Green bond: attivi è meglio


Contributo a cura di Demis Todeschini, ETF sales specialist, Franklin Templeton. Contenuto sponsorizzato.

Un portafoglio di Green Bond ben bilanciato dovrebbe avere una competenza più ampia, per evitare l’esclusione del debito di società essenziali per la crescita dell’economia a basse emissioni di carbonio. Un approccio attivo all’investimento in Green Bond consente quindi a un gestore di portafoglio di esercitare la sua discrezionalità pur continuando a investire in obbligazioni che offrono vantaggi per l’ambiente. Siamo convinti che tale approccio possa inoltre fornire rendimenti corretti per il rischio allettanti. Quest’articolo descrive alcuni degli aspetti più importanti dei Green Bond illustrando perchè la  gestione attiva è stata considerata più effiecente per la costruzione del Franklin Liberty Euro Green Bond UCITS ETF, il primo ETF europeo green bond gestito attivamente.

Il contesto dei Green Bond

I Green Bond sono strumenti dei mercati di capitali emessi per finanziare progetti finalizzati a influire positivamente sull’ambiente e/o il clima. Secondo i Green Bond Principles (GBP)[1], l’emittente deve certificare dove e come si spendono i proventi, il processo di valutazione e selezione del progetto e l’efficacia di tali investimenti nel realizzare i loro obiettivi di decarbonizzazione. I GBP non impongono che la liquidità sia mantenuta in conti bancari segregati o che gli asset finanziati siano custoditi separatamente. 

Il debutto dei Green Bond risale al 2008, con un’emissione della Banca Mondiale. Da allora, le preoccupazioni crescenti per le emissioni di gas serra (GHG) e il cambiamento climatico hanno reso sempre più popolari gli investimenti ambientali, sociali e di governance (ESG) facendo aumentare rapidamente le emissioni di titoli associati all’impatto ambientale per il finanziamento di spese destinate al contrasto del cambiamento climatico. I Green Bond si sono diffusi molto rapidamente in tutte le giurisdizioni, le industrie e le valute. 

Quali sono le caratteristiche di un’obbligazione “verde”? 

La definizione delle caratteristiche che qualificano un’obbligazione come “verde” è piuttosto complessa. I GBP sono volontari, ma per cominciare a comprendere che cosa costituisca la finanza verde e il processo per definire se uno strumento finanziario sia conforme con i GBP, vanno considerati i quattro componenti dei Principi: Impiego dei proventi, processo di valutazione del progetto, gestione dei proventi e reportistica. 

Etichettate e non etichettate

Gli emittenti per ottenere l’etichetta «verde» per un’obbligazione possono procedere al passo successivo e richiedere una certificazione, abitualmente la certificazione è rilasciata da una parte esterna che verifica la conformità con i GBP. Molti emittenti il cui business model sostiene un futuro a bassa emissione di carbonio, spesso denominati “pure-play verdi”, non devono obbligatoriamente soddisfare i GBP, né certificano formalmente le loro obbligazioni come verdi. Ricordiamo per esempio società produttrici di pannelli solari, turbine eoliche o infrastrutture per la ricarica di vetture elettriche. Tali pure-play sono spesso indicati come in linea con gli obiettivi di sostenibilità ambientale.

Nonostante le credenziali verdi dei loro business model, i titoli di debito emessi da società pure-play non ricevono automaticamente un’etichetta “verde”, sebbene questa fosse l’intenzione degli autori originali dei Green Bond Principles. In questi casi, gli investitori devono provvedere alla propria due diligence per assicurarsi dell’uso dei proventi, le credenziali ambientali dell’emittente e il carattere generale “verde” dell’obbligazione. 

Indici delle obbligazioni verdi 

Gli indici, e per estensione i fondi Green Bond, sono vincolati da norme in materia di idoneità. I requisiti sono abitualmente un’etichettatura formale, una dimensione minima di emissione e la certificazione. Di conseguenza, tali indici coprono soltanto una frazione dell’universo investibile delle obbligazioni in linea con obiettivi di sostenibilità ambientale. 

Alla ricerca di titoli vincenti 

I Green bond hanno dovuto affrontare una certa dose di scetticismo. Alcuni investitori sospettano che l’emissione verde possa essere solo un tentativo per dare una “ripulita” al marchio di una società, senza che cambi nulla dei suoi comportamenti dannosi per il clima. Per questo siamo convinti che applicare un controllo professionale in un mercato che si trova ancora nelle sue fasi iniziali sia centarle. Riteniamo che sia essenziale considerare la strategia generale e il comportamento dell’emittente, la sua performance ambientale e la storia operativa, oltre alla probabilità che la governance e il management possano assicurare il successo della realizzazione del progetto.

Conclusione

I Green Bond sono uno strumento chiave per cercare di decarbonizzare l’economia globale, e sono destinati a una costante rapida crescita.Un dato su tutti,  l’UE prevede investimenti per 180 miliardi di euro all’anno nel prossimo decennio per finanziare progetti relativi al clima, con l’obiettivo di zero emissioni nette GHG entro il 2050, ma solo una parte di tali obbligazioni sarà idonea per l’inclusione negli indici. 


[1]Fonte: International Capital Market Association.

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