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Il Partenariato Pubblico Privato come volano dell’economia reale


“Il Partenariato Pubblico Privato (PPP) rappresenta una soluzione auspicabile per far fronte al gap infrastrutturale del nostro Paese e, allo stesso tempo, rispettare gli obiettivi SDG”, dichiara Alberto Borgia, presidente di AIAF-Associazione Italiana Analisti Finanziari. Ad oggi, i risultati non soddisfacenti del PPP in Italia sono da attribuire alla mancanza di una policy chiara e di una informativa efficace che potrebbe permettere di comprendere meglio le reali opportunità che questo strumento può generare”.

Il PPP, infatti, è in grado di innescare un effetto di grande beneficio per l’economia reale e la società, con effetti positivi sul PIL: “ciò dovrebbe richiamare l’attenzione della classe politica verso un rilancio di questo strumento, anche come politica economica”, spiega. “Inoltre  il PPP offre una asset class di riferimento che permetterebbe di attirare l’enorme liquidità dei fondi pensione degli investitori istituzionali e del crowdfunding che sono alla ricerca di maggiori e più adeguati rendimenti”.

Uno degli strumenti indispensabili per una politica di PPP efficace è la Balanced Scorecard, un sistema strategico di analisi e gestione dei progetti per migliorare la strategia della partnership pubblico privato a lungo termine, generalmente articolata in 4 prospettive: economica, della clientela, dei processi interni e dell’apprendimento.  

Impatto socio-ambientale

Dal momento che il PPP rappresenta una forma di cooperazione tra l’Amministrazione Pubblica e il Privato, secondo AIAF è necessario aggiungere un’ulteriore dimensione, quella dell’impatto socio–ambientale, con lo scopo di comprendere e gestire i risultati sociali e ambientali, che è il vero valore per la collettività. Tra gli strumenti che possono contribuire a promuovere progetti infrastrutturali sostenibili anche dal punto di vista ambientale e sociale è la raccolta di fondi in civic crowdfunding: un’opportunità per sopperire alla scarsità di risorse pubbliche delle Amministrazioni locali che, allo stesso tempo, permette all’individuo di percepire il progetto come proprio attraverso il coinvolgimento nei processi decisionali della Pubblica Amministrazione. 

Sempre secondo AIAF è auspicabile la creazione un’apposita piattaforma di civic crowdfunding unica a livello nazionale, con il coinvolgimento di comuni, province, enti e istituzioni pubbliche e/o di interesse, nella quale la pluralità di soggetti pubblici possano attivare delle campagne di civic crowdfunding su progetti di pubblica utilità. Un ulteriore spunto di riflessione è rappresentato dalla necessità di adoperare approcci finanziari più precisi per la determinazione del rendimento del progetto per gli azionisti: lo Shareholder Cash Flow tiene conto dei flussi di cassa positivi e negativi specificatamente attribuibili agli shareholders della società, quali ad esempio i dividendi e il rimborso dei prestiti subordinati. “In questo modo non si corre il rischio di sovrastimare la redditività degli azionisti e, di conseguenza, di sottostimare la quantità di finanza pubblica necessaria al progetto di PPP”, spiega il presidente.

Infine, la necessità di supportare i piani economico-finanziari dei progetti di PPP deve essere supportata da analisi di rischiosità e di scenario complesse: “il metodo Montecarlo consente di concepire e documentare quantitativamente in una modellistica coerente, le scelte fondamentali dei parametri chiave del progetto PPP e del loro ambito di variabilità, con un dettaglio analitico migliore rispetto alla tradizionale sommaria categorizzazione di scenario medio, pessimistico o ottimistico”.

Una volta definito il modello e le variabili, il metodo Montecarlo si conclude in un’elaborazione di migliaia di scenari che esprimono non solo in maniera statistico-numerica, ma soprattutto anche qualitativa-grafica, quanto un progetto abbia probabilità di fallire (default) ovvero il rischio che non raggiunga, ad esempio, un margine di solvibilità. “L'analista può così raffinare sempre più il modello avendo la possibilità di qualificare meglio le variabili stocastiche nelle loro caratteristiche statistiche”, conclude Borgia.

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