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I rischi di liquidità e controparte negli ETF secondo EFAMA


Sin dalla loro nascita si è sempre sorvolato sul comportamento degli ETF in casi estremi di mercato. E ora che stanno assumendo un ruolo sempre più rilevante, i regolatori stanno concentrando la loro attenzione su questi prodotti. Lo scorso novembre la BCE ha pubblicato uno studio sulla liquidità e sul rischio di controparte degli ETF. Di fronte ai dubbi dell'entità monetaria, EFAMA risponde con un ampio documento che fornisce cifre ed esempi per chiarire le paure. Cosa c’è di vero e cosa no dietro i timori sul rischio di liquidità negli ETF?

EFAMA ha finalizzato di recente il Comment Paper, incluso nella Financial Stability Review semestrale, con cui ha risposto a tutti i dubbi sul rischio di liquidità degli ETF e su come questi si sono comportati nei periodi di volatilità. Dalla associazione sottolineiamo che un indicatore chiave, ma spesso trascurato, per apprezzare la resilienza della liquidità dell'ETF è la profondità del suo mercato secondario. Questo funge da ulteriore ‘livello’ di liquidità rispetto ai fondi comuni di investimento. Le evidenze confermano che sia per gli ETF azionari sia per quelli a reddito fisso, il mercato secondario in gran parte ‘attenua’ l'impatto di improvvisi shock di mercato, senza compromettere la capacità degli investitori di riscattare le proprie azioni, né quella dei dealer (noti anche come 'partecipanti autorizzati' o AP) di negoziare i titoli sottostanti.

Mentre il valore di un fondo di investimento è riflesso da un NAV calcolato alla fine della giornata, l'ETF ha diversi prezzi bid-ask nel corso della giornata di negoziazione nel mercato secondario. Ed è un mercato in cui gli investitori attivamente acquistano e vendono le loro azioni. Il documento EFAMA mette in dubbio una delle affermazioni dello studio della BCE: che i picchi di volatilità nel mercato innescano una pressione di vendita nel mercato secondario con conseguenti danni collaterali sul mercato primario, e che i partecipanti autorizzati (AP) addirittura, offrino dei rimborsi, per fare in modo che l'ETF operi come fondo chiuso.

EFAMA afferma che avviene completamente il contrario. "Precisamente durante picchi di volatilità il ratio del trading tra mercato secondario e quello primario aumenta visibilmente", dichiarano. Non vedono quel ciclo di retroazione di cui parla la BCE. Un esempio recente è stato visto nel BlackRock iShares FTSE 100 UCITS ETF (ISF). Il giorno dopo la Brexit, il 24 giugno 2016, questo prodotto ha subito movimentazioni sul mercato secondario per un volume di 500 milioni di dollari e senza alcun rimborso da parte degli AP nel mercato primario. Questo è mostrato nel grafico qui sotto:

GRAFICO_1

Fonte Bloomberg

Quello che emerge è che anche durante un evento come la Brexit gli AP sono stati in grado di operare come agenti di mercato praticamente esclusivamente con le loro società del FTSE 100 in cambio di azioni nell'ETF. Ciò significa che tutto quel volume è stato notato a malapena nel mercato primario. "Ciò dimostra che negli ETF di grandi dimensioni, in particolare quelli che seguono indici altamente riconosciuti come il FTSE 100, i picchi di volatilità sono assorbiti dal mercato secondario senza alcun effetto sulla negoziazione o il prezzo delle società che lo compongono," aggiungono. E non è un esempio isolato. Prendiamo un campione di un ETF concentrato e una replica sintetica, l'XTracker Euro Stoxx 50 UCITS ETF (1C), nel seguente grafico:

GRAFICO_DOS

Fonte: DWS e Bloomberg

È un periodo di incertezza sui mercati più lungo: il 2018. Come nell'esempio precedente, l'attività nel mercato secondario è vivace, mentre la calma rimane nel primario. Il rapporto mostra anche esempi nel mercato obbligazionario, meno liquido rispetto al mercato azionario, con conclusioni simili.

GRAFICO_3

Fonte: DWS e Bloomberg

Infine ritengono sia necessario un adeguato sistema di classificazione, in grado di introdurre una chiara distinzione tra gli ETF (che in Europa sono essenzialmente prodotti con licenza UCITS) e altri prodotti negoziati in borsa (ETP). Tale schema è destinato ad aiutare gli investitori a valutare prontamente i rischi inerenti a ciascun tipo di ETP, come anche ad assistere gli organismi di regolamentazione a concentrare meglio i loro sforzi per la protezione degli investitori e la salvaguardia della stabilità finanziaria.

 

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