Gestori obbligazionari: come cambia il posizionamento nel 2018?


Nel 2017, in uno scenario particolarmente favorevole per i mercati finanziari, il debito emergente e l’high yield sono state le aree del reddito fisso che hanno offerto le migliori opportunità per gli investitori. Il ritorno dell’inflazione e della volatilità sui mercati, la normalizzazione delle politiche monetarie delle principali Banche centrali, i numerosi eventi politici in Europa e nei Paesi emergenti e il contesto imprevedibile negli Stati Uniti rappresentano i principali temi da tenere in considerazione nel 2018. Ma come cambiano le strategie obbligazionarie e il posizionamento nel 2018? Ne abbiamo discusso con i gestori obbligazionari di alcune delle principali SGR italiane, nella seconda parte della tavola rotonda organizzata da Funds People.

Secondo gli esperti, le valutazioni elevate dell'obbligazionario e la maggiore volatilità sui mercati finanziari, rendono necessario un approccio più cauto al fixed income nel corso del 2018. Secondo Andrea Ponti, senior portfolio manager di Kairos, è consigliato un atteggiamento più prudente e selettivo, anche se il quadro economico complessivo e il supporto ancora presente delle Banche centrali rappresentano due fattori positivi. “Le impostazioni di asset allocation del primo trimestre del 2018 sono ancora un pò figlie del 2017. La compiacenza al rischio è ancora abbastanza elevata, con la maggior parte degli investitori che sono ancora mediamente abbastanza constructive. È d’obbligo invece adottare più cautela, flessibilità, selettività e disciplina e prendere meno scommesse rispetto allo scorso anno”.

Anche AcomeA suggerisce un approccio cauto al reddito fisso, soprattutto per la possibile normalizzazione dei tassi in Europa. “Questo processo ci porta a restare ancora più scettici sui Paesi europei e cauti sulla parte lunga della curva americana. Sul lato corporate bond dei Paesi sviluppati (investment grade e high yield), i rendimenti assoluti e gli spread restano poco appetibili non solo rispetto al livello di indebitamento, ma anche a fronte degli effetti dell’attesa normalizzazione dei tassi di interesse e riteniamo che sia meglio attendere eventuali opportunità specifiche”, afferma Marco Sozzi, portfolio manager di Acomea SGR. La società ritiene più interessante il comparto dei Paesi emergenti (in hard e local currency): “a differenza di quanto accade con i crediti, gli spread non sono ai minimi e anzi sono già in allargamento, segno che il viaggio verso un fair value è in una fase più avanzata. In questo senso l’investimento anche in titoli denominati in divisa diversa dall’euro, eventualmente a cambio coperto per limitare la volatilità, è una opportunità che stiamo già cogliendo”.

Fondaco SGR continua a privilegiare il debito dei Paesi emergenti, adottando un approccio più cauto sul credito e mantenendo un’esposizione diversificata alla periferia europea. “Siamo relativamente più constructive sugli Stati Uniti: ci attendiamo un rialzo graduale e limitato dei tassi di interesse, in un contesto di espansione economica: l’approccio rimane conservativo, siamo sottopesati in termini di duration ma con interesse ad incrementarla non appena i rendimenti saranno più attraenti, per sfruttare il carry e l’eventuale contributo di protezione nel medio periodo”, afferma Giulio Casuccio, head of fixed income di Fondaco SGR. Inoltre, nel breve/medio termine, la società continua a preferire la componente periferica rispetto a quella core. “Rimaniamo molto cauti sulla parte core, soprattutto sul Bund: benchè il circolante effettivo sia limitato, potrà risentire soprattutto nella seconda parte dell’anno del tapering della BCE. In una logica di medio termine, secondo Ponti, il treasury al 3% o sopra il 3% è un’opportunità, mentre il Bund a 0,50% rappresenta un mispricing che tenderà a normalizzarsi: “velocità e intensità dipendono dalle dinamiche inflattive in Europa, ma anche dalle politiche della BCE e dai momenti di risk-on e risk-off sul mercato azionario”.

Secondo Mauro Valle, portfolio manager di Generali Investments, la crescita economica mondiale rappresenta un buon motivo per continuare a mantenere posizioni nel mondo del credito, anche se bisognerà porre maggior attenzione alle parti lunghe della curva. Inoltre, alcuni fattori come la politica al rialzo dei tassi della FED e l’inversione di politica monetaria da parte della BCE non favoriranno l’obbligazionario. “Tuttavia i rischi inflattivi restano molto bassi, soprattutto in Europa, e questo giustificherà un’attitudine piuttosto soft da parte delle Banche centrali, al fine di non vanificare il lavoro svolto sinora. Alla luce di questo, si dovrebbe essere più difensivi in termini di duration per ridurre il rischio futuro di rialzo dei tassi, anche se i livelli di arrivo che si possono ipotizzare per fine anno non dovrebbero essere molto più alti dei picchi già visti in questi primi mesi”, afferma il gestore. Per quanto riguarda le politiche delle Banche centrali, aggiunge Casuccio, nell’area euro saranno determinanti tempi e modi del tapering della BCE: “nonostante quanto accaduto sino ad oggi, continuiamo a prevedere tassi più alti, soprattutto sulle scadenze medio lunghe dei Paesi core”, conclude.

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