mason) ha spiegato le soluzioni di investimento di lungo periodo della società di gestione europea specializzata nell’azionario globale e facente parte del colosso americano, sottolineando come attraverso un processo accurato si possa estrarre il massimo valore dall’equity globale.

“L’investimento di lungo periodo si caratterizza per una crescita di qualità e sostenuta nel tempo, pertando si può detenere per orizzonti temporali superiori a 5 anni”, commenta Fasan. La filosofia di investimento si basa su un’analisi fondamentale proprietaria in grado di identificare le società growth di qualità sottovalutate dal mercato che creano valore a lungo termine. La creazione di valore avviene attraverso tre step principali: generazione di idee, ricerca basata su analisi fondamentali e tramite un approccio sistematico, costruzione del portafoglio. La strategia è uncostrained, cioè non legata ad una benchmark preciso e l’intero processo di investimento è integrato da analisi di fattori ESG.

“Nella costruzione del portafoglio siamo focalizzati sull’analisi del rischio, perché l’obiettivo è quello di creare un portafoglio concentrato ma con rischi diversificati. Usiamo sia geografic database, con i quali consideriamo la fonte dei ricavi dell’azienda, e la ricerca tematica, cioè valutiamo i temi a cui siamo esposti attraverso le nostre posizioni lungo termine. Facciamo un vero e proprio risk assesment in maniera sistematica, cioè attribuiamo a ciascuna azione un rating da 1 a 5 legato a diversi rischi aziendali (dinamica di settore, valutazioni finanziarie, regolamentazione…). Di ciascuna impresa guardiamo il rischio ad essa associato e come questa possa contribuire alla diversificazione del portafoglio e al ROIC, cercando sempre di mantenere un beta minore 1, cioè un’esposizione difensiva al mercato”, aggiunge Zehrid Osmani, head of Global Long-Term Unconstrained di Martin Currie (Gruppo Legg Mason).

“Inoltre abbiamo creato una struttura apposita per essere in grado di capire i temi a cui siamo esposti, partendo da tre macrotrend: Tecnologia futura, cambiamento demografico e scarsità delle risorse. A cui si aggiunge un’analisi ESG accurata, di circa 60 paramentri, sia a livello di governance che di sostenibilità. Il ranking ESG del portafoglio viene poi confrontato con quello MSCI, da cui emerge un punteggio nettamente migliore per la strategia”, conclude Luca Fasan.

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