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Il mercato italiano dei prodotti SRI in cifre


Tratto dalla rivista numero 28 Funds People – Sezione Business.

Non è più questione di moda: il mondo del socially responsible investing vale oltre 23 mila miliardi di dollari a livello globale, cioè un quarto delle masse in gestione. Lo dice l’ultimo Global Sustainable Investment Review, il più importante report mondiale sul settore. L’Europa, poi, cresce più degli Stati Uniti, e l’Italia, nello specifico, è passata negli ultimi due anni dal 5 al 9% circa delle masse SRI europee. Il trend è diventato ormai un dato di fatto. Basta guardare alcune cifre pubblicate dal recente Europen SRI Study realizzato da Eurosif. Manca il dato complessivo, visto che le strategie tendono spesso a sovrapporsi e il rischio di doppio conteggio è troppo grande. Ma i segnali sono comunque evidenti. In Italia si sta sperimentando il boom degli investimenti sostenibili. Due anni fa, quando una stima complessiva era stata realizzata, il dato aggregato degli asset gestiti sottoposti a uno o più criteri di selezione ESG recitava 616 miliardi di euro, 64 in più rispetto al valore rilevato nel 2013. Alla fine del 2017, il controvalore degli investimenti sostenibili che escludono titoli controversi di emittenti attivi nei settori armi, tabacco e gioco d’azzardo ammontava a 1.500 miliardi di euro, quasi il triplo rispetto a due anni prima (570 miliardi).

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Ma non è tutto. Ottime in termini percentuali la crescita degli investimenti tematici e l’espansione degli asset ESG Integration e dell’impact investing. Il portafoglio complessivo dei fondi sustainability themed ha quasi raggiunto quota 53 miliardi contro i 2 del 2016. Il valore delle strategie best in class è salito da 4 a 58 miliardi di euro. L’impact investing ha raggiunto i 52 miliardi. Nel 2015 non arrivava a tre. Buone notizie anche dalle strategie di engagement che oggi caratterizzano un portafoglio complessivo da 135 miliardi di euro, il triplo circa rispetto al valore registrato nel 2015 (43 miliardi). In crescita anche le strategie di ESG Integration, passate in due anni da 45 a 70 miliardi di euro.

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Nel complesso, il Belpaese ha registrato, dunque, in molte aree un passo più rapido rispetto agli altri Stati europei. Molti operatori procedono a passo spedito mentre le strategie si moltiplicano e importanti novità sono attese nel corso dell’anno. Secondo l’ultimo Atlante SRI, presentato al Salone SRI dello scorso novembre, i fondi etici censiti al 30 settembre 2018 sul mercato italiano sono 883 e fanno capo a 68 case di gestione. Il 41% di questi prodotti appartengono, poi, alla categoria azionaria, il 24% sono obbligazionari, mentre il 21% sono fondi bilanciati e flessibili. Infine, il 14% sono prodotti tematici. A livello settoriale, la maggior parte dei fondi tematici SRI è focalizzata sull’ambiente (40%), su temi come l’ecologia o il cambiamento climatico. Gli altri settori in cui investono sono l’acqua (14%), le materia prime (12%) e l’energia (10%).

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La risposta delle SGR

Al di là di Etica SGR, nata proprio con l’obiettivo della sostenibilità (il 100% degli asset sono gestiti con strategie ESG), nel tempo quasi tutte le SGR hanno implementato criteri ESG all’interno dei propri portafogli. Gli asset manager si stanno quindi preparando, e lo fanno in due modi. Il primo: mettendo a disposizione dei clienti prodotti con una filosofia d’investimento socialmente responsabile. Le entità che lanciano strategie che portano il cognome SRI aumentano sempre di più. Il secondo, meno comune, consiste nel convertire l’intera gamma in prodotti SRI. È il caso di Amundi, ad esempio, che dal 2021 applicherà i criteri SRI in tutti i suoi fondi. Guardando ai meri prodotti, secondo gli ultimi dati di Assogestioni sui fondi aperti sostenibili e responsabili, a condurre la classifica nel mercato italiano ci sono i 39 prodotti di Schroders, seguiti a ruota dai 26 del Gruppo Intesa Sanpaolo e dai 24 di BNP Paribas AM.     

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Non solo fondi

A crescere di numero, però, non sono solo le strategie attive: ETF ed ETP che ruotano attorno al mondo SRI aumentano esponenzialmente in tutto il mondo. E anche in Italia. Al momento a Piazza Affari sono quotati ben 52 ETF sostenibili, secondo i dati forniti da Borsa Italiana, dei quali 26 lanciati proprio lo scorso anno. Il primo a fare capolino nel 2007 è stato l’iShares Global Water Ucits ETF USD Dist. L’ultimo, in ordine di tempo, è il primo ESG ETF smart beta in Europa che utilizza tecniche di machine learning targato Ossiam, lanciato lo scorso febbraio. D’altronde, una recente ricerca di Natixis Investment Managers ha dimostrato che l’investimento basato sui fattori ESG sta diventando uno standard tra gli investitori istituzionali per ragioni di alpha e di gestione del rischio. Secondo BlackRock, poi, gli asset europei investiti in ETF ESG cresceranno di 20 volte entro il 2028 per un valore di 250 miliardi di dollari rispetto agli attuali 12 miliardi.

Società

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