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Il 2017 dell'industria europea dei fondi spiegato in tre grafici


Il 2017 è a un passo dal diventare un anno record per l’industria europea del risparmio gestito. Non era mai successo prima che il settore sperimentasse un periodo così positivo in termini di crescita patrimoniale. “Ci sono stati uragani, crisi nucleari con la Corea del Nord, incertezza dovuta agli effetti della Brexit e alla politica che avrebbe adottato il nuovo coinquilino della Casa Bianca...e nonostante tutto gli investitori hanno continuato ad affidare il proprio denaro ai mercati finanziari attraverso i fondi. E la cosa sorprendente è che tutte le asset class hanno registrato vendite nette positive”, afferma Diana Mackay, amministratrice delegata di MackayWilliams.

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Gli afflussi si stanno rivelando particolarmente notevoli nel mercato obbligazionario per il quale, salvo imprevisti, il 2017 passerà alla storia come l’anno di maggiore crescita. “È lui il vero protagonista del 2017. L’evoluzione cui stiamo assistendo non è neanche lontanamente paragonabile a quella prevista a gennaio”, riconosce sopresa Mackay. Ma perché gli investitori stanno entrando in massa nel mercado delle obbligazioni? Per rispondere a questa domanda, Mark McFee, financial editor della società, ricorre a tre elementi. 

Innanzitutto, i movimenti degli investitori sofisticati che stanno preparando i loro portafogli per uno scenario di rialzo dei tassi, scommettendo su strategie che offrano una certa protezione. “A dimostrarlo sono le entrate sperimentate dai prodotti che investono in obbligazioni floater che hanno registrato flussi record, o dalle strategie obbligazionarie short duration”, spiega McFee. Poi c’è anche la necessità ancora avvertita da molti investitori di mantenere un portafoglio equilibrato tra componente azionaria e obbligazionaria, il che li obbliga a continuare ad acquistare bond.  

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E last but not least, la disperata ricerca di rendimento, un trend molto importante negli ultimi anni che ormai si conosce nell’industria come caccia allo yield. “Il denaro sta uscendo dal debito sovrano, uno dei pochi segmenti che ha sofferto quest’anno, e cerca rifugio in strategie diversificate orientate alla creazione di reddito, in una in particolar modo: il PIMCO Income Fund, che nel 2017 ha raccolto ben 32 miliardi di euro”, sottolinea McFee. Un dato che dimostra, per la società, il crescente appetito per il rischio in Europa. “L’investitore è alla ricerda di yield ed è disposto a trovarlo ovunque”, commenta Diana Mackay.

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Le altre due categorie che nel 2017 stanno registrano entrate nette molto più alte rispetto alle previsioni sono l’azionario e il multiasset. Per quanto riguarda la prima, McFee individua alcuni trend interessanti. Innanzitutto il passaggio di parte del denaro che prima era investito in prodotti multiasset in fondi azionari. In secondo luogo, il fatto che il 69% delle entrate nette registrate dalle strategie azionarie quest’anno stia confluendo in fondi a gestione passiva. Infine, l’esperto sottolinea uno spostamento di denaro dai mercati americani alle strategie azionarie dell’Eurozona, per effetto della crescita economica positiva che sta interessando quest’ultima area.

Uno degli aspetti più interessanti circa la modalità di crescita dell’industria nel 2017 riguarda l’importanza che stanno avendo le entrate nette e la scarsa rilevanza dell’effetto mercato. In media, il 44% della crescita netta degli asset sperimentata dal settore è dipeso storicamente dalle vendite nette e il 56% restante dall’evoluzione del mercato. Nel 2017 questa relazione si è notevolmente allentata visto che le entrate nette rappresentnao il 90% della crescita patrimoniale registrata dall’industria. “Ciò significa che il retail sta iniziando a entrare nel mercato”, riassume Mackay. Il problema, secondo la responsabile, è che qualora i risultati dei fondi non dovessero essere positivi, il danno potenziale per l’industria sarebbe importante.

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Mackay ritiene molto probabile che la ‘festa della raccolta’ che sta vivendo l’industria continuerà anche nell’ultimo trimestre. “Di sicuro non finirà prima di dicembre”, assicura l’esperta. Ma una cosa è certa: c’è da aspettarsi una correzione in un momento o in un altro del 2018.

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