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I due temi caldi di Moneyfarm per il mercato


Da una parte il rialzo dei tassi negli Stati Uniti, dall’altra il rischio sul debito italiano, al di là di qualsiasi sia il colore del nuovo governo. Nelle ultime settimane sono questi i temi che hanno tenuto banco sui mercati. Ne sono convinti gli esperti di Moneyfarm che si soffermano proprio su queste due questioni e su dinamiche macroeconomiche che stanno muovendo i mercati causando il ritorno della volatilità.

Un rialzo dei tassi più deciso

Se a gennaio il consenso del mercato era orientato verso i due rialzi da parte della Fed, adesso gli operatori ne prevedono tre. Dopo il discorso del neo presidente della banca centrale americana Jerome Powell, perfino quattro. Come spiega Roberto Rossignoli, portfolio manager di Moneyfarm, “non è la prima volta che ci troviamo di fronte alla possibilità di vedere più rialzi in rapida successione. Da dicembre 2016 a giugno 2017 avevamo per esempio visto 3 rialzi. All’epoca però l’inflazione in tutto il mondo stava scemando e l’appiattimento degli indicatori che misurano le aspettative sui tassi d’interesse mostra come i rialzi non fossero visti come strutturali”.

Se però nel corso dello scorso anno nonostante la crescita costante dei tassi, le aspettative faticavano a crescere “nell’ultimo mese i mercati hanno cominciato ad avere una valutazione diversa delle future mosse della Fed, prevedendo una crescita dei tassi più netta. Cosa è cambiato?”, si chiede il manager. “L’inflazione in aumento sta convincendo gli operatori che la banca centrale americana dovrà presto agire più decisamente sulla stretta monetaria”.

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Fonti: Moneyfarm, Bloomberg. 

E non solo. Per Rossignoli c’è anche da dire che gli indicatori macroeconomici cominciano a mostrare qualche segno di stanchezza. “Nonostante la crescita economica rimanga solida, ultimamente i dati hanno deluso le attese. Si tratta di un fattore da tenere sotto controllo, anche se fisiologico dopo un semestre in cui la sorpresa è stata costantemente positiva. L’effetto sorpresa economica sta scemando nei mercati sviluppati, mentre sta diminuendo nei mercati emergenti”, dice l’esperto. “Più che darci un’indicazione sullo stato dell’economia, ci dice qualcosa sul sentiment di breve termine dei mercati e sul livello di imprevedibilità della situazione economica, oggi sicuramente più incerta nei mercati avanzati rispetto agli emergenti”.

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Fonti: Moneyfarm, Bloomberg.

Attenti al debito italiano

All’indomani delle elezioni politiche, nulla sembra chiaro. La patata bollente è nelle mani del presidente della Repubblica, ma è difficile per i mercati valutare quale governo (se ci sarà) avrà l’Italia. Le elezioni del presidente della Camera e Senato daranno un primo segnale di chiarezza in quello che comunque rimane uno  scenario  da tenere  sotto  controllo per le sue molteplici implicazioni. “In generale il nostro approccio diversificato a livello globale fa sì che all’interno del nostro portafoglio l’esposizione diretta sull’Italia sia limitata”, spiega Rossignoli. Che poi aggiunge: “Volendo ragionare con una prospettiva di medio termine, è evidente che il prossimo governo si troverà ad agire in uno spazio piuttosto ristretto dal punto di vista dell’agibilità fiscale e questo è un po’ in contrasto con il tono delle promesse elettorali che abbiamo sentito da parte di tutti gli schieramenti e con il fatto che la protezione sul debito italiano garantita dalla Bce andrà a ridursi durante i prossimi anni”.

Tra i compiti più ardui del nuovo esecutivo, infatti, secondo l’esperto ci sarebbe quello di tenere sotto controllo il rischio sul debito italiano. Basta guardare un grafico per capire le sue preoccupazioni. “In questo grafico tracciamo gli ultimi 25 anni di spread mettendoli in relazione al rapporto debito Pil. Dopo la svalutazione della lira del 1992 il costo del debito pubblico italiano è stato tenuto basso da quando nel ‘96 si è concretizzata la prospettiva di ingresso nel sistema euro (che ha eliminato il rischio credito, evitando al Paese molte delle conseguenze nefaste che la svalutazione del '92 avrebbe causato in termini di reputazione). Nel frattempo, per aderire ai parametri di Maastricht, i vari governi che si sono succeduti hanno intrapreso un percorso di riduzione del debito che si è fermato solo nel caso del governo Berlusconi che decise di aumentare la spesa pubblica prima delle elezioni del 2006. Poi è arrivata la crisi del 2008 che ha fatto schizzare il rapporto debito Pil e lo spread”.

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Fonti: Moneyfarm, Bloomberg. La linea rappresenta il differenziale di rendimento a scadenza tra titoli di stato italiani e tedeschi negli ultimi 25 anni.

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