Il Giappone dopo Abe. La visione degli asset manager internazionali


Shinzo Abe lascia dopo 8 anni la carica di Primo ministro del Giappone. È stato lui stesso ad annunciare le proprie dimissioni, esattamente come avvenuto nel 2007 quando dovette rinunciare al principale ruolo politico del Paese dopo solo un anno alla guida del Governo.

A differenza della prima occasione però ora il Giappone, in particolar modo dal punto di vista economico, è maggiormente legato a colui che rimarrà in carica fino alla designazione del proprio successore, tanto da venire riconosciuto internazionalmente come figlio dell’insieme di misure che vanno sotto il nome di Abenomics.

Allentamento monetario con una Bank of Japan ben più aggressiva rispetto al passato, una politica fiscale con aumento della spesa pubblica e una serie di riforme per migliorare lo stato delle imprese e attrarre investitori internazionali sono le tre frecce utilizzate dal governo guidato da Abe per plasmare l’economia giapponese in nome di una maggiore competitività.

Continuità politica, fiscale, economica

L’opinione grandemente condivisa dalla comunità internazionale è che il Giappone non si trovi di fronte ad una rivoluzione politica. “Nonostante le sue dimissioni”, afferma Archibald Ciganer, gestore del fondo T. Rowe Price Funds SICAV – Japanese Equity, prodotto con rating Consistente (C) FundsPeople, “Abe resterà influente nella politica giapponese e nel partito LDP, un elemento importante in ottica di continuità. “Il suo successore sarà molto probabilmente uno dei suoi più stretti alleati all'interno del partito e continuerà a portare avanti i principi generali della sua politica costruttiva”, aggiunge il portfolio manager di T. Rowe Price.

"Il cambiamento della leadership politica potrebbe causare un certo nervosismo sui mercati finanziari, soprattutto tra gli investitori stranieri, ma in realtà, dato che il partito dominante rimarrà l’LDP, ci aspettiamo pochi cambiamenti”, sostiene Masaki Taketsume, fund manager Japanese Equities di Schroders. “Il prossimo primo ministro”, prosegue, “potrebbe modificare l'enfasi posta sulle varie riforme strutturali, ma nel complesso ci aspettiamo una continuità nella politica fiscale. Anche la politica monetaria sotto la guida del Governatore della Bank of Japan, Haruhiko Kuroda, resterà invariata”.

“Per quanto riguarda la Bank of Japan e la nomina del nuovo Primo Ministro”, sottolinea inoltre su quest’ultimo punto Paul Brain, head of Fixed Income di Newton IM e gestore del BNY Mellon Global Dynamic Bond Fund, “è importante che la BoJ mantenga un certo livello di stabilità”. “Le politiche dell’istituto monetario e il programma di acquisto di obbligazioni governative giapponesi sono state una pietra fondante delle politiche del Giappone negli ultimi cinque o sei anni. Il nuovo primo ministro dovrà invece rispondere a una domanda chiave: è possibile fare di più in termini di stimoli governativi? I mercati continueranno a guardare con grandi aspettative le future politiche fiscali e sulle imposte del Giappone”, aggiunge.

“Le dimissioni di Abe”, concorda in linea generale Dan Carter, gestore azionario giapponese, Jupiter AM, “non dovrebbero rappresentare uno shock”. “È un premier di lungo corso con una storia di problemi di salute, e stavano circolando voci sulle sue dimissioni. Tuttavia, la tempistica, nel bel mezzo di una pandemia globale e delle turbolenze economiche che ne derivano, e con un'elezione negli Stati Uniti nel prossimo futuro, è infelice”. Quali saranno dunque gli effetti sugli investimenti?

La view per asset class

A prevalere è la visione di un movimento di breve periodo riassorbibile con facilità se verrà confermata l’ipotesi della continuità sostanziale con l’amministrazione Abe. “Guardando alle obbligazioni giapponesi”, dichiara Brain, “gli investitori non dovrebbero aspettarsi grandi sconvolgimenti, perché il mercato è controllato, e probabilmente continuerà ad esserlo, dalla Bank of Japan e dal ministero del Tesoro”.

“C’è invece la possibilità che lo yen giapponese sia indebolito dall’incertezza politica. Con il dollaro Usa ancora debole per via dell’allentamento delle politiche monetarie americane, lo yen potrebbe non perdere troppo terreno contro il biglietto verde, mentre altre valute come l’euro e le divise dipendenti dalle materie prime potrebbero rafforzarsi di più in termini relativi”, completa Brain.

“Nel complesso”, così si esprime Taketsume, “riteniamo che le dimissioni di Abe non debbano distrarre gli investitori da altri fattori positivi, come il contenimento del virus in Giappone e i miglioramenti in aree come la corporate governance e sebbene il Giappone abbia gestito il virus in modo migliore rispetto a molti altri Paesi, a nostro avviso ciò non si riflette ancora nei prezzi delle azioni”.

“La nostra view sull’azionario giapponese è positiva, soprattutto se il percorso di miglioramenti a livello strutturale ed economico continuerà”, ritorna sul concetto Ciganer. “Con le aziende giapponesi che mostrano un debito netto minimo o nullo e il miglioramento della governance, e nonostante i profitti aziendali siano stati messi sotto pressione, il Giappone offre un insieme di caratteristiche molto diverse rispetto alle azioni statunitensi, che hanno guidato il forte rally del mercato azionario degli ultimi mesi”, conclude.

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