Giorgi (BlackRock): “Valore ed efficacia dello strumento ETF confermata dai mercati”


Gli ETF alla prova della prima grande correzione di mercato. Le ultime settimane rappresentano infatti, con andamenti paragonabili alla grande crisi finanziaria del 2008 quando gli strumenti passivi erano sì già nati ma non diffusi a livello sistemico, un momento importante da valutare con estrema attenzione. “Una prima percezione l’avevamo già riscontrata con la correzione scaturita dal referendum su Brexit, ma nulla in confronto a quanto si è verificato nel mese di marzo, in cui gli ETF sono arrivati a sorpassare i 100 miliardi di dollari di scambi settimanali, rispetto a medie tra i 40 e i 45 miliardi”, fa notare Luca Giorgi, head of Wealth di BlackRock Italia.

Termometro di mercato

Il primo dato rilevato dal manager sottolinea la resilienza dimostrata dall’intero comparto e in particolare dagli strumenti più grandi in termini di masse. “In una fase di estrema difficoltà gli ETF hanno continuato ad essere acquistabili e vendibili anche in un momento in cui non era possibile scambiare i sottostanti  confermando l’efficacia e la liquidità di questi prodotti”, rileva.

“È interessante notare come a partire dal 20 febbraio, inizio dell’outbreak di Covid-19”, entra nel dettaglio Giorgi, “le prime due settimane siano state contrassegnate da fuoriuscite dall’equity poi seguite, a partire dalla terza settimana, anche da scambi negativi sul fixed income, soprattutto sulla parte high yield e debito emergente. Gli ETF si sono dimostrati il vero termometro di mercato dando immediati segnali sul posizionamento degli investitori sia in uscita che in entrata. Ci sono stati trading a sconto anche di diversi punti percentuali, ma ciò che è realmente rilevante è il fattore di continuità degli scambi con conferimento al sottostante del suo reale valore”. Non solo, sottolinea dunque Giorgi, l’investitore ha avuto grazie agli ETF la possibilità di continuare a operare sul mercato ma lo sconto applicato, data l’assenza di trading sul sottostante, ha permesso in tali momenti la determinazione puntuale del prezzo reale dell’asset in oggetto.Gli ETF con i patrimoni in gestione più grandi, più scambiati e più liquidi hanno in definitiva dato liquidità al mercato creando valore anche in ottica valutativa”, completa sul punto.

È già il momento del ritorno a risk-on?

“Il 2020 era iniziato in modo molto positivo, per iShares in particolare su credito e debito emergente, con record di raccolta giornalieri e mensili. La situazione di pandemia globale ha portato ad un’inevitabile chiusura di posizioni”, analizza Giorgi. “Oggi vediamo il ritorno del risk on”, dichiara a partire dalla prospettiva privilegiata di primario operatore sul mercato degli ETF con ampia visibilità sui flussi globali. “Già la scorsa settimana corporate investment grade e equity hanno avuto importanti flussi positivi nel mondo degli ETF. Come iShares stiamo avendo un ulteriore aumento della quota di mercato. Dimensione e conseguente alta liquidità degli strumenti fanno sì che siano utilizzati dagli investitori, sia banche centrali, istituzionali ma anche retail, come mezzo primario di entrata e uscita dal mercato. Tipicamente questo avveniva sull’azionario ma nell’attuale contesto l’attenzione è molto concentrata sull’obbligazionario. Dopo l’annuncio della Fed sull’acquisto di titoli sul mercato primario così come secondario e la comunicazione da parte dell’amministrazione statunitense di un importante piano straordinario di aiuti a imprese e cittadini, abbiamo visto gli investitori ritornare con fiducia ad aprire posizioni, in particolare, su fixed income investment grade e azionario statunitense”.

Chi ha fatto (e continuerà a fare) meglio

Nella fase di alta volatilità affrontata da ormai oltre un mese dai mercati, due sono i grandi vincitori individuati da Giorgi nell’arena degli ETF. “Continuano a esserci flussi su ESG con prodotti che hanno tenuto anche in questo contesto ed inoltre le strategie fattoriali hanno dato segnali positivi nel momento di massima correzione”, afferma. “Alcuni fattori come minimum volatility, quality ma anche momentum hanno offerto un grande contributo nel contrastare la volatilità del mercato”, aggiunge.

Il tema smart beta, nello specifico, è considerato dal manager di fronte ad un punto di svolta. “Il 2020 sta dimostrando la centralità della diversificazione fattoriale. Con la crisi in atto avverrà una definitiva consacrazione di questa tipologia di strumenti, ad oggi non ancora presenti, in maniera sufficiente, all’interno dei portafogli degli investitori”, sostiene l’esperto. Particolare attenzione, conclude Giorgi, viene rivolta al fattore minimum volatilty, per cui è possibile l’accesso a “strumenti con lungo track record, adatti ad una fase avanzata del ciclo economico e che forniscono esposizione a titoli stabili e settori difensivi”.

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