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Il coraggio di diversificare


Commento a cura di Mike Brooks, head of Diversified Multi-Asset di Aberdeen Standard Investments. Contenuto sponsorizzato.

Venendo meno gli effetti degli stimoli fiscali negli Stati Uniti e in Europa, prevediamo un aumento dei fattori di rischio che insisteranno sulla crescita economica. Gli investitori dovrebbero dunque cercare di ridurre la loro esposizione al rischio.

Dopo dieci anni di espansione economica, l’analisi di lungo termine suggerisce che stiamo raggiungendo un punto in cui la crescita negli Stati Uniti, e quindi anche a livello globale, tenderà a stabilizzarsi per poi iniziare a contrarsi.

Sia gli Stati Uniti che l’Europa stanno ritirando le politiche monetarie accomodanti che hanno sostenuto i mercati dopo la crisi finanziaria del 2008. Gli investitori si interrogano quindi sulle prospettive future.

I dati economici continuano ad essere robusti. La crescita dell’occupazione negli Stati Uniti è molto positiva e il prezzo del petrolio è relativamente basso; ciò porta ad un incremento del reddito reale e delle previsioni di consumo.

Tuttavia, gli Stati Uniti sono stati il motore dell’espansione dei mercati sviluppati principalmente per via delle politiche di allentamento fiscale. Col venire meno di tali stimoli nel corso del 2019, ci si può aspettare un rallentamento della crescita.

La Federal Reserve deve quindi trovare un giusto equilibro, nella consapevolezza che un errore di politica economica potrebbe far calare il sipario su questo prolungato ciclo espansivo.

Nonostante il rimbalzo dei mercati azionari quest’anno, i rischi, secondo noi, sono aumentati. L’Eurozona avanza a fatica a causa delle persistenti incertezze sul fronte della Brexit. La Cina sta introducendo stimoli monetari e fiscali mirati, ma lo fa nell’ambito di un processo di transizione dell’economia che rallenta la crescita.

L’instabilità geopolitica, il protezionismo commerciale e le politiche populiste potrebbero creare ulteriore turbolenza sui mercati nel corso del 2019; pertanto il potenziale di rallentamento dei mercati finanziari ci sembra consistente.

Per questo crediamo che gli investitori debbano cercare diridurre la loro esposizione ai fattori di rischio. Non possono più fare affidamento sui mercati azionari e obbligazionari tradizionali per produrre i rendimenti che hanno generato in passato.

La maggior parte dei mercati sviluppati va incontro a dinamiche demografiche sfavorevoli, all’onere del debito e all’ascesa del protezionismo. Il mercato azionario sembra sopravvalutato rispetto agli utili previsti, mentre i rendimenti obbligazionari dei mercati sviluppati restano bassi e offrono poca protezione nel caso di un incremento dell’inflazione e di un’accelerazione del rialzo dei tassi.

Puntare sulla semplicità

La diversificazione è un buon modo per contenere il rischio senza necessariamente sacrificare i rendimenti. I fondi multi-asset consentono agli investitori di diversificare, mantenendo la semplicità di gestire un unico portafoglio.

Molti fondi dichiarano di essere diversificati ma, se si guarda attentamente, nella maggior parte dei casi offrono un semplice mix di azioni, obbligazioni e liquidità. Con queste strategie, gli investitori rischiano di restare esposti in un contesto in cui i rendimenti azionari e obbligazionari previsti sono più bassi e sembrano sempre più correlati.

Noi crediamo che il miglior punto di partenza sia un’effettiva diversificazione. Il reale valore degli investimenti multi-asset è la capacità di abbinare una gamma di asset class con prospettive di rendimento interessanti, ma driver di crescita differenti, per ottenere un rendimento costante e ridurre il rischio di perdita.

Naturalmente, per identificare gli strumenti che offrono un potenziale a lungo termine affidabile con un grado di rischio accettabile servono esperienza, una buona capacità di giudizio e ampie risorse.

Diventa dunque essenziale saper scegliere il giusto gestore. Noi suggeriamo agli investitori di privilegiare un asset manager in grado di attingere a una vasta gamma di asset class per centrare gli obiettivi di investimento e per resistere agli shock esterni. A nostro giudizio, questo significa investire nei mercati sviluppati ed emergenti, in obbligazioni tradizionali e a più alto rendimento, oltre che in un ventaglio di strumenti alternativi.

Tra le asset class più liquide e più ampie preferiamo le obbligazioni dei mercati emergenti in valuta locale grazie ai rendimenti reali e nominali relativamente elevati. Le valute non sono costose e i fondamentali sottostanti sono solidi, considerate le ottime prospettive di crescita nel medio termine delle economie emergenti.

Questa asset class ha le potenzialità di ottenere performance indipendenti dalle azioni, come è accaduto durante le fasi di ribasso dei mercati azionari nel 2008 e nel 2018.

Non dobbiamo trascurare neppure il potenziale degli asset alternativi con una limitata correlazione al ciclo economico. I fattori di rendimento di questi strumenti sono diversi rispetto a quelli delle azioni e delle obbligazioni tradizionali e consentono di ottenere un flusso di reddito ricorrente che non dovrebbe risentire molto della turbolenza dei mercati.

Storicamente, tali investimenti alternativi sono stati piuttosto illiquidi, ovvero più difficili da vendere e acquistare in breve tempo. Tuttavia, negli ultimi dieci anni sono diventati più accessibili attraverso società di investimento quotate che possono essere negoziate in Borsa.

Si tratta di società quotate, gestite da un consiglio di amministrazione che deve rispondere agli azionisti. La società emette delle azioni e investe i proventi in strumenti alternativi che confluiscono in un fondo.

Questo meccanismo conferisce ai fondi di investimento una struttura del capitale semipermanente. Ciò consente di investire in strumenti alternativi che sarebbero altrimenti inaccessibili attraverso un organismo regolamentato. Tali società di investimento hanno aperto un nuovo universo di opportunità per gli investitori non professionali alla ricerca di un’effettiva diversificazione, senza rinunciare alla liquidità. Tra queste, le infrastrutture rinnovabili, le infrastrutture sociali, il mercato immobiliare, il leasing di aeromobili, il settore del litigation finance e le royalty sanitarie.

A nostro avviso dunque gli investitori dovrebbero diversificare gli investimenti guardando al di là delle asset class tradizionali per aiutare i propri portafogli a contenere la volatilità. Dopo tutto, guardando avanti, un aumento della volatilità è quanto ci aspettiamo.

Per maggiori informazioni su Aberdeen Standard Investments consultare il seguente link.

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