Il modello del fondo dedicato di Fondazione Cariverona


Fondazione Cariverona è stata tra le prime ad adottare, nel 2013, il modello del fondo dedicato per la gestione della componente liquida di portafoglio; nel 2019 ha adottato lo stesso modello anche per l’illiquida.

Il fondo dedicato è un veicolo di natura diversa in base alla tipologia di sottostante (tipicamente UCITS per sottostanti liquidi e quotati o alternativo se si ha l’esigenza di inserire anche asset illiquidi e non quotati), la cui funzione è però sempre quella di convogliare in un unico strumento (quasi come se fosse una “scatola”) diversi titoli e strumenti o altri fondi; il modello del fondo dedicato ha avuto successo perché permette:

  • semplificazione operativa e contabile: una sola riga in bilancio e operatività sottostante fatta dal gestore;
  • efficienza contabile, fiscale e gestionale: compensazione tra plus/minusvalenze e quindi ottenimento di un risultato che è il vero risultato della diversificazione di portafoglio (che, tramite l’investimento diretto in una moltitudine di titoli o nei fondi sottostanti, non otterrebbe); ritenuta alla fonte;
  • Immobilizzazione: rende l’orizzonte temporale coerente con quello della strategia e dei sottostanti;
  • Dividendo flessibile: distribuzione coerente con la performance realmente ottenuta dalla gestione, in modo da non intaccare il patrimonio;
  • Politica di gestione cucita sulle esigenze dei clienti: obiettivi di rendimento e di rischio e vincoli concordati con i clienti al momento della costituzione del prodotto; possibilità di creare un advisory board formato da rappresentanti dei sottoscrittori per gestire problematiche quali il conflitto di interessi;
  • Possibilità di selezione (nel caso dei fondi di fondi) del miglior gestore per ciascuna asset class;
  • Condivisione con altri investitori istituzionali con esigenze simili;
  • Separazione delle responsabilità: la responsabilità della gestione e dei risultati è del gestore delegato.

“Tale modello permette, rispetto ad uno schema con un advisor esterno, anche di avere maggior unità d’intenti col gestore del veicolo, che è più responsabilizzato sui risultati, sapendo che il veicolo può essere venduto in qualsiasi momento, privandolo della fonte di ricavi”, spiega Matteo Franchetto, responsabile delle Attività Patrimoniali e Finanziarie di Fondazione Cariverona. “Attualmente la Fondazione ha il 75% dei suoi investimenti UCITS equamente suddivisa su due fondi dedicati multi-asset con rendimento target pari a Euribor + 3% e volatilità massima attorno al 5%: AZ Multi-Asset Romeo, che è un fondo di fondi e Pioneer Multi-Asset Teodorico, che è un fondo in titoli”.

La gestione illiquida

L’esposizione maggiore di Fondazione Cariverona sugli illiquidi è rappresentata dal mercato immobiliare, attraverso investimenti diretti per il 9% degli attivi e il fondo immobiliare Verona Property, gestito da Patrizia SGR, per un altro 9%. “La ricerca di diversificazione, oltre che la diminuzione dei rendimenti che ha colpito in generale tutte le asset class negli ultimi anni, ci hanno portato ad esplorare la possibilità di investimenti sui mercati privati anche diversi dal real estate”, spiega il manager. Dopo un attento processo di valutazione, Fondazione ha selezionato DeA Capital Alternative Funds SGR per la creazione e gestione di un veicolo che investisse in tali asset class.

Nel marzo 2019, replicando il modello del fondo dedicato già descritto, DeA Capital Alternative, ha quindi istituito il fondo alternativo chiuso DeA Endowment Fund, dedicato alle fondazioni e dalle seguenti caratteristiche:

  • Fondo di fondi: è un fondo di «FIA» sui mercati privati del debito, equity e infrastrutture;
  • IRR obiettivo: 6% - 10%;
  • Orizzonte temporale: 15 anni;
  • Diversificazione: a livello geografico globale, a livello settoriale e a livello temporale su più vintage;
  • Asset allocation teorica: 50% private debt, 30% private equity e 20% infrastructure equity.

“Il fondo raccoglierà 82 milioni di euro, sui cui Fondazione Cariverona si è impegnata per il 73%; al primo closing, dopo averne condiviso politica di investimento e governance hanno partecipato anche Fondazione Trento e Rovereto e Fondazione Macerata; successivamente si è unita anche Fondazione Mariani”, spiega Franchetto.

“La struttura del prodotto deriva dall’esigenza di istituzioni, quali le fondazioni, di abbinare ad un rendimento superiore a quello realizzabile sui mercati liquidi, una distribuzione di flussi di cassa stabile e prevedibile per un orizzonte temporale ragionevole”. Il risultato è un prodotto bilanciato che al 50% di private debt, la cui funzione è accorciare la “J-curve” e generare “cash flow”, affianca il 30% di private equity  per  aumentare i ritorni sul capitale e il 20% di infrastructure equity che, a fronte di una durata superiore, abbina ritorni e flussi di cassa stabili.

Come è già avvenuto per la componente liquida di portafoglio, anche per quella illiquida l’idea di Fondazione Cariverona è quella di diminuire gradualmente la concentrazione su singoli asset o settori, quale quello immobiliare, ad esempio, e diversificare attraverso prodotti come DeA Endowment Fund: in una prima fase il peso dei private markets in portafoglio salirà al 5% o 6%. “Se si verificassero le condizioni, non è esclusa la possibilità di aumentare, in futuro, l’esposizione per avvicinarsi a quelli che sono gli standard degli investitori istituzionali europei”, conclude l’esperto.

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