Le tensioni sul petrolio sono di natura geopolitica


Alla chiusura dei mercati europei di lunedì, la contrattazione sulla scadenza maggio era limitata ai soli operatori fisici. Il contratto è prima collassato a 4 dollari poi 1 dollari, infine negativo fino a toccare la punta di -40 dollari per poi recuperare in chiusura a -35 dollari. Un delta di 57 dollari rispetto alla scadenza giugno, in pratica, un calo del 305%. 

Oggi circa il 76% dello spazio di stoccaggio mondiale risulta occupato. “Nel mondo del petrolio, il ruolo dello stoccaggio è molto importante, perché aiuta a livellare la volatilità periodica della domanda e dell’offerta, supportando le aziende del settore a non subire troppo queste variazioni nei processi di lavorazione. Praticamente tutti sono al massimo delle proprie scorte di petrolio e se la domanda è bassa, perché l’economia e i trasporti sono fermi, allora ecco che si creano tutte le condizioni per queste distorsioni imprevedibili”, spiega Giovanni  Cuniberti, responsabile Consulenza fee-only di Gamma  Capital  Markets.

Contango e Backwardation

Il mercato è in Contango quando vi è più offerta che domanda nel mercato. Al contrario, è in Backwardation, quando vi è più domanda che offerta. 

“In questi mesi, sul mercato, conveniva comprare petrolio e riempire il magazzino a prezzi più bassi rispetto a quelli relativi alle scadenze successive, fenomeno che si è protratto fino a quando si è arrivati quasi a saturazione”, spiega. “Inoltre, la chiusura del mondo dovuto al Covid19, ha ridotto ulteriormente la domanda ed i produttori di petrolio si sono trovati con i magazzini stracolmi e senza un accordo utile per ridurre la produzione”. 

La geopolitica che conta

I problemi sul prezzo del petrolio nascono da lontano. Nel 2011 la Russia ha iniziato il progetto Nord Stream 2, l’enorme gasdotto che consentirebbe il trasporto di un ingente flusso di gas tra l’Europa e la Federazione Russa, danneggiando a livello economico e politico gli USA. Questo ha portato, nel dicembre 2019, la reazione degli Stati Uniti è quella di imporre pesantissime sanzioni alla Russia, costringendoli a interrompere il progetto Nord Stream. Così nel gennaio 2020 con l’avvento del Coronavirus in Cina, la domanda di petrolio cala a causa del lockdown della produzione cinese e precipita con il diffondersi della pandemia e il conseguente lockdown globale. Il prezzo del petrolio passa così da 60 dollari a 50 dollari al barile.

Nel marzo 2020 le riunione dell’OPEC, Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio, decidono per un taglio alla produzione con l’obiettivo di combattere il calo dei prezzi così che la Russia si oppone alla decisione e compie una mossa audace aumentando la produzione al fine di danneggiare economicamente gli USA, Paese specializzato nello Shale Oil che ha costi di estrazione altissimi (fra i 25 e 45 dollari al barile). Il petrolio arriva a toccare i 40 dollari al barile.

“La Russia, grazie ad un sistema fiscale flessibile, riesce a sopravvivere ai bruschi cali del prezzo del petrolio”, spiega Cuniberti. L’Arabia Saudita, leader dell’OPEC e maggior produttore mondiale, sottolinea l’importanza del suo ruolo con un ulteriore aumento dell’offerta facendo cadere il valore dell’oro nero a 27 dollari al barile in una giornata. Ed eccoci ad aprile, quando il mix di stoccaggio Contango, insieme ad una forte ondata speculativa, ha innescato un domino che ha visto cadere l’ultimo tassello nella serata di lunedì 20 Aprile, con il petrolio WTI scambiato a prezzi negativi. 

Secondo l’esperto, dato che l’Arabia Saudita vive di petrolio e finanzia la maggior parte dell’economia, quindi non potrà tirare troppo la corda. “Probabilmente si arriverà ad un compromesso nelle prossime settimane, nella speranza che la domanda torni presto a svuotare i magazzini”. Cuniberti continua: “la Russia, dal canto suo, può far leva sulla vendita di gas solo se il differenziale col prezzo del petrolio è alto e quindi, se si dovessero prolungare i tempi, questa situazione potrebbe danneggiare anche loro. Per i mercati, i segnali della ripresa delle attività sono sempre più forti in molti Paesi e quindi la volatilità del petrolio potrebbe abbassarsi nei prossimi mesi"

"Ciò non toglie la presenza di una componente ancora alta di rischio negli investimenti in ETF o futures legati al petrolio, proprio a causa dell’anomalia dell’effetto Contango”. 

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