Il Draghi di fine mandato, cosa attendersi dalla riunione BCE del 25 luglio


Il Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea si riunisce il 25 luglio e il processo di riavvicinamento a misure di allentamento quantitativo è ormai dato per scontato dai mercati. Il rallentamento dell’economia in atto e, soprattutto, la grande questione dell’ormai cronica lontananza dal target di inflazione del 2%, disegnano un fine mandato nel segno del ritorno alla misura simbolo della guida di Draghi all’Istituto.

Rimandati a settembre

La tempistica per l’adozione di nuove misure straordinarie considerata più probabile dagli esperti di S&P Global Ratings porta alla fine dell’estate, settembre per la precisione, con la riunione del 25 luglio a fare da apripista ad un taglio dei depositi di 10 punti base e ad “un nuovo poptenziale programma di acquisti da 15 miliardi al mese a partire da ottobre”. “Nel verbale della riunione di giugno l’istituto ha sottolineato la disponibilità ad allentare ulteriormente la politica monetaria”, fa notare Stefan Scheurer, director Global Capital Markets & Thematic Research di Allianz Global Investors. “La BCE potrebbe fare un primo passo già alla riunione del 25 luglio, ad esempio modificando la forward guidance, ma settembre sembra la data più probabile per la possibile riduzione del tasso di deposito e la revisione delle ottimistiche stime di crescita per il 2020”, aggiunge. Fa riferimento esplicitamente al quantitative easing, invece, Laurent Denize, global co-cio & global head of Fixed Income di ODDO BHF Asset Management, parlando di “attivismo forsennato” da parte di Federal Reserve e Banca Centrale Europea in contrasto ai dati macroeconomici in peggioramento e sottolineando inoltre che con ogni probabilità “Mario Draghi userà gli ultimi mesi del suo mandato per evitare a tutti i costi una recessione nella zona euro”.

Sebbene, dunque, le aspettative riscontrabili sui mercati si dimostrino nel complesso allineate circa una prosecuzione di un atteggiamento parallelamente accomodante da parte di Federal Reserve e Banca Centrale Europea, secondo Olivier De Berranger, chief investment officer di La Financière de l’Echiquier, è ancora possibile trovare una fondamentale differenza. “In Europa la politica monetaria potrebbe generare una piacevole sorpresa”, afferma. "Nonostante un discorso altrettanto chiaro di quello della Fed”, spiega De Berranger, “le prossime mosse della BCE (abbassamento del tasso sui depositi, ripresa degli acquisti e misure compensative per le banche) non sono altrettanto scontate nei prezzi e la loro effettiva attuazione potrebbe consentire ai mercati di raggiungere nuovi record”. Uno scenario per cui si attenderà un riscontro nell’ultimo trimestre dell’anno, in cui la BCE cambierà guida con il passaggio di testimone tra Mario Draghi e Christine Lagarde.

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