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I danni della Brexit fino ad oggi


A seguito del meeting del Comitato per la Politica Monetaria (MPC) di Bank of England (BoE) del 21 giugno 2018, la Banca centrale ha deciso di mantenere i tassi d’interesse e il ritmo di acquisito mensili invariati. Michael Metcalfe, responsabile globale macro strategy di State Street Global Markets, commenta: “Nonostante fosse stato anticipato che uno o due membri del comitato potessero essere contrari all’aumento dei tassi di interesse, non ci si aspettava che i membri a favore di un rialzo dei tassi fossero tre. I mercati dei tassi d'interesse erano completamente impreparati a questa mossa. Avendo già prezzato un aumento nella prima metà dell'anno, la combinazione tra i dati economici più deboli e i commenti della Banca centrale aveva indotto i mercati a credere che la stretta non fosse imminente. Tuttavia, l'MPC sembra voler inviare un segnale sul fatto che i mercati non dovrebbero essere soddisfatti del ritmo di inasprimento della politica monetaria e del loro desiderio di avviare un percorso di normalizzazione della stessa nel Regno Unito”.

Di fronte a questo scenario non è da escludere un aumento dei tassi d’interesse nel mese di agosto. Ma a che punto siamo con la Brexit? La Banca centrale deve andarci ancora molto cauta. Secondo Philippe Waechter, chief economist di Ostrum Asset Management, “l'impatto più evidente di Brexit è il minore slancio della crescita registrato nel Regno Unito dopo il referendum. La dinamica è rallentata e il Regno Unito non ha approfittato del forte miglioramento della crescita dell'area dell'euro nel 2017”. Nel primo trimestre del 2018, il PIL francese è stato superiore dell'1,8% al suo trend, quello tedesco del +1% e quello dell'Area euro del +1,4%, mentre quello britannico è stato inferiore del 2%. “Il Regno Unito è scollegato dal resto d'Europa, mentre l'Area euro è il suo principale partner commerciale. In altre parole, nonostante la ripresa europea, non vi è stato un contagio positivo nel Regno Unito”. 

Anche secondo Dave Lafferty, chief market strategist di Natixis Investment Managers, “la mancanza di progressi compiuti verso il processo di uscita dall'UE ha portato debole chiarezza sul futuro delle imprese britanniche. L'anno scorso, l'economia globale ha preso slancio nel secondo e quarto trimestre in modo più sincronizzato, mentre il Regno Unito sembrava l'unica grande economia a rimanere indietro. Le imprese hanno aperto uffici e spostato i lavoratori in tutta l’Unione Europea, i prezzi immobiliari sono sotto pressione e l'iniziale spinta competitiva della debolezza della sterlina è svanita con la stabilizzazione della valuta”. 

Definire gli obiettivi

Mentre il cammino verso l’uscita è ancora in corso, è importante per il Regno Unito definire degli obiettivi chiari per la Brexit. Nel corso del negoziato, gli obiettivi del Regno Unito sono rimasti troppo spesso in sospeso tra l’ottenere un buon accordo, l’evitare un accordo scadente o ottenere un compromesso sull’uscita che avrebbe potuto rendere il voto privo di significato. “Sarà fondamentale presentare un fronte unificato. Indubbiamente, la posizione del Regno Unito in questi negoziati è stata indebolita dalle lotte interne: uscire vs. rimanere, Tory vs. Labour, Tory vs. Tory, Lords vs. Commons. Il Primo Ministro May ha combattuto con entrambe le mani legate”, spiega Lafferty. 

Altra variabile da tenere in considerazione è il mercato immobiliare: Marco Vailati, direttore centrale responsabile ricerca e investimenti di Cassa Lombarda, fa notare che il prezzo delle case è aumentato per il sesto mese consecutivo, ma il tasso tendenziale resta ai valori inferiori degli ultimi sei anni, dopo aver segnato a dicembre i minimi dal 1/12. “Il timore di una possibile nuova debolezza della sterlina tiene basso l'appeal dell'investimento immobiliare in UK per gli stranieri, mentre la passata debolezza, avendo creato inflazione, ha ridotto il potere d'acquisto reale degli inglesi e con esso anche la domanda nazionale di case”. 

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