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I prodotti passivi non spaventano i gestori attivi


Se quella che finora è stata considerata una guerra tra gestione attiva e passiva diventasse un trattato di pace? L’ipotesi non è più così lontana. Sempre più spesso i gestori attivi preferiscono inserire prodotti passivi per la costruzione delle loro asset allocation con finalità strategiche, senza però trascurare il loro primario obiettivo della ricerca di alpha. Se ne parla nell’ultima parte della tavola rotonda organizzata daFundsPeople su come la disruption e i nuovi rischi economici possano impattare i portafogli.

Il mercato sta sicuramente subendo le pressioni provenienti dalla gestione passiva, e questo rappresenta un rischio, ma un active manager nell'attuale contesto può anche cogliere le opportunità di focalizzarsi su nuovi prodotti secondo un approccio di asset allocation, laddove questi siano più efficienti, spiega Antonio Ligori, responsabile Asset Allocation di Mediobanca SGR. È così che la gestione passiva diventa complementare a quella attiva. Anche per Rossana Brambilla, head of Multi-Asset and Multi-Manager Responsible Investing di Sella SGR il ruolo dell’asset allocation in questo contesto di mercato è diventato fondamentale. Tra i motivi alla base dei forti flussi in entrata sugli ETF vi è anche Mifid2. “Gli ETF non solo riducono i costi, ma facilitano anche la trasparenza richiesta in ottemperanza alla normativa”, commenta l’esperta. “Nell’ultimo anno inoltre è anche aumentata la raccolta per i prodotti indicizzati di gran moda, come quelli sostenibili, tematici e smart beta; riteniamo tuttavia che ci siano alcune categorie, come per esempio i multi-asset e l’azionario Italia, dove il gestore attivo sia ancora in grado di creare valore”, aggiunge.

“Il mercato deve trovare il giusto equilibrio tra fondi passivi e fondi attivi”, dichiara Andrea Dolsa, VDG e CIO di Euromobiliare AM SGR. “Se all’interno del portafoglio si inseriscono ETF per determinare un’asset allocation, il compito dei fondi attivi dovrà essere quello di creare valore. L’obiettivo della gestione passiva è quello di trasferire le performance degli indici e minimizzare i costi, per la gestione attiva è quello di generare alpha”, conclude il responsabile investimenti.

Per Marco Cianflone, portfolio manager di Sectoral AM il contesto macro economico caratterizzato dai bassi tassi di rendimento ha contribuito alla diffusione della gestione passiva, favorito poi dall’introduzione della Mifid2. Il bull market aiuta senz’altro questi prodotti, ma cosa succederà con l’inversione di tendenza? Inoltre ci sono alcune tematiche specifiche per cui è davvero difficile riuscire a catturare le migliori opportunità sul mercato attraverso gli ETF. “Per esempio il settore dell’healthcare è fortemente supportato dalla disruption tecnologica ed è trainato da aziende con modelli di business innovativi”.  Mentre tramite le gestioni passive sostanzialmente si compra cio che e’ andato bene nel passato, questo  è particolarmente ‘poco interessante’ nel settore sanitario, dove la maggior parte della sovraperformance non proviene dagli investimenti in large cap (come possono essere i FAANGS per la tecnologia), ma piuttosto da società più piccole e innovative”, conclude.

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