I quattro elementi chiave a cui guarda Lazard AM


Ronald Temple, CFA, co-head of Multi-Asset e head of US Equities di Lazard AM ha preso in considerazione 4 elementi chiave dell’attuale situazione macroeconomica per definire la sua view e la sua strategia a livello globale; si tratta di aspetti con importanti implicazioni sulle varie asset class. Lo strategist ha posto la sua attenzione su: lo stato del consumatore americano, la guerra commerciale, la crescita economica cinese e la politica monetaria della Fed.

Per quanto riguarda la situazione dei consumatori statunitensi, motore della crescita economica del Paese, Ronald Temple mantiene una visione positiva, grazie ad una crescita solida del mercato del lavoro e un leggero aumento dei salari (soprattutto il ritorno della crescita dei salari della classe media), che potrà dare una spinta maggiore ai consumi.

Il protezionismo è un altro elemento fondamentale da considerare per Ronald Temple, perché la questione non è legata solo a Trump, ma sarà destinata a protrarsi nel lungo periodo, dato il populismo incombente a livello mondiale. “Sono d’accordo che la Cina possa rappresentare un problema per gli Stati Uniti e per il commercio globale, quindi deve essere affrontato, ma non credo che Trump lo stia facendo nel modo giusto”, commenta così l’esperto.

Il rallentamento della crescita cinese, peggiorato dalla trade war con gli Stati Uniti e dal restringimento delle condizioni creditizie del Paese, non preoccupano particolarmente Temple, che ritiene invece saranno oggetto di sfida per i policymakers, i quali dovranno dare ulteriori stimoli fiscali e monetari. Anche le condizioni vantaggiose del mercato del lavoro sono diminuite, se paragonate ad altri Paesi emergenti, il costo del lavoro infatti è aumentato e il contesto normativo è migliorato. Nonostante il tasso di crescita economica si sia abbassato, la Cina continuerà ad essere un Paese con una crescita sostenibile superiore a tanti altri Paesi, soprattutto sviluppati (intorno al 6% nel prossimo anno).

Infine la Fed ha fatto un passo indietro ed è tornata in campo con una politica monetaria accomodante, la trade war inoltre ha aumentato la probabilità di una recessione. Qualora dovesse esserci una escalation nelle relazioni commerciali tra USA e Cina, il gestore si aspetta un taglio dai 25pb ai 50pb già a luglio. Se invece le tensioni si placano, la Fed potrà essere più paziente.

Quali sono le implicazioni per gli investitori?

“Sono negativo sul debito (dei paesi sviluppati)”, così commenta Ronald Temple nel definire la sua view e strategia. L’Eurozona presenta ancora tassi negativi, e in generale in tutti i Paesi sviluppati le valutazioni sono care. Se aggiungiamo il fatto che nel giro di pochi anni, se non prima, ci sarà una recessione assisteremo anche ad un peggioramento del rischio di credito nei corporate bond statunitensi. In questo scenario il gestore favorisce la short duration sino a quando i tassi di interesse non raggiungeranno livelli più elevati e il debito emergente che può offrire opportunità interessanti, soprattutto data la riduzione del rischio di cambio legato alla politica della Fed.

Sul fronte equity, “le valutazioni non sono economiche, ma appaiono più interessanti rispetto al debito- dichiara l’esperto- Guardiamo soprattutto a quei titoli con solidi bilanci, un alto ROE, quindi società di qualità, perché qualora dovesse arrivare la recessione non possiamo permettersi di avere aziende rischiose in portafoglio, per questo attuiamo una sorta di ‘de-risk’. Ci troviamo in una fase del ciclo difficile per cui non possiamo scegliere titoli economici di bassa qualità. Preferiamo inoltre il mercato statunitense per la tipologia di aziende che ci possiamo trovare all’interno, cioè imprese che puntano sull’innovazione

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