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I tre temi di Cordusio SIM sui mercati emergenti


Una serie di avvenimenti inattesi e il rimbalzo del dollaro americano sono riusciti a interrompere il rally dei mercati emergenti che era iniziato nel 2016. Tra maggio e giugno, solo attraverso i mercati azionari e obbligazionari, i Paesi emergenti hanno perso quasi 15 miliardi di dollari, con un conseguente tracollo delle valute. Lo scenario macroeconomico nella maggior parte dei Paesi appare comunque ancora positivo, e i problemi che affliggono alcune economie in via di sviluppo non dovrebbero sfociare in una crisi sistemica dei mercati emergenti. Secondo gli esperti di Cordusio SIM bisogna tenere a mente tre punti cruciali sui mercati emergenti. Ecco di che si tratta.

  • Rialzo tassi USA? Mercati emergenti sotto pressione

“La crescita globale torna a essere desincronizzata nel secondo trimestre, con conseguente aumento della divergenza di politiche monetarie tra la Federal Reserve, più restrittiva sui tassi, e le altre banche centrali, in generale ancora orientate a politiche espansive. In particolare il dollaro è supportato da diversi fattori: le stime di rialzo dei tassi di interesse USA nel 2018 appena aumentate dallo stesso istituto centrale statunitense da 3 a 4, tutte le misure d’inflazione statunitense previste in linea o addirittura sopra il target Fed per fine 2018, i dati economici USA del secondo trimestre di quest’anno attesi molto forti a fronte di una Bce più cauta del previsto nelle scelte di politica monetaria. In questo contesto gli asset dei mercati emergenti, pur beneficiano della crescita globale, finiscono sotto pressione visto che sono tipicamente vulnerabili al rialzo dei rendimenti obbligazionari e del dollaro USA”.

  • Debito sovrano meno vulnerabile

“L’Institute for International Finance ha stimato per quanto riguarda il mese di maggio scorso deflussi pari a 12,3 miliardi di dollari dai titoli degli emerging markets, considerando insieme azioni e strumenti di natura obbligazionaria, quest’ultimi di emissioni sia governative che aziendali. Le correzioni più marcate riguardano Turchia, Argentina e Sudafrica (ovvero i Paesi Emergenti più vulnerabili con elevata dipendenza dai flussi d’investimento esteri). Tuttavia restano per ora correzioni “idiosincratiche”, cioè locali, con un effetto contagio più limitato rispetto al passato perché nel complesso i Paesi emergenti sono oggi meno gravati da squilibri fiscali e meno dipendenti dal finanziamento esterno del loro debito, almeno a livello di debito sovrano. In questo contesto risultano più interessanti le obbligazioni governative in valuta forte (cioè emesse da Paesi emergenti soprattutto in dollari) con scadenze brevi di Paesi che attuano politiche monetarie espansive oppure decisamente inclini a riforme strutturali”.

  • Spread dei titoli corporate sotto osservazione

“Rispetto al debito governativo dei Paesi emergenti appare sempre più preoccupante l’indebitamento in dollari delle aziende non finanziarie dei mercati emergenti, in particolare in Cina e Brasile. Tra l’altro il gigante sudamericano ha un peso molto importante negli indici generali dei mercati obbligazionario emergenti e quindi ne influenzano in maniera significativa l’andamento complessivo. L’allargamento degli spread dei titoli corporate dei Paesi emergenti, finora relativamente moderato, costituisce un elemento di rischio per la crescita economica locale in considerazione del rialzo dei tassi USA e del rafforzamento del dollaro che rendono le obbligazioni emergenti in valute locali più vulnerabili e volatili. Se non altro nel medio/lungo periodo i timori di un crescente budget deficit federale USA e, in prospettiva, una nuova divergenza monetaria tra la Fed, ben avanti nel ciclo di rialzo dei tassi, e la Bce, che inizierà a rialzarli nel 2019, potrebbero mantenere il dollaro debole verso euro e le altre principali valute, togliendo pressione agli spread dei titoli obbligazionari societari dei mercati emergenti”.

Società

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