I sette vantaggi competitivi dell’asset manager del futuro


“Il settore dell’asset management sembra trovarsi di fronte a un crocevia. Ad un forte aumento delle attività in gestione dalla crisi del 2008 corrisponde a livello di business una crescente polarizzazione tra i leader del settore con una presenza sempre più dominante e consolidata, l’emergere di nuove società che però non hanno l’infrastruttura per far parte dei leader e tutti gli altri operatori che subiscono la contrazione dei margini”. Parte da questo punto di partenza la riflessione di Thomas Friedberger, CEO e Co-CIO Tikehau IM, che per riflettere sul futuro dell’industria sottolinea come ci siano alcuni fondamentali elementi da tenere in considerazione.

Il primo è derivabile dall’analisi della crescita delle consistenze a livello mondiale “sotto l’effetto cumulato della diminuzione dei tassi d’interesse che influisce sul prezzo degli attivi, delle iniezioni di liquidità promosse dalle banche centrali e dell’aumento dello stock del risparmio mondiale a causa dell’invecchiamento della popolazione attiva dei Paesi sviluppati, inclusa la Cina”. Non basta però quantificare tale crescita, che secondo Boston Consulting Group porterà l’industria dagli 80.000 miliardi di dollari di masse in gestione di fine 2018 a 109.000 miliardi entro tre anni, ma è necessario andare a indagarne le direttrici.

Passivi e alternativi campioni di crescita

“Questi due segmenti presentano fattori chiave di successo così diversi che è molto difficile per una società di gestione diventare leader in entrambi”, afferma, facendo notare come siano proprio gestione passiva e gestione alternativa a spingere l’asset management verso nuovi traguardi in termini di patrimonio gestito. Un trend in parte causato e per altra parte acuito dalle condizioni di mercato. “Senza parlare necessariamente di un’inversione del ciclo, la cui eventualità è probabile ma difficilmente prevedibile nei tempi a causa delle iniezioni di liquidità delle Banche centrali, la dispersione tra le aziende migliori e le altre aumenta, e le situazioni speciali emergono in tutti i settori e in tutte le classi di attivi”, argomenta. “In tali mercati, l’allocazione degli attivi non è più sufficiente e la creazione di valore si trasferisce alla selezione dei titoli. I divari tra le performance dei diversi asset manager dovrebbero aumentare, ricompensando coloro che hanno la capacità di selezionare i migliori attivi nell’ambito di ciascun settore e di ciascuna area geografica”, aggiunge.

Un contesto più sfidante da affrontare per la gestione attiva dal lato della generazione di alpha, mentre per la gestione passiva fa da contraltare la sfida sui costi, il cui fattore determinante sarà, secondo il CEO e Co-CIO Tikehau IM, di natura dimensionale. “Le società di gestione dotate di capacità di distribuzione di massa e in grado di fornire un’ampia gamma di strumenti di replica a basso costo saranno con ogni probabilità le vincitrici che consolideranno il mercato”, sostiene. “Le altre, che non avranno né le dimensioni critiche, né le reti di distribuzione, né i sistemi informativi che consentono di realizzare le economie di scala necessarie, non potranno sopportare la pressione sui margini imposta dai leader che concentrano i maggiori volumi”, completa.

Quale modello di business?

Per i gestori attivi si apre dunque un periodo di scelte strategiche fondamentali. “La nostra visione”, dichiara Friedberger, “è che il futuro dell’asset management dipenda dal riconnettere l’attività di gestione all’economia reale”. Allineamento con gli interesse del cliente tramite esposizione a fianco degli investitori e generazione di un effetto positivo riscontrabile nella società sono, nella visione di Tikehau IM, tanto il modo di generare performance nel lungo termine quanto la necessaria via di sviluppo dell’industria. Ci sono inoltre caratteristiche fondamentali legate al business che rappresentano un vantaggio competitivo fondamentale spendibile sul mercato. Track record, base di costi affidabile, rete di distribuzione, solidità dell’infrastruttura, azionariato stabile, spirito imprenditoriale e adeguatezza dei fondi propri sono i fattori elencati da Friedberger. “Purtoppo però”, conclude, “nessun asset manager può possedere tutte e sette le caratteristiche”. Ognuno dovrà scegliere che animale essere.

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