Gestione attiva meglio nell'azionario che nel reddito fisso durante il Covid-19


Gestione attiva sotto la lente di ingrandimento in uno dei semestri più sfidanti di sempre. Pubblicato da Lyxor ETF il report 'Active-Passive Navigator', a cura del dipartimento ETF Research, che punta a far luce sui primi sei mesi dell’anno, un periodo estremamente complesso per lo shock senza precedenti del COVID-19. Il documento fornisce un'analisi della performance dei fondi attivi domiciliati in Europa rispetto ai loro indici di riferimento, nonché dei trend principali dei mercati globali con alcune considerazioni di interesse per i mesi a venire.

“Per quanto riguarda l’equity in un solo semestre abbiamo visto alternarsi ben tre cicli di mercato, un fenomeno straordinario”, esordisce Vincent Denoiseux, head of ETF Research and Solutions di Lyxor Asset Management. “Nei primi due mesi il diminuire delle incertezze politiche e le prospettive di una ripresa a metà ciclo hanno sostenuto l'andamento positivo. Poi l’avvento del coronavirus ha cambiato le carte in tavola provocando tra marzo e aprile la caduta dei mercati e alta volatilità. Infine da aprile a giugno siamo entrati in una fase di rally guidato dalle iniezioni di liquidità delle banche centrali”.

In questo scenario uno dei principali risultati messi in evidenza dallo studio è che in media, il 53% dei gestori di fondi azionari attivi ha sovraperformato il proprio indice benchmark. In particolare hanno brillato i gestori dei fondi attivi azionari Small Cap, che hanno registrato il tasso di sovraperformance più alto nella maggior parte delle regioni (in media, il 70% è riuscito a sovraperformare l’indice di riferimento). “Le azioni Small Cap hanno subito forti vendite durante il crollo del mercato e i gestori sono stati in grado di trarre vantaggio dalle forti rotazioni di settore (da azioni cicliche e Value ad azioni difensive, Growth e Quality)”, spiega Denoiseux. Per quanto riguarda, invece, le Large Cap le performance sono state più disomogeneo: “i fondi azionari statunitensi si sono trovati in difficoltà, mentre i gestori europei e giapponesi hanno affrontato la crescente dispersione che rifletteva anche le differenti risposte sanitarie ed economiche alla pandemia nei vari Paesi”, aggiunge l’esperto.

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Fonte: Lyxor AM

Questo sul versante dell’equity. Ma nel primo semestre i gestori attivi del reddito fisso hanno vissuto un’esperienza diversa, nel segno della difficoltà: solo il 33% ha sovraperformato il proprio indice benchmark. Per l’obbligazionario è stata la tempesta perfetta. La maggior parte dei gestori non è riuscita a tenere il passo con i massicci stimoli fiscali e monetari intrapresi in tutto il mondo, che hanno ancorato i rendimenti ai loro minimi e fatto salire i prezzi delle obbligazioni”, spiega Jean-Baptiste Berthon, Senior Cross-Asset strategist di Lyxor AM. Secondo il report i fondi sovrani e flessibili hanno sofferto di più, in particolare quelli americani: solo il 21% dei fondi sovrani americani ha superato il proprio indice di riferimento. Migliori i risultati per i gestori High Yield, in particolare i gestori Euro High Yield, con una sovraperformance del 51%, grazie in particolare al loro posizionamento difensivo su questa asset class. “Malgrado una flessione di mercato particolarmente marcata su questo segmento, con un deterioramento della liquidità e una volatilità che ha raggiunto i livelli più alti dalla crisi finanziaria del 2008, il posizionamento difensivo dei gestori attivi e la loro strategia di de-risking del portafoglio appena prima del sell-off di mercato hanno permesso loro di ammortizzare lo shock storico di mercato”, commenta Berthon. Infine anche i gestori sul debito dei mercati emergenti in valuta forte hanno attenuato la loro sottoperformance, grazie alla crescente dispersione dei prezzi degli asset, in linea con i diversi gradi di vulnerabilità di questi Paesi e le diverse risposte alla pandemia.

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Fonte: Lyxor AM

Il team di Lyxor ETF Research ha valutato anche le performance dei gestori attivi su periodi più lunghi, sulla base di un universo di fondi costante. Su un periodo di cinque anni, sia i gestori azionari che quelli a reddito fisso hanno faticato a superare il loro benchmark in modo costante (rispettivamente il 36% e il 19%). “Ciò sottolinea l'importanza di un'asset allocation dinamica del portafoglio e di un forte processo di selezione dei fondi”, sottolineano i due esperti che ha partire dai risultati dell’analisi forniscono la loro visione di come strategie attive e passiva possano affiancarsi a beneficio degli investitori.

Implicazioni per i portafogli degli investitori

"Di fatto, un numero considerevole di gestori azionari è stato in grado di navigare con successo in uno dei contesti di mercato più volatili della storia. Tuttavia, il quadro per il reddito fisso è stato molto meno convincente. Sul lungo termine, la generazione continua di alfa rimane un esercizio difficile per la maggior parte dei gestori, motivo per cui l’identificazione dei fondi attivi in grado di sovraperformare a lungo termine necessita un quadro di asset allocation robusto. Gli strumenti di investimento passivo come gli ETF possono costituire degli utili punti di riferimento quando l'alfa è più difficile da trovare", afferma Denoiseux.

"Dopo un primo semestre memorabile, gli investitori si trovano ancora di fronte ad un ambiente atipico, caratterizzato da un'elevata dispersione dei prezzi degli asset, da valutazioni distorte dovute alle misure di rilancio, da una ridotta prevedibilità fiscale e politica e dalle difficoltà di copertura del portafoglio quando i rendimenti sono ai livelli più bassi. Nel frattempo, il ciclo economico avrà probabilmente bisogno di nuovi catalizzatori, alcuni dei quali si stanno già materializzando. In questo contesto particolare, la ricerca di diversificazione e di fonti di performance alternative sarà fondamentale. Un'agile combinazione di strategie attive e passive potrebbe costituire la migliore soluzione per beneficiare sia della crescente differenziazione degli asset, sia delle promesse di temi secolari come l'energia pulita, i millennials e il Future of Work", conclude Berthon. 

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