I consumi diventano trend


Tratto dalla rivista numero 31 Funds People - sezione Megatrend.

Quella degli ultimi anni è una vera e propria rivoluzione demografica: da un lato c'è l’invecchiamento della popolazione mondiale e dall’altro l’incremento della classe media nei Paesi emergenti. Questi fenomeni sono diventati importanti trend secolari che stanno attirando gli investitori in cerca di rendimento e diversificazione.

Secondo Ido Cohen, senior portfolio manager del team Invesco Fundamental Equity e gestore del fondo Invesco Global Consumer Trends, la tecnologia e la connettività sono sicuramente i principali driver delle più grandi tendenze di consumo, ma i dati sull’invecchiamento della popolazione e sul benessere stanno dando ugualmente una spinta importante. “L’invecchiamento della popolazione comporta dei cambiamenti nelle attività di consumo (maggior tempo libero e nuove esigenze alimentari e fisiche). L’incremento della classe media nei Paesi emergenti, invece, offre diverse opportunità dettate dal fatto che questa fascia di consumatori inizia a connettersi per la prima volta, ha più reddito a disposizione ed è per questo che tali fattori rappresentano un input positivo per le imprese di beni e servizi di una certa attrattività che possono oltrepassare i confini”, commenta il gestore.

A tal proposito abbiamo deciso di analizzare tutti i fondi disponibili alla vendita in Italia appartenenti alla categoria Morningstar Sector Equity Consumer Goods & Services, per comprendere come questo cambiamento demografico stia nella pratica condizionando il settore dei consumi e se, effettivamente, siano in grado di offrire rendimenti interessanti nel lungo periodo. Nel Belpaese sono 27 i prodotti distribuiti appartenenti a tale categoria. Il fondo Lombard Odier Funds Global Prestige di Lombard Odier IM è quello che ha registrato il miglior rendimento a 3 anni in valuta base (18%), seguito dal Robeco Global Consumer Trends Equities di Robeco, con rating Consistente Funds People, che ha una performance a 3 anni del 16%, e dal fondo focalizzato sul settore del lusso di GAM, il GAM Multistock Luxury Brands Equity, che a 3 anni ha ottenuto un rendimento del 14%.

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L'impatto dei trend

In che modo questi trend demografici riescono ad impattare i consumi? E come riuscire a cogliere le relative opportunità di investimento? Alcuni gestori hanno cercato di rispondere a queste domande.

Secondo Anne Le Borgne, Thematic Equity portfolio manager di CPR AM e gestore del fondo Amundi Fds CPR Global Lifestyles, la classe media è un driver chiave della domanda di beni di consumo e di lusso nei Paesi emergenti. Si stima, infatti, che entro il 2030 questa rappresenterà cinque miliardi di persone e 2/3 vivrà in Asia. “Il settore wellness e quello della cosmetica in particolare hanno beneficiato di forti acquisti da parte dei turisti e soprattutto da parte della popolazione cinese. La spesa per i cosmetici in Cina continuerà a crescere fortemente perché, secondo Euromonitor, rappresenta solo 1/5 di quanto speso in Giappone e in Corea", spiega Le Borgne. 

"Il digitale ha un'elevata penetrazione in Asia negli acquisti online, nei social media e nei pagamenti mobile. Tencent, ad esempio, ha un miliardo di utenti attivi attraverso la sua piattaforma di social networking Wechat e di videogiochi rispetto ad una popolazione cinese pari a 1,4 miliardi. Attualmente, sta beneficiando del successo globale del suo gioco Fortnite che sta attirando un nuovo target di giocatori più giovani”.

Trade war, no problem

La Cina è sicuramente il Paese in via di sviluppo maggiormente colpito dai trend demografici e quello in cui il cambiamento nelle abitudini di consumo è stato più evidente e repentino, con le relative conseguenze che ne derivano. Raymond Ma, portfolio manager del FF China Consumer Fund (rating Blockbuster Funds People) di Fidelity International, ritiene, infatti, che la Cina, grazie al suo focus sui consumi interni, possa rivelarsi abbastanza immune alla guerra commerciale.

In quest’ottica, il portafoglio del FF China Consumer Fund ha una bassa esposizione alle esportazioni, in quanto si focalizza su aziende i cui ricavi provengono direttamente dal mercato domestico cinese. “In qualità di stock picker con un approccio bottom-up, crediamo che uno scenario macroeconomico incerto rappresenti spesso un momento in cui gli investitori abbiano la possibilità di individuare aziende interessanti con valutazioni attraenti. Manteniamo, dunque, un sovrappeso ai settori della Nuova Cina, in quanto meno vulnerabili ai venti macroeconomici contrari del breve periodo. Continuiamo, quindi, a focalizzarci su titoli che possano offrire una crescita sostenibile nei prossimi 3-5 anni e che siano esposti a una serie di trend che riteniamo saranno i driver dell’economia di lungo periodo, quali ad esempio l’automazione, la digitalizzazione o la mobilità tra gli altri”, conclude l’esperto.

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