I prodotti indicizzati apportano efficienza al portafoglio


Prima di inserire un ETF o un fondo indicizzato in portafoglio la domanda che si dovrebbe porre un investitore è: quanta efficienza mi apporta al portafoglio? Analizzare attentamente i provider richiede spesso una due diligence più lunga, quindi maggior costo di tempo e risorse,  ma il guadagno sarà successivo, in termini di efficientamento dell’asset allocation. In quest’ottica la selezione dei prodotti passivi diviene più complessa, durante la seconda parte della tavola rotonda sull’uso del passivo FundsPeople ha chiesto a un provider e ai fund selector le loro opinioni a riguardo.

Simone_Rosti_articoloIl mercato della gestione passiva si è evoluto con un incremento della granularità delle esposizioni, efficienza dei costi e un’offerta variegata di indice sulle medesime asset class. “Dal punto di vista dei provider, abbiamo osservato una maggiore attenzione dei fund buyer nella scelta degli ETF da utilizzare. Curiosità, policy aziendale e oneri di tempo sono alcuni degli aspetti che possono rendere in alcuni casi inerti gli investitori”, commenta Simone Rosti, responsabile per Italia di Vanguard. È un mercato che richiede sempre più specializzazione. Questo, per chi fa offerta, vuol dire dover pagare una penalità per essere arrivati per ultimi, per lo meno nel breve termine. “Tuttavia gli investitori mostrano ancora una certa apertura”, aggiunge, “si focalizzano soprattutto sui diversi indici sulle medesime asset class, che in certe condizioni possono beneficiare meglio di altri”, afferma. Secondo il manager di Vanguard la selezione di prodotti indicizzati richiede sempre più skills, che un tempo venivano invece impiegate in via esclusiva alla gestione attiva.  “La selezione deve essere completa, a 360 gradi, deve riguardare non solo la gestione attiva e passiva, ma anche l’indice”, sottolinea.

Roberto_Arosio_articoloPer Roberto Arosio, responsabile Investimenti e Wealth Management di Banca Aletti la selezione di un prodotto passivo avviene infatti su tre livelli. “In primo luogo verifichiamo la piattaforma del provider, per capire come sono predisposti i processi di replica, i rischi controparte nel caso dell’uso di swap, il securities lending, ecc...”, spiega il fund selector. “La seconda componente riguarda il prodotto, in cui si valuta il pricing, la liquidità e la tracking difference rispetto indice. Infine il terzo aspetto è guidato dall’asset allocation attiva, cioè si verifica l’idoneità a costruire il nostro portafoglio” sia in termini di asset allocation, core e satellite, sia in termini di liquidabilità, conclude.

Castiglio_articoloGiorgio Castiglioni, direttore Investimenti di Banca Passadore fa invece un uso sinergico di gestione attiva e passiva. “Utilizziamo quest’ultima soprattutto in maniera tattica, in cui poter sfruttare il premio derivante dalla liquidiità degli ETF e in caso di importi elevati cerchiamo di bilanciare l’esposizione tra tipologia di replica”, spiega. “Ci interessano inoltre egli strumenti passivi innovativi, in grado di approfondire temi e settori all’interno degli indici, permettendo l’esposizione a settori specifici o micro-settori”, commenta il responsabile investimenti. Oggi pertanto la lotta tra competiror non è più sul pricing, quanto sulll’innovazione del prodotto.

Simone_Da_Dalt_articoloEuromobiliare Advisory Sim prima di tutto effettua un’analisi qualitativa sui provider, per verificare che vengano implementate le best practise in termini di replica fisica/sintetica, approccio funded/unfunded, presenza e modalità del prestito titoli, rischi controparte. Successivamente, verifica l’idoneità della gamma. In tal caso gli strumenti vengono suddivisi in classi omogenee sulle quali viene effettuato periodicamente uno screening sistematico, attraverso un algoritmo proprietario, che consente di mantenere nel continuo, un presidio di qualità, spiega Simone Da Dalt, chief of Financial Advisory, Global Wealth Advisory della società.

serrao_articoloSebastiano Serrao, responsabile Gestioni Patrimoniali e Prodotti Assicurativi di Fideuram Intesa SanPaolo Private Banking per selezionare i prodotti passivi in portafoglio parte da una lista di controparti selezionate e autorizzate. “La scelta del singolo ETF risponde ad una valutazione di efficienza che viene fatta in funzione del ruolo che lo strumento deve assumere all’interno del portafoglio. Si guarda a diversi fattori, connessi all’obiettivo di investimento”, commenta. “L’analisi dei costi non è l’unica variabile su cui focalizzarsi, ma è molto importante. Infatti oltre al costo totale, anche la sua scomposizione tra costi interni misurati  dalla tracking difference e quelli esterni misurati dal bid-ask spread, può orientare differentemente la scelta prediligendo ad esempio il contenimento di quelli interni su esposizioni più strategiche, quando la detenzione dello strumento è più lunga”, conclude.

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