Il coronavirus non ha intaccato il valore dei bond societari europei IG


Contributo a cura di David Stanley, gestore del fondo con rating Consistente (C) FundsPeople T. Rowe Price Funds SICAV Euro Corporate Bond Fund, T. Rowe Price. Contenuto sponsorizzato.

Quello che stiamo attraversando è un periodo di cui parleremo per molti, molti anni a venire. È difficile trovare parole che facciano giustizia a ciò che è successo per la pandemia da Covid-19 nel mondo e anche sui mercati finanziari.

E proprio su quest’ultimo fronte è ormai chiaro che il coronavirus si è manifestato come uno shock triplice, colpendo il lato dell’offerta a livello di catene di approvvigionamento, quello della domanda, influenzata dall’improvviso crollo di consumi e investimenti e il sistema finanziario in generale, in quanto famiglie e imprese ora faticano ad adempiere ai pagamenti dei crediti loro concessi.

Di conseguenza, l’impatto complessivo sarà potenzialmente enorme e il mondo piomberà in una recessione globale. Le stime per l’Eurozona sono varie, ma un -7,5% per il 2020 non è poi così irrealistico.

Tra le tante incognite che riguardano questa crisi non vi è solo la gravità della recessione, ma anche la sua estensione temporale. Ciò dipenderà dalla durata dello ‘shutdown’ e dalla portata del danno economico, ma anche dall’efficacia delle politiche implementate in risposta all’emergenza.

A questo proposito, le principali banche centrali hanno messo in campo diverse misure. La BCE inizialmente ha deluso le aspettative, ma ha poi corretto il tiro con il Pandemic Emergency Purchase Programme (PEPP) da 750 miliardi di euro. In occasione di questo secondo annuncio, l’Eurotower ha anche utilizzato un linguaggio molto aggressivo, dimostrando una forte volontà di offrire supporto ai differenziali sovrani dei paesi periferici, tra cui l’Italia.

Questi interventi si sono resi necessari poiché, contestualmente, altri tre fattori hanno esacerbato l’allargamento degli spread: i deflussi, le nuove emissioni e i downgrade. L’asset class ha infatti subito un’ondata di deflussi, specialmente dagli ETF. Inoltre, dopo un lungo periodo di inattività, c’è stata una serie di nuove emissioni a forte sconto da parte delle aziende, nel tentativo di aumentare i buffer di liquidità precauzionali. Infine, le agenzie di rating hanno effettuato downgrade per 140 miliardi di euro a marzo, focalizzati principalmente su banche, auto e healthcare, ma che hanno interessato nel complesso un range molto ampio di settori.

Non sorprende quindi che in questo contesto la liquidità sia stata estremamente scarsa. Da un punto di vista pratico, ciò ha messo in evidenza l’importanza di mantenere un certo equilibrio di cassa, contro eventuali riscatti.

Ciò detto, vediamo grande valore nei bond corporate investment grade europei nel lungo periodo, nonostante le prospettive molto incerte per il breve e medio termine. Pensiamo che gli spread a fine anno saranno notevolmente più ridotti rispetto ai livelli attuali, per diverse ragioni. Primo, i Governi e le banche centrali globali ora stanno perseguendo le politiche accomodanti più aggressive dell’ultimo decennio in termini di portata e di rapidità di implementazione, superando di gran lunga quanto fatto per contrastare la crisi finanziaria globale. In secondo luogo, l’acquisto di bond della BCE potrebbe superare gli 80 miliardi al mese di asset, molti dei quali saranno in obbligazioni corporate, a sostegno dell’asset class. Terzo, le valutazioni sono attraenti rispetto ai livelli storici in quanto prezzano una recessione e un incremento significativo del tasso di default.

La strada per la ripresa sarà accidentata e i mercati dovranno districarsi tra dati economici molto deboli, possibili ulteriori deflussi dopo gli aggiustamenti di fine trimestre, profit warning societari, downgrade e anche default.

In termini di asset allocation, riteniamo che per continuare a sovraperformare l’indice con una strategia Euro Corporate bond come la nostra in questa fase sia opportuno sfruttare le debolezze di mercato per aumentare gradualmente l’esposizione a settori ed emittenti ad elevato beta, mantenendo una view di lungo periodo. Infine, è il momento di trarre vantaggio da alcune opportunità idiosincratiche dove gli spread si sono allargati, offrendo un valore potenziale di lungo termine molto attraente.

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202004 – 1162784

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