I mercati tornano ad essere guidati dal sentiment sul rischio


Una volta archiviate la crisi finanziaria globale e la crisi del debito nell’Area Euro a fine 2013, la solidità dell’attività economica e la politica monetaria espansiva avevano aperto la strada a una fase caratterizzata da rendimenti positivi per le asset class sicure e per quelle rischiose. Infatti, ad esclusione del 2018, negli ultimi dieci tutte le asset class hanno beneficiato delle iniezioni di liquidità delle Banche centrali.

Tuttavia da metà anno sul fronte dei rendimenti si è registrata una spaccatura sempre più ampia: a conseguire performance positive sono state, di volta in volta, o le asset class più rischiose e quindi più volatili come azioni, obbligazioni high yield e metalli di base, o le asset class considerate sicure o difensive, come obbligazioni governative, titoli societari investment grade e oro. In breve, c’è stata un’alternanza tra propensione e avversione al rischio (“RORO”: Risk On-Risk Off). Alla luce dei dubbi circa la resilienza del ciclo economico e l’efficacia di nuove misure di stimolo monetario, nonché della persistente incertezza politica, gli investitori dovranno tornare ad adottare un approccio più sensibile al rischio. “Il ritorno dell’alternanza tra fasi di propensione e di avversione al rischio e la debolezza dei dati economici, in particolare nell’Area Euro, ci inducono a mantenere una certa cautela. Attualmente le decisioni di asset allocation attiva sono più importanti che la crescente differenziazione a livello di rendimenti”, commenta Stefan Rondorf, senior Investment Strategist, Global Economics & Strategy di Allianz Gl.

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Fonte: Allianz GI

Secondo gli ultimi dati del State Street Investor Confidence Index® (ICI) di State Street Global Markets per il mese di settembre, l’incremento del sentiment è stato guidato da un aumento di 18,5 punti in Europa, dove l’indice ha raggiunto i 107,6 punti. Trend inverso in Nord America, dove l’indice è calato a 71,8 punti dai 73,5 del mese scorso. Del resto “L'aumento della fiducia degli investitori in Europa è dovuta principalmente alla riallocazione verso il Regno Unito. Gli investitori professionali sembrano credere che il FTSE, che da luglio ha perso il 10%, tornando ai livelli toccati prima del voto sulla Brexit del 2015, rappresenti un'opportunità di investimento seppur temporanea”, dichiarano dalla società.

Questa maggiore sensibilità al rischio quindi potrà tradursi in approcci più prudenti da parte degli investitori. Guilhem Savry, head of Macro and Dynamic Allocation del Cross Asset Solutions team, ed Eugenio Rodriguez, portfolio manager di Unigestion ritengono infatti che indipendentemente la ricerca di utili e di protezione dovranno andare di pari passo. “Dal lato della protezione, apprezziamo le strategie FX perché sono facilmente implementabili, grazie alla loro elevata liquidità. Hanno fornito storicamente una protezione efficace e sono molto meno costose delle strategie di volatilità a lungo termine o delle valute rifugio indipendenti”, commentano.   

Andrew Balls, CIO Global Fixed Income di PIMCO ritiene che l'economia globale stia per entrare in una ‘finestra di debolezza’ a bassa crescita, che proseguirà nel 2020 con una maggiore incertezza sul fatto che sia una finestra sulla ripresa o sulla recessione. “In questa finestra, riteniamo prudente concentrarsi sulla conservazione del capitale, essere relativamente leggeri nell'assumere il rischio macroeconomico top-down nei portafogli, essere cauti sul credito aziendale e sulle azioni, attendere maggiore chiarezza e sfruttare le opportunità come si presentano”, conclude l’esperto.

 

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