Generali, approccio selettivo al rischio


Dopo anni caratterizzati da politiche monetarie espansive, nel 2018 l’attenzione sarà rivolta all’effetto della progressiva riduzione degli stimoli delle Banche centrali sui mercati globali. Secondo Vincent Chaigneau, head of research di Generali Investments, non è così scontata l’uscita dalle politiche monetarie accomodanti. “Nel 2018 l’inflazione dovrebbe aumentare anche se in modo moderato, ma sufficiente perché le Banche centrali cambino atteggiamento. Questo creerà una moderata pressione sui tassi reali a lungo termine, al momento incredibilmente bassi".

Quali sono le previsioni di Generali Investments per il 2018?

In termini generali, la casa italiana mantiene un orientamento positivo al rischio, almeno per il primo trimestre del 2018. In termini generali, la società adotta un approccio selettivo al rischio e un atteggiamento cauto sugli asset esposti maggiormente a quattro fonti di rischio:

  • valutazioni elevate, che sono state supportate dalla fase rialzista che ha caratterizzato l’azionario nel 2017 e dalla crescita degli utili societari
  • cambio di valutazione della politica monetaria, non solo negli Stati Uniti, e un contemporaneo aumento dei rendimenti reali a lungo termine
  • rallentamento dell’economia cinese
  • eventi creditizi idiosincratici, che tendono a determinare le correzioni nel mercato del credito. Alcuni settori come il tecnologico statunitense, dove abbiamo assistito ad un aumento dell’indebitamento, sarà particolarmente esposto al rialzo dei rendimenti reali.

Un rischio sistemico contenuto, un ciclo di crescita sincronizzato a livello globale e lo stimolo delle Banche centrali hanno di fatto supportato i mercati azionari globali nel 2017. Le prospettive per l’asset class per il 2018 sono comunque positive, anche se l'asset manager italiano si attende performance più deboli rispetto al 2017 a causa delle più elevate valutazioni e della riduzione dello stimolo monetario.

Nel breve termine la società adotterà un approccio meno rialzista sull'azionario, principalmente per le valutazioni elevate e per l’autocompiacimento degli investitori, preferendo un’asset allocation bilanciata tra azionario europeo e statunitense e un’inclinazione verso i settori più difensivi. “Preferiamo i real asset, l’azionario europeo e quello giapponese. Sovraponderiamo i settori sottovalutati e con una revisione degli utili più sicura, come il settore petrolifero, del commercio al dettaglio e delle telecomunicazioni, anche se in misura minore. Sottopesiamo il settore healthcare, IT hardware e dei servizi commerciali e professionali, mentre siamo neutrali sui bancari e sul settore dei beni strumentali”, dice Chaigneau.

Dando uno sguardo alla componente obbligazionaria, i segmenti più rischiosi del mercato del credito, come l’high yield, saranno maggiormente esposti alle fonti di rischio sopramenzionate. “Prevediamo un allargamento dello spread degli high yield nei prossimi anni, anche se relativamente contenuto, con l’high yield che dovrebbe sovraperformare il credito investment grade e i titoli di Stato. Inoltre, le obbligazioni inflation-linked dovrebbero sovraperformare le obbligazioni classiche”, afferma Chaigneau. L’esperto aggiunge che, “la riduzione del programma di acquisto di corporate bond della BCE farà da freno ai corporate bond non finanziari, mentre i senior financials dovrebbero trainare i non financials nella prima parte del 2018. Raccomandiamo un atteggiamento prudente, con un leggero sovrappeso sui senior bond rispetto ai subordinati. Riteniamo opportuno ridurre la duration dell’esposizione all’obbligazionario privato, posizionandoci sui governativi a lungo termine nell’area euro”.

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