Generali Investments Sicav (GIS) Central & Eastern European Bond, una gestione del rischio di credito idiosincratico


Il comparto Generali Investments Sicav (GIS) Central & Eastern European Bond, che vanta Rating Blockbuster (B) FundsPeople, è un fondo focalizzato a livello regionale, con esposizione sia alla valuta locale che ai titoli di stato locali denominati in EUR ed un’accurata gestione del rischio di credito idiosincratico delle società domiciliate nella regione dell'Europa centrale e orientale (CEE).

“L'attenzione è sicuramente rivolta alle obbligazioni in valuta locale di Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria e Romania (CEE4), quindi sui Paesi con rating investment grade. L'esposizione alle obbligazioni in valuta locale non è FX hedged. La volatilità del comparto è quindi guidata anche dai movimenti valutari”, spiega Mauro Valle, gestore del comparto di Generali Investments Partners S.p.A. Società di gestione del risparmio. “L'idea di base è quella di trarre vantaggio dalla convergenza a lungo termine delle economie dei paesi CEE con il PIL e i livelli di prezzo prevalenti nell'Unione Monetaria europea: trasferimento di tecnologie, livello di istruzione e competenze, assorbimento dei fondi UE, vantaggio in termini di costi e vicinanza geografica al’UE supportano ulteriore crescita, inflazione e tassi d'interesse reali”.

Il processo di convergenza è stato temporaneamente interrotto dalla crisi del 2008/2009, ma è stato riavviato con il superamento della crisi. “Altri vantaggi per gli investitori includono una volatilità relativamente bassa rispetto alla mera esposizione dei mercati emergenti, high carry rispetto alle obbligazioni sovrane in EUR e alla diversificazione per lo status non-euro”. La regione CEE non è assolutamente omogenea, il che migliora la diversificazione del portafoglio. “I titoli di Stato ungheresi e rumeni sono più correlati agli attivi rischiosi, mentre i titoli di Stato polacchi e cechi sono più difensivi. In alcuni paesi, beneficiamo di un più alto livello dei tassi di interesse e di un livello stabile di valuta: per esempio in Polonia, un'economia relativamente grande e meno aperta, meno sensibile ai movimenti valutari e i cui responsabili politici si concentrano quasi esclusivamente sull'inflazione”, spiega il gestore.

“Altrove possiamo vedere una combinazione di valuta in apprezzamento accompagnata da rendimenti solo moderatamente più elevati, come la Repubblica Ceca. Gli obiettivi di inflazione delle banche centrali della CEE limitano lo spazio di convergenza nominale attraverso un'inflazione significativamente più elevata, lasciando un certo spazio per l'apprezzamento della valuta. I responsabili politici in Ungheria e Romania preferiscono una crescita e un'inflazione più elevate. La Banca centrale ceca con un obiettivo di inflazione del 2% preferisce un'inflazione più bassa accompagnata dall'apprezzamento della valuta”.

Mauro Valle ritiene che le quattro valute CEE rimangono ancora sottovalutate e si sono deprezzate in termini reali nell'ultimo decennio, con l'esenzione della Corona ceca. Pertanto, la competitività internazionale è stata preservata e dovrebbe sostenere le esportazioni, mentre i saldi delle bilance correnti, che sono comunque solidi, rendono i quattro paesi CEE attraenti per gli investitori a lungo termine, grazie ai forti legami commerciali e alla profonda integrazione finanziaria con l’Area Euro. “Data la situazione economica e fiscale dei paesi considerati, il cui ciclo economico è sempre più allineato a quello dell’Area Euro, ci si può attendere una sempre maggior correlazione tra le e variabili economiche e finanziarie, compresi i tassi di interesse. Il legame con l'Area Euro è più elevato nella Repubblica Ceca e in Ungheria a causa dell'elevata apertura e dell’intenso commercio. Polonia e Romania sono meno sensibili al ciclo economico dell'Area Euro a causa dell'indebolimento dei legami commerciali e delle diverse strutture dell'economia”.

Posizionamento nel 2019

Nel 2019 la performance macroeconomica è stata abbastanza robusta nella regione. Tutte e quattro le maggiori economie sono cresciute al di sopra del loro potenziale e stanno mostrando alcuni segni di surriscaldamento. La robusta domanda interna è stata sostenuta da mercati del lavoro in espansione e da una rapida crescita dei salari. La Banca centrale ceca ha registrato aumenti dei tassi, mentre le altre Banche centrali hanno mantenuto i tassi di interesse stabili ai minimi storici o in loro prossimità.

“In termini di strategia, ci siamo concentrati quasi esclusivamente sulle obbligazioni in valuta locale, poiché gli spread creditizi dei titoli di Stato denominati in EUR CEE sono quasi scomparsi. ll momentum dell'economia globale è stato, tuttavia, meno favorevole per il calo dell'attività manifatturiera influenzata dalle guerre commerciali, dalla Brexit e dalle incertezze geopolitiche. Le mosse delle principali Banche centrali hanno sostenuto tutti i segmenti del mercato finanziario, comprese le obbligazioni e le valute regionali”, conclude il gestore.

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