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Guardare ai fondamentali per evitare possibili sorprese


Contributo a cura di Fabrizio Fiorini, responsabile degli Investimenti e Vice Direttore Generale di Pramerica SGR.

Durante il mese di settembre i mercati azionari hanno registrato una certa debolezza, soprattutto nella parte finale del mese. Successivamente, già nei primi giorni di ottobre, hanno mostrato un andamento positivo, riportandosi sui valori di inizio estate.  Questo è avvenuto all’interno di un contesto dove il flusso di notizie, sia sul fronte macroeconomico, sia su quello sanitario, non è stato positivo.

In particolare, per quanto riguarda l’andamento del virus, c’è stata un’accelerazione dei contagi soprattutto in Europa. Tuttavia, di fronte a un tasso di mortalità relativamente contenuto, il mercato sembra aver reagito positivamente.

In merito al quadro macroeconomico, gli indici di fiducia hanno evidenziato segnali di stabilizzazione, non più di accelerazione. All’interno di tale scenario, le motivazioni della ripresa dei mercati azionari vanno allora rintracciate anche nell’abbondante liquidità presente nel sistema, che ha indotto gli operatori a effettuare scelte di investimento prescindendo dalle considerazioni di carattere più prettamente macroeconomico.

Un altro aspetto che ha contribuito in maniera positiva al rialzo dei listini azionari americani è stato il cambiamento d’interpretazione sui risultati delle elezioni presidenziali USA. Se fino a un mese fa lo scenario di vittoria di Joe Biden veniva interpretato come un evento negativo, nelle ultime settimane, al contrario, tale scenario (che secondo i sondaggi è il più probabile) è stato valutato dai mercati come favorevole, in quanto è stata attribuita particolare rilevanza ai risvolti positivi del considerevole stimolo fiscale che il candidato democratico avrebbe intenzione di implementare.

Dal nostro punto di vista, continuiamo a ritenere che occorra porre attenzione ai fondamentali: gli indici di fiducia in stabilizzazione, pur non profilando uno scenario di lockdown, riflettono una situazione intermedia, in cui possono essere messe in atto da parte dei governi misure di contenimento. Tali misure, a loro volta, potrebbero poi avere un impatto negativo sugli indici di fiducia stessi e implicazioni negative sull’economia. 

Inoltre, sul fronte elettorale, ci sembra che il mercato, al momento, attribuisca una minor importanza al tema del finanziamento dell’ingente piano di stimolo fiscale di Biden che, coerentemente col suo programma di redistribuzione dei redditi, verrebbe realizzato attraverso un aumento della tassazione sulle imprese. Nell’eventualità di una vittoria di Biden, una presa d’atto di questo aspetto porterebbe a una correzione sui mercati azionari. Nel complesso, le prossime settimane saranno fondamentali per avere maggiori informazioni sugli sviluppi di questi temi; alla luce delle attuali incertezze e di possibili soprese negative, riteniamo che occorra procedere con un atteggiamento prudente e con un’esposizione al rischio inferiore rispetto a quella avuta nella parte centrale dell’anno.

In termini di asset allocation, questo vuol dire continuare a mantenere nei confronti dell’asset class azionaria un approccio cauto che si traduce in un posizionamento di sottopeso. Nel complesso, il momentum della ripresa macro appare aver moderato la sua forza; la velocità della crescita, infatti, è in stabilizzazione e questo elemento ha contribuito a ridurre l’euforia di fondo che caratterizzava i mercati finanziari. Questo potrebbe permettere agli investitori di concentrarsi meglio sulle valutazioni che, nel caso dell’asset class azionaria, appaiono in diversi casi care. L’atteggiamento di maggiore prudenza nei confronti del rischio si traduce anche in una graduale riduzione dell’esposizione all’asset class corporate, come peraltro fatto nell’ultimo mese. I titoli corporate, infatti, nella parte finale dell’anno rischiano di soffrire di una fase di illiquidità e, pertanto, eventuali tensioni potrebbero causare effetti maggiori a quelli che avrebbero prodotto in condizioni normali di liquidità.

In questo contesto, appare opportuno mantenere una diversificazione su asset meno rischiosi come i governativi, che potrebbero fungere da bene rifugio. Per quanto concerne la componente core, la view appare più costruttiva; in un regime di mercato che verosimilmente rimarrà avverso al rischio, i rendimenti obbligazionari dovrebbero continuare a muoversi intorno agli attuali livelli, che costituiscono la parte bassa del range degli ultimi mesi. Relativamente ai BTP, alle quotazioni attuali non resta grande spazio per un ulteriore restringimento dello spread, solo il carry positivo giustifica la residua posizione lunga in un contesto in cui non appaiono grandi rischi politici all’orizzonte e in cui la BCE, verosimilmente, estenderà fino alla fine dell’anno le sue misure di supporto all’economia. Per quanto concerne le valute, vengono mantenute le posizioni lunghe nei confronti dell’Euro, anche se il raggiungimento di determinati livelli potrebbe rappresentare target ragionevoli per ridurre ulteriormente la posizione corta di dollaro. Data la situazione macro in Europa e, in particolare, il livello di inflazione, la BCE, perlomeno verbalmente, potrebbe opporsi a un suo eccessivo rafforzamento.

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